News per Miccia corta

08 - 02 - 2006

Il Che, 35 anni dopo, tra foto della morte e inediti

(da ``Il manifesto``, 8 febbraio 2006)


Aspettando gli inediti del Che

Arriva una sequenza di foto: gli ultimi istanti di vita del Che prima dell`uccisione da parte dei militari boliviani e della Cia. Forse erano giá  uscite. Ma il Che non tramonta

ANTONIO MOSCATO

Quanti «nediti» di e su Guevara vengono fuori quest`anno, a trentanove anni dalla morte! Poche settimane fa sono apparsi, a cura di Vincenzo Vasile e dell`argentino Mario J. Cereghino, i documenti della Cia sul Che provenienti dagli Archivi (finora inaccessibili) dell`Agenzia e del National Security Council (NSC) che sono stati desecretati recentemente e sono conservati ora negli Archivi Nazionali degli Stati Uniti. Li ha pubblicati in volumetto l`Unitá , e sono apparsi di notevole interesse piú che per quello che dicevano, per le sviste e le lacune clamorose dell`intelligence americana soprattutto nel periodo dopo la partenza del Che Guevara da Cuba per il Congo nel 1965, quando lo cercavano dappertutto senza trovarlo, e perfino il direttore della Cia, Helms, si era convinto che fosse stato ucciso da Raáºl Castro e sepolto a Cuba! Utile per ricordarsi che la Cia è potente, ma non onnipotente...
Poi, e ha un segno ben diverso, c`è un`altra notizia sensazionale, a mio parere assai piú importante: è uscito a Cuba un primo libro dei famosi inediti di Guevara su cui tanto si è discusso quest`estate, anche sul Manifesto. Viene presentato in questi giorni alla Fiera del libro dell`Avana, e non abbiamo ancora il sommario completo, né soprattutto la possibilitá  di verificare quanti degli scritti piú importanti sono stati pubblicati e come. Era stato annunciato da anni (doveva uscire nel 1997, poi nel 2003, nel trentesimo e trentacinquesimo anniversario della morte) ma era stato sempre rinviato. Alla fine, senza aspettare la scadenza rituale dei 40 anni, è uscito e, credo, si deve soprattutto a due straordinari compagni cubani, Orlando Borrego, e Carlos Tablada. Il primo è stato il principale collaboratore del Che, messo in disparte poco dopo la sua partenza, e rimasto fedele alla rivoluzione; il secondo è stato l`autore di un libro fondamentale su Il pensiero economico del Che, premiato ed elogiato da Fidel nel lontano 1987, ma subito sottoposto a tagli e censure dalla stessa casa editrice (Casa de las America). Ora è arrivato alla trentunesima edizione. Due ne ha avute anche in Italia da Massari e poi dal Papiro, che inseriva amplissime citazioni del Che non pubblicate a Cuba. Anche Borrego ha scritto un bellissimo libro Che, el camino del fuego con larghissimi stralci dal principale degli inediti. Ma non ha ancora trovato un editore in Italia. Un po` di merito forse va anche a chi per anni in Italia ha sollevato tenacemente la questione degli inediti.

Vedremo cosa c`è in questo libro. Ma la sua pubblicazione a Cuba è giá  una importante e straordinaria notizia. Finalmente, tutti potranno leggere la piú organica critica del Che al «Manuale di economia politica» sovietico, quarant`anni dopo che era stata scritta e preparata per la pubblicazione.

Ma qualcuno si domanderá  che c`entra questo con l`apparizione di sei foto del Che Guevara scattate a La Higuera subito prima e subito dopo l`esecuzione? Prima di tutto, va chiarito che giá  a prima vista non appaiono veramente «sensazionali» - ma la sensazione di vedere il Che poco prima di morire, quella invece resta e forte - e aggiungono poco a quanto si sapeva ed era stato documentato minuziosamente prima di tutto da due scrupolosi biografi cubani del Che, Adys Cupull e Froilá¡n Gonzá¡lez, che avevano raccolto molti documenti in un volume intitolato La Cia contra el Che, pubblicato giá  diversi anni fa a Cuba e in un`edizione del Diario di Bolivia illustrato arricchita di foto, documenti e note utilissime, che in Italia è stata pubblicata da Roberto Massari. Altre foto, con una minuziosa ricostruzione filologica della loro provenienza, erano state pubblicate nei «Quaderni della Fondazione Ernesto Che Guevara». Ad esempio l`intero numero 2 (di 368 pagine) era dedicato alla Bolivia, con una documentazione utilissima soprattutto sul ruolo del Partito comunista boliviano. E c`era giá  una delle foto scattate al Che prigioniero dal maggiore Niño de Guzmá¡n. Ma, in realtá , poi si scopre che le foto «inedite» non lo sono affatto. Federico Arana Serrudo le aveva pubblicate in un suo libro dal titolo ``Che Guevara y otras intrigas``, edit. Planeta, Mexico, 2002. Come si poteva saperlo in Italia? Semplice: in due sezioni del n. 5 dei «Quaderni della Fondazione Che Guevara» uscito nel febbraio 2004 c`erano articoli dedicati a questo libro, e ne riportavano alcune parti e diverse fotografie (a cura di Roberto Porfiri, p. 183) mentre alle p. 342 , 344 il boliviano Carlos Soria Galvarro lo recensiva sottolineando l`importanza delle foto.

