News per Miccia corta

21 - 08 - 2009

Placido: ``Ai ragazzi dico: contestare fa bene``

 

(la Repubblica, venerdí 21 agosto 2009)

 

 

L'attore e regista parla di "Il grande sogno", il suo film piú personale a cui lavora da 7 anni e che si vedrá  alla Mostra. ሠla storia autobiografica legata alle rivolte studentesche

Il racconto segue tre persone fino ai fatti di Valle Giulia quando poi ognuno deciderá  la sua strada

Tra i tanti temi che tratto, oltre a quello dell'emancipazione femminile c'è quello della libertá  sessuale

La societá  di oggi è peggio di quella di ieri: basta vedere i politici E senza il movimento Obama non ci sarebbe

 

MARIA PIA FUSCO

 

 

ROMA

«Vorrei che Il grande sogno lasciasse un sentimento positivo sul "˜68. In omaggio a quei ragazzi che dedicarono tutta la loro energia alla partecipazione politica», dice Michele Placido. Il grande sogno, uno dei quattro italiani in concorso alla Mostra di Venezia (sará  presentato il 9 settembre e l'11 uscirá  in sala) è il suo nono film da regista. «Il piú personale, ci penso da almeno sette anni. Stavamo scrivendo la sceneggiatura con Angelo Pasquini quando uscí la notizia di Bertolucci e di The dreamers e ci siamo fermati». Il piú personale anche perché Riccardo Scamarcio è un poliziotto. E Placido nel "˜67, ventunenne, faceva il poliziotto nella caserma Castro Pretorio di Roma.

Un budget di dieci milioni di euro, 14 settimane di riprese, Il grande sogno è un progetto importante e tormentato, che ha richiesto due anni di scrittura e parecchi mesi di montaggio, animati dalle discussioni anche vivaci tra il regista e Pietro Valsecchi, che lo ha prodotto con la Tao 2, diventata azionista di Medusa distributrice del film. Secondo Valsecchi «le discussioni servono al film e nel nostro rapporto, un'amicizia che dura da trent'anni, ci sono sempre state. Nel primo montaggio Michele entrava troppo in una parte ideologica, soprattutto relativa all'America, che strideva, si addentrava in un percorso che non è il suo. Il film è la storia di tre personaggi che grazie alla contestazione hanno cambiato il loro destino».

Il risultato delle discussioni è il taglio di 45 minuti di film, che potrebbero essere recuperati nella serie tv Il grande sogno, che sará  realizzata dopo l'uscita del film. Placido ora è convinto e contento dei tagli: «Mi dispiace solo di aver rinunciato alla presenza di tanti attori che erano nel cast e alla cornice della storia: era un signore - interpretato da me - che raccontava la vicenda vissuta, era una mia voglia di ricordare i tempi in cui nelle famiglie si raccontavano le storie. Ma cosí il film è piú compatto, piú concentrato sullo sviluppo dei tre personaggi, ciascuno con il suo sogno: Nicola (Scamarcio), il poliziotto che sogna di fare l'attore, Laura, Jasmine Trinca, la studentessa di famiglia borghese cattolica che sogna un mondo senza ingiustizia e Libero, Luca Argentero, lo studente operaio che viene da Torino e sogna la rivoluzione».

Sullo sfondo degli eventi internazionali, dall'uccisione di Che Guevara a quella di Martin Luther King e Bob Kennedy, i destini dei tre giovani si intrecciano quando Nicola viene incaricato dal suo colonnello (Silvio Orlando) di infiltrarsi all'Universitá , dove conosce Laura e con lei partecipa alla prima grande marcia per la pace, in cui insegne cattoliche e manifesti pacifisti si intrecciano con le bandiere rosse. «C'è un elemento biografico. Io, ragazzo del sud, a Roma conobbi una ragazza borghese e mi innamorai. E appartiene alla mia storia il personaggio dell'insegnante di recitazione alla quale devo moltissimo. Nel film è Laura Morante», dice Placido, per il quale il prossimo impegno sará  il film su Vallanzasca, seguito da Miserere dal libro di Grangé Jean-Christophe che girerá  in Francia.

Nel cast di Il grande sogno ci sono Massimo Popolizio e Alessandra Acciai, i genitori di Laura, sempre piú disorientati dal cambiamento della figlia. «Tra i temi, oltre all'emancipazione della donna, c'è la scoperta della libertá  sessuale - Laura e Nicola fanno l'amore nell'universitá  occupata - e lo sfaldamento della famiglia tradizionale. Il film segue l'intreccio tra i tre personaggi fino ai fatti di Valle Giulia, quando ciascuno deciderá  la sua strada». Quella di Nicola il poliziotto sará  segnata dall'ammissione all'Accademia d'Arte drammatica.

«Senza i fermenti di quegli anni io, che non avevo una vera formazione politica, non avrei avuto il coraggio di affrontare l'esame dell'Accademia, il coraggio di credere che il figlio di un geometra di paese, potesse confrontarsi con i giovani borghesi che allora erano i soli a frequentarla. Nel film racconto la mia "conversione" da poliziotto che manganella gli universitari a persona che capisce la protesta e passa dall'altra parte della barricata. Senza quei fatti oggi io sarei un maresciallo in pensione» . Nel confronto tra ieri e oggi, Placido è chiaro: «penso che la societá  in cui viviamo ne esce in negativo, soprattutto perché i politici di oggi non sono migliori di quelli di allora. E senza il Sessantotto oggi l'America non avrebbe Obama come presidente».

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