News per Miccia corta

10 - 09 - 2009

``Le Nuove Br potevano rovesciare il governo``

(la Repubblica, giovedí 10 settembre 2009)

 

    

DAVIDE CARLUCCI 

 

 

MILANO - I giudici di Milano attribuiscono alle nuove Brigate rosse una potenzialitá  eversiva enorme. «Avrebbero potuto comporre una formazione politica volta al rovesciamento, anche in forma armata, del governo del Paese», scrivono i togati della prima corte d'Assise di Milano nelle motivazioni della sentenza che il 13 giugno ha condannato quattordici componenti del cosiddetto "partito comunista politico-militare" a pene fino a quindici anni.

I neo-brigatisti, arrestati dalla Digos il 12 febbraio del 2007 mentre progettavano attentati - tra gli obiettivi il giuslavorista Pietro Ichino, oggi senatore del Pd - secondo i giudici non si limitavano a coltivare «fini eversivi». «Le azioni armate che il gruppo si proponeva - è scritto ancora nelle motivazioni - erano destinate a incidere, per la loro valenza simbolica, sul dibattito politico in corso in svariati ambiti, sia di carattere particolare, quali la politica del lavoro, sia in ambiti piú generali, quali il sistema economico piú complessivo». Ma la sentenza, firmata dal presidente Luigi Domenico Cerqua e dall'estensore Enrico Scarlini, nel determinare le pene prende atto anche del comportamento degli imputati durante le indagini e poi nel processo. Nessuno di loro, scrivono, «ha mostrato alcuna resipiscenza». Anzi. Uno dei dirigenti del gruppo, Davide Bortolato, organizzatore di azioni come la prova delle armi allo Scolo Tron, nel Delta del Po, o l'assalto fallito al bancomat di Albignasego, «è assolutamente convinto di essere nel giusto. Di avere diritto, come avanguardia della classe operaia, di usare le armi». Anche per questo è condannato a quindici anni di carcere. La stessa pena inflitta a Claudio Latino, capo della cellula milanese dell'organizzazione, che «ha mostrato incrollabile certezza nell'idea che la politica, oggi in Italia, necessiti dell'uso delle armi. Ed ha agito di conseguenza». I terroristi, insomma, si sentivano dalla parte della ragione. A cominciare da Alfredo Davanzo, l'ideologo, tornato in Italia dalla sua latitanza in Francia: di lui si sottolinea la «pervicace convinzione» di «dover combattere la lotta politica non solo con le armi della persuasione ma anche con le armi da fuoco».

Le attenuanti sono concesse, invece, «in considerazione della giovane etá » e perché incensurata, ad Amarilli Caprio, la graziosa studentessa padovana che scriveva poesie, accusata di essersi messa a disposizione del gruppo per fare proselitismo con il fidanzato - anche lui condannato - tra gli studenti della Statale di Milano. Il suo ruolo, «centrato sul versante ideologico piuttosto che su azioni di tipo militari», le è valso comunque una condanna a tre anni e mezzo di carcere. Nel quantificare il risarcimento danni a Ichino - centomila euro, «una misura nient'affatto simbolica» - i giudici tornano sulle intercettazioni che provano la volontá  di colpire il professore. Ad esempio, la conversazione tra Latino e Bruno Ghirardi nella quale il primo dice: «Eh, quello lo devi far fuori, non è che gli puoi far... nient'altro che farlo fuori». ሠsolo uno dei tanti momenti in cui «alcuni degli imputati hanno parlato di un'azione da consumare ai danni del professore», la cui vita personale è stata «gravemente limitata». Di qui l'allarme degli investigatori, che hanno rafforzato la scorta. Anche perché, ricordano i giudici, «Ichino era ed è un giuslavorista, come le due ultime vittime dei gruppi della sinistra rivoluzionaria ed armata: i professori Massimo D'Antona e Marco Biagi». 

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