C`è quasi da disperarsi: si chiamano inediti quello che non lo sono, e c`è chi non crede che invece ce ne siano davvero! E, soprattutto, quanti giornalisti si sono degnati di prendere in esame questi preziosi strumenti di studio prima di lanciare lo scoop?

Non ci interessa molto la ricostruzione del presunto «giallo», cioè degli itinerari che hanno portato queste foto a ricomparire in Colombia e poi in Argentina. Probabilmente all`epoca dietro la loro sparizione c`era il conflitto tra ufficiali boliviani e l`agente della Cia Félix Rodrá­guex, alias Felix Ramos, che si erano sabotati a vicenda gli apparecchi fotografici, o ne avevano confiscato i rollini, per impedire ai concorrenti di arrivare per primi a vendere quelle immagini, o per assicurarne l`esclusiva alla Cia.

In realtá  l`essenziale era noto, e l`orrore di un`esecuzione a freddo e della cancellazione di ogni traccia del cadavere (dopo averne asportato le mani, per ulteriori accertamenti...) giá  documentatissimo anche fotograficamente. Ma evidentemente l`avvicinarsi del quarantesimo della morte di Guevara e l`aumento dell`attenzione nei confronti della sua figura anche in quell`America Latina che lo aveva dovuto dimenticare sotto il tallone di ferro delle dittature militari hanno portato chi aveva qualche «reliquia» a offrirla al migliore offerente. Resta il fatto che il Che, la sua opera e il suo lavoro appaiono sempre piú attuali. Intanto speriamo che tra i cimeli scomparsi e conservati in qualche cassaforte ci sia qualcuno di quei quaderni di appunti di lettura del Che (una quarantina, secondo la testimonianza di Inti Peredo, uno dei sopravvissuti all`ultima battaglia) di cui ci sarebbe grande bisogno per conoscere l`ultima fase della sua riflessione politica e teorica. Uno dei quaderni sequestrati dalla Cia al Che, dopo la sua cattura alla Quebrada del Yuro, fu offerto pochi anni fa da un ufficiale boliviano a Carlo Feltrinelli, che lo pubblicó col titolo: Ernesto Che Guevara, Prima di morire. Appunti e note di lettura, Feltrinelli, Milano, 1998. Una preziosa testimonianza sulle ultime letture di Guevara in Bolivia, che confermava tra l`altro come il Che negli ultimi due anni della sua vita avesse cominciato, fra l`altro, a leggere Trotskij per capire quello che stava accadendo in Urss. Va detto che ancora una volta fu ignorata dalla grande stampa italiana, ma anche dagli adoratori dell`icona del Che ma poco interessati a conoscere l`evoluzione del suo pensiero.

Tra questi quaderni scomparsi ce ne doveva essere uno con le severe note critiche del Che sul famoso opuscolo di Régis Debray Révolution dans la révolution. Forse questo non riapparirá  mai, perché era troppo pericoloso per la Cia che altri rivoluzionari del continente potessero conoscere le osservazioni di Guevara su quel testo, che tracciava un`arbitraria e schematica generalizzazione dell`esperienza cubana. Riusciremo mai a leggerlo?

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SINISTRA

L`«incubo» del Che

Gianni Miná 

E` proprio un incubo per il pensiero unico, come scriveva Manuel Vazquez Montalban, questo benedetto Ernesto Che Guevara che continuamente, con il suo bagaglio di ideali e valori viene dato per estinto e invece periodicamente resuscita, per mettere in crisi gli immorali, i paladini del mercato e dell`ipocrisia e anche tutti i pentiti della sinistra e le anime candide («ma in fondo era un guerrigliero...») che lo vivono come un fastidio ogni volta che cercano di parlare di giustizia sociale o di sviluppo.
Un concetto che, come sottolineava Pasolini, non sempre corrisponde a progresso. Il messaggio di Ernesto Guevara non fa a tempo a incarnarsi nella resistenza e nelle vittorie, per esempio, degli indigeni boliviani che nuove foto, recuperate dalle viscere della storia, ribadiscono quanto feroce sia stata la sua esecuzione e gli attimi successivi ad essa, dopo che, in nome della democrazia, si era deciso di levarlo dal mondo. Una scelta che, ancora una volta, mette in discussione il primato e l`etica di una civiltá , quella occidentale, che si reputa superiore a qualunque altra, ma poi non arretra di fronte ad un assassinio.

