News per Miccia corta

08 - 09 - 2009

Offensiva diplomatica contro Cesare Battisti. Un inviato di Alfano a Brasilia

(Corriere della Sera, 8 settembre 2009)

 

GIOVANNI BIANCONI


ROMA "” Le carte del diritto l'Italia le ha giocate tutte, ma per provare a vincere la partita ha messo in campo la diplomazia segreta. Quella dei contatti informali e riservati, per cercare di convincere le autoritá  brasiliane che dietro il «caso Battisti» non ci sono solo questioni tecnico-giuridiche, bensí anche di natura politica. Alle quali il governo di Roma "” che da oltre cinque anni insegue all'estero l'ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo condannato all'ergastolo per quattro omicidi commessi tra il 1978 e il 1979, con l'obiettivo di fargli scontare la pena in una patria galera "” tiene moltissimo.

Cesare Battisti, ex militante dei Proletari armati per il comunismo condannato all'ergastolo per quattro omicidi ha chiesto al Brasile lo status di rifugiato politico
Cesare Battisti, ex militante dei Proletari armati per il comunismo condannato all'ergastolo per quattro omicidi ha chiesto al Brasile lo status di rifugiato politico
Non è un caso che ieri uno dei piú stretti collaboratori del ministro della Giustizia, il capo del Dipartimento affari di giustizia Italo Ormanni, sia partito per Brasilia. Seguirá  da vicino l'udienza fissata per domani alle 9,30 davanti al Tribunale supremo federale brasiliano, che dovrá  pronunciarsi sullo status di «rifugiato politico» concesso a Cesare Battisti e sull'eventuale prosecuzione (o definitiva interruzione) della causa di estradizione. Né è casuale che questa vicenda sia una di quelle che finora ha tenuto maggiormente occupato il neoambasciatore italiano a Brasilia Gherardo La Francesca, insediatosi ad agosto. A metá  del mese scorso il diplomatico ne ha parlato direttamente col presidente brasiliano Lula, incontrato per la presentazione delle proprie credenziali, ricordandogli che l'esito del «caso Battisti» preoccupa personalmente il capo dello Stato Giorgio Napolitano. La conferma dello status di rifugiato politico concesso all'inizio di quest'anno all'ex militante dei Pac dal ministro della Giustizia locale Tarso Genro, ha spiegato l'ambasciatore, rappresenterebbe un precedente molto fastidioso per l'Italia; sarebbe come gettare un'ombra su un Paese, ha spiegato La Francesca, nel quale il rispetto della democrazia, dei diritti e delle garanzie non è mai venuto meno, nemmeno nel contrasto al sanguinoso fenomeno della lotta armata negli anni Settanta.

Piú di recente lo stesso discorso è stato ripetuto dall'ambasciatore ad esponenti dell'entourage del presidente Lula, ma le risposte ottenute non sono del tutto tranquillizzanti per l'Italia. Perché contengono la conferma che per il Brasile la vicenda di Battisti s'è trasformata in un caso molto spinoso (evidentemente anche per pressioni di segno opposto arrivate da qualche altra parte), e perché gli argomenti dei collaboratori di Lula si sono risolti nell'auspicio che la decisione dei giudici supremi, qualunque essa sia, non incida sulle relazioni fra i due Paesi. Piú che sulla diplomazia sommersa, quindi, il governo deve fare affidamento sulle argomentazioni giuridiche che il legale scelto dall'Italia sosterrá  domani nell'udienza davanti al tribunale federale. Spalleggiato dal capodipartimento del ministero della Giustizia Italo Ormanni, ex procuratore aggiunto di Roma che da pubblico ministero s'è occupato anche di processi di terrorismo. Nell'ultima memoria presentata al giudice Cesar Peluso, relatore della causa, l'avvocato Nabor A. Bulhoes sostiene che la decisione del ministro Genro è «illegale e abusiva»; affermazione motivata con oltre venti pagine di ragioni proprie del diritto costituzionale e amministrativo brasiliano, sottoscritte in nome e per conto della Repubblica italiana. Secondo l'avvocato, il titolo di rifugiato attribuito a Battisti (rimasto in carcere in attesa del verdetto del tribunale) «è stato concesso con la precipua intenzione di pregiudicare il processo di estradizione... Benché riguardasse presupposti estranei alla richiesta di estradizione, la costante preoccupazione del ministro della Giustizia era quella di intaccare l'estradizione stessa».

 

In sostanza l'Italia lamenta un'ingerenza del potere politico su quello giudiziario: con l'attribuzione dello status di rifugiato il governo avrebbe tentato di indirizzare la scelta del tribunale federale. Ma per l'avvocato i giudici possono ugualmente riconsegnare all'Italia il «rifugiato» Battisti, poiché «nel processo di estradizione il fulcro del problema è quello di chiarire se gli omicidi aggravati per i quali l'estradando è stato condannato costituiscono o no delitti di natura politica». L'Italia nega questa circostanza, ricordando che pure i giudici francesi (i quali avevano deciso di estradare Battisti, prima che fuggisse) e quelli della Corte europea di Strasburgo hanno riconosciuto che gli omicidi costati a Battisti una pena mai scontata non sono classificabili come reati politici.

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