News per Miccia corta

10 - 08 - 2009

Samizdat, il dissenso è un tam-tam di carta

 

(la Repubblica, domenica 9 agosto 2009)

 


 


 

Opere letterarie proibite, documenti sulla repressione, analisi politiche controcorrente: questi testi underground circolavano tra gli studenti e l'intellighenzia ribelle al regime sovietico grazie a una rudimentale rete editoriale "fatta a mano" Ora il Centro Sakharov ha allestito una mostra a Mosca che raccoglie i reperti di questa opposizione tenace e segreta

 

LEONARDO COEN

 

 

MOSCA

"Analisi del samizdat". Non è il titolo di una mostra. E neanche quello di un saggio. E peró la mostra esiste: nel senso che il Centro Sakharov di Mosca ha allestito una esposizione dedicata allo sterminato e tempestoso mare dell'editoria clandestina nell'epoca sovietica (samizdat significa letteralmente "edito in proprio"). Si chiama, con un pizzico di ironia, Samizdat. Made in Urss (chiude il 30 agosto) e in una delle bacheche è esposta la prima pagina dattiloscritta di un rapporto del Kgb protocollato col numero 3461-a, indirizzato al Comitato centrale del Pcus e dedicato al fenomeno di queste pubblicazioni «a mano»: «Un'analisi del cosiddetto samizdat che si sta diffondendo tra i circoli degli intellettuali e degli studenti mostra che negli ultimi anni ha subíto dei cambiamenti qualitativi», è l'allarmato incipit. Il documento porta la data 21 dicembre 1970. In alto a destra si legge che è «segreto». A sinistra ci sono otto firme. Difficile decifrarle, cosí, su due piedi. Salvo l'ultima, quella di Viktor Grishin, al tempo segretario del Comitato del partito comunista di Mosca e quindi, automaticamente membro del Comitato centrale del Pcus. I servizi segreti spiegano che «se cinque anni fa erano in circolazione soprattutto opere letterarie, ideologicamente sbagliate, attualmente hanno maggiore diffusione i documenti programmatici politici».

 

Gli infiltrati del Kgb

Interessante è