Perché la decisione di assassinare il Che ferito, catturato il giorno prima a la Quebrada del Juro (e questo nuovo corredo di immagini lo conferma) fu presa da Felix Rodriguez, allora capo stazione della Cia in Bolivia che, evidentemente, ebbe quest`ordine dal suo governo, quello di Washington, quello allora presieduto dal democratico Lyndon Baines Johnson.

I militari boliviani si adeguarono, sapendo di non essere in grado di gestire un processo al Che per la pressione mondiale che ci sarebbe stata. Cosí fornirono soltanto il «materiale umano» per quella incombenza. E poi sotterrarono il corpo di Guevara e dei compagni caduti il giorno prima sotto il manto di una autostrada, per paura che una qualunque tomba di quel rivoluzionario etico diventasse un luogo di culto. Eppure, fu proprio il capitano dei rangers, autori della cattura, Gary Prado, a scrivere qualche anno dopo il libro piú ricco di ammirazione e rispetto che il «guerrigliero eroico», come lo chiamano in America Latina, si potesse aspettare. Gary Prado che, secondo alcuni, ha avuto anche a che fare con la restituzione a Cuba della mano mozzata al Che dopo l`esecuzione per avere la prova da mostrare che fosse proprio lui, si era fatto fotografare anche a fianco di Guevara, cosí come Felix Rodriguez che per il suo lavoro sporco utilizzava molti soprannomi e in quell`occasione agiva sotto la falsa identitá  di Felix Ramos, capitano dell`esercito boliviano.

Sull`elicottero che trasportó il guerrigliero ferito dal luogo della sua cattura alla piccola scuola de la Higueras, dove passó la sua ultima notte di vita, salirono, oltre al pilota Niño de Guzman, il colonnello Centeno Anaya, capo delle operazioni antiguerriglia nella zona dei rangers boliviani e, a conferma del suo ruolo e del suo potere decisionale, proprio Felix Rodriguez che lasció a terra il colonnello Saucedo Parada, responsabile del servizio di intelligence boliviano dell`ottava divisione che stese poi la relazione sulle ultime ore e la morte del Che.

Saucedo Parada aveva fornito di una macchina fotografica il pilota dell`elicottero che doveva fare degli scatti al Che ancora vivo. Proprio Felix Rodriguez, peró, mise fuori uso la camera aprendo al massimo l`obiettivo e sovresponendo le immagini. Gli unici documenti su quella vicenda dovevano essere, evidentemente, in mano alla Cia, de Guzman aveva peró con sé una macchinetta personale. Le foto che ribadiscono la ferocia dell`assassinio del Che arrivarono cosí a Federico Arana, capo della G2, il servizio segreto militare boliviano. E ora, per merito dello scrittore argentino Pacho O`Donnell, sono state rese pubbliche dal Clarin e da tutti i media del mondo.

Nello sguardo del Che sporco, arruffato e pensoso non c`è né paura, né sorpresa. C`è fatalismo. In una intervista resa a Roberto Savio che per la Rai, solo cinque anni dopo, fece una memorabile ricostruzione sulla morte di Ernesto Guevara, alcuni colleghi del caporal maggiore Mario Terá¡n (al quale, dopo una conta, era toccato in sorte il ruolo di esecutore) affermano che quest`ultimo quasi non ebbe il coraggio di eseguire l`ordine. Entró nella stanza dove per terra stava il Che, ma non riuscí a sostenere il suo sguardo e uscí. Allora gli fecero bere dell`alcol e rientró. Sempre i compagni, in quel documentario, giurano che Terá¡n , a quel punto, gli sparó una raffica di mitra con le spalle voltate. Ma il colpo di grazia non lo dette lui. Sará  un colpo al cuore a finire il Che e i servizi segreti militari boliviani lo attribuirono al sedicente capitano Felix Ramos, alias Felix Rodriquez che, fino a poco tempo fa, viveva a Miami dove gestiva un salone di automobili e non concedeva interviste. Mario Terá¡n, invece, si suiciderá  due anni dopo l`assassinio del Che, gettandosi da una finestra a la Paz.

Nelle nuove foto questi giovani rangers dalla faccia quasi da adolescenti, non paiono - come ha scritto paco Ignacio Taibo II - «cacciatori trionfanti con la loro preda. Semmai sembrano giustizieri timidi e sorpresi che non vogliono guardare la macchina fotografica. Sembrano spaventati».

A Mario Terá¡n , come ha ricordato lo storico messicano in Senza perdere la tenerezza, memorabile biografia del Che, «avevano promesso un orologio e un viaggio a West Point per frequentare un corso da sottufficiali». E` inutile dire che le promesse non furono mantenute. Forse per il poco tempo a disposizione. Ma anche l`episodio legato a queste nuove foto conferma perché Ernesto Che Guevara continua a essere un incubo per il pensiero unico e per gli ipocriti.
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