News per Miccia corta

23 - 08 - 2009

Lockerbie, Tripoli provoca Londra ``Grazie alla Regina per l'accordo``

 

(la Repubblica, domenica 23 agosto 2009)

 

 

 

 

 

 

 

 

CRISTINA NADOTTI 

 

 

 

 

LONDRA - Gordon Brown tace, mentre il suo governo è al centro delle polemiche per il rilascio di al-Megrahi, l'unico condannato per l'attentato di Lockerbie. Il colonnello Gheddafi ha soffiato sul fuoco ringraziando «l'amico» Gordon Brown, il governo britannico, la regina Elisabetta e il principe Andrea per aver «contribuito a incoraggiare il governo scozzese a prendere questa storica e coraggiosa decisione». Gheddafi ha paragonato l'accoglienza ad al-Megrahi a quella che ricevettero le infermiere bulgare condannate a morte dalla Libia per aver diffuso il virus Hiv e poi consegnate al loro Paese. Anche i bulgari accolsero le infermiere con grande gioia, ha detto Gheddafi all'agenzia Jana, «se loro hanno sentimenti e li hanno mostrati, perché non avremmo dovuto farlo anche noi?».

 

Nonostante la decisa smentita di venerdí del Foreign Office su un presunto ruolo del governo di Londra, dopo le parole di Gheddafi il leader dei conservatori David Cameron ha inviato una lettera al premier, chiedendogli di spiegare il suo «curioso silenzio». Brown peró non apre bocca, e la cosa, secondo gli analisti, è in linea con l'affermazione che la decisione su al-Megrahi è stata presa solo ed esclusivamente dal governo scozzese. Il premier britannico, di conseguenza, non ha alcun diritto di dare spiegazioni. Ha invece diramato una nota Buckingham Palace, riaffermando l'«esclusiva pertinenza» di Edimburgo sulla questione.

 

Ma nessuno crede che le relazioni commerciali tra i due Paesi non abbiano un peso e l'Independent in prima pagina titola «Ora è il tempo di restituire il favore». All'interno le dichiarazioni delle associazioni degli industriali, per le quali la situazione che si è venuta a creare con la liberazione di al-Megrahi «ha potenziale molto ampio», soprattutto per i giganti del petrolio Bp e Shell, ma anche per catene di supermercati e negozi come Marks & Spencer e Monsoon Accesorize, che stavano solo aspettando il via per invadere le strade delle cittá  libiche.

 

Il ministro dell'Industria Peter Mandelson è sdegnato dalle affermazioni del figlio di Gheddafi, Islam, che ha detto, nell'accogliere al-Megrahi, come «in ogni incontro di carattere commerciale con la Gran Bretagna ho sempre posto il tuo problema». «L'idea che i governi britannico e libico si siano seduti a un tavolo per barattare la libertá  di un prigioniero con relazioni di affari non è soltanto sbagliata, è completamente falsa e offensiva», ha detto il ministro, ma da molti Islam Gheddafi è indicato come figura centrale delle trattative.

 

Non mancano gli strascichi sul processo, gli accenni alle piste libanese, siriana e iraniana e anche l'autorevole Financial Times ricorda che la veritá  dietro la strage non è stata del tutto appurata. Il Daily mail commenta peró che «è stato assai piú semplice facilitare il ritorno di al-Megrahi in Libia che non affrontare delle scomode veritá  sulla sua eventuale innocenza».

 

Il protagonista di tutta la vicenda, infatti, si è sempre proclamato innocente e lo ha ribadito al Times: «Si è trattato di un errore giudiziario, se vi fosse stata una giustizia sarei stato assolto o la sentenza sarebbe stata annullata, perché irregolare. Presenteró nuove prove e chiederó che siano esaminate». Al-Megrahi ha detto di comprendere la rabbia dei familiari delle vittime: «Mi odiano, è una reazione naturale, credono sia colpevole ma non lo sono. Un giorno la veritá  uscirá  fuori, esiste un detto arabo: la veritá  non muore mai». 

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