News per Miccia corta

10 - 08 - 2009

Negati i domiciliari al boia di Bolzano ``ሠin ottima salute, resti in cella``

 

(la Repubblica, lunedí 10 agosto 2009)

 

 

Da S.Maria Capua Vetere si lamenta di un eczema. Torturó anche Mike Bongiorno

 

ALBERTO CUSTODERO

 

 

ROMA - Morirá  in carcere Michael Seifert, detto Misha, 85 anni, il boia del lager di Bolzano, l'ultimo nazista condannato all'ergastolo. L'unico che sta scontando la sentenza in un carcere italiano. L'ex Ss di origine ucraina ha chiesto di scontare la pena fuori dalla prigione (il differimento pena per motivi di salute), lamentando «un eczema alla gamba e alla spalla». E protestando per la mancanza di acqua calda nel carcere di Santa Maria Capua Vetere dov'è detenuto.

Il tribunale militare di sorveglianza, presieduto dal giudice Pierpaolo Rivello, dopo aver disposto un'accurata perizia medico legale («Ha 10 decimi di vista, è capace di intendere e volere, il condannato non è affetto da alcuna patologia grave»), ha respinto la sua richiesta di scarcerazione: «Seifert è in ottima salute, resti in carcere». «Appare difficilmente immaginabile - motiva il giudice militare - che il detenuto, qualora rimesso in libertá , possa fruire di maggiore assistenza o di cure diverse o piú efficaci» rispetto a quelle che riceve in prigione. La restrizione in carcere del condannato, prosegue il magistrato, nonostante l'etá  avanzata, «non puó ritenersi contraria al senso di umanitá ».

Ecco cosa aveva detto Seifert in un'udienza al tribunale militare per convincere i giudici a concedergli la libertá . «Non ho particolari problematiche da segnalare circa la mia detenzione. Ricevo adeguata assistenza sanitaria. Vengo visitato spesso, ogni volta che ne ho bisogno. Da quando sono in carcere, è peggiorato il mio eczema che mi viene curato con creme e bendaggi. Vedo la tv, non leggo, faccio poche passeggiate. Sono contrario a essere trasferito in una casa di riposo per scontare la pena. Se peggiorasse la mia salute, vorrei essere ricoverato in un ospedale militare». L'ordinanza di rigetto del tribunale di sorveglianza, condanna l'ex "kapó", vista l'etá , a trascorrere gli ultimi giorni della sua vita dietro le sbarre. Ora l'ultimo desiderio del Seifert è poter scontare la condanna in Canada, a Vancouver, dove si era nascosto nel dopoguerra lavorando come operaio in una fabbrica di legname e dal quale è stato estradato in Italia il 16 febbraio 2008. Una richiesta, questa, che non dipende dalla magistratura militare, ma da accordi bilaterali diplomatici fra Italia Canada.

Michael Seifert, nato a Landau, in Ucraina, condannato in via definitiva nell'ottobre del 2002 all'ergastolo dal tribunale militare di Verona, aveva frustato a sangue anche Mike Bongiorno, rinchiuso in quel lager appena ventenne, che, a distanza di quasi 70 anni, lo ricorda cosí: «Era alto e robusto, un pazzoide che colpiva tutti con un frustino. Mi aveva preso di mira, mi diceva "˜americano bastardo'. Io ho perdonato. Ma sono vivo. Quando parlo con amici ebrei che hanno perso i loro familiari, vedo odio nei loro occhi. E capisco che possano avere ragione». La giustizia militare ha ritenuto Misha (definito dai testimoni «la belva dalla voce stridula e lo sguardo diabolico»), responsabile di crimini orrendi commessi nei confronti degli internati. Seifert era Rottenfuhrer, caporale delle Ss, addetto alla vigilanza del lager dove transitarono 11 mila prigionieri (polizeiliches Duchgangslager) fra il dicembre del "˜44 e l'aprile del "˜45 nell'ambito dell'annessione al Reich (Alpenvorland), delle province di Trento, Bolzano e Belluno. In quel campo di prigionieri politici (triangolo rosso), e "razziali" (ebrei e zingari, triangolo giallo), malvisti dalla popolazione locale («Loro erano tedeschi - ricorda l'ex internato Mario Vecchia - ci sputavano addosso»), Seifert aveva un ruolo sinistro: era il torturatore. Quell'uomo che nei ricordi di un ex detenuto «sembrava un mongolo, gli occhi a mandorla, i capelli biondi, fisicamente massiccio», «torturó a morte col fuoco un prigioniero per farlo parlare». «Uccise una giovane ebrea incinta violentandola con colli di bottiglia spezzati». «Uccise un'altra diciassettenne dopo averla bastonata per 5 giorni». «Massacró a calci e pugni un prigioniero che aveva tentato la fuga». «Lasció morire di fame un ragazzino ebreo di 14 anni». «Uccise un internato infilandogli le dita negli occhi». «Strangoló due donne ebree, madre e figlia». «Legó nudo alla recinzione del campo un giovane partigiano, bastonandolo e lasciandolo morire di freddo durante la notte». Ma di quei crimini orrendi Seifert non s'è mai pentito.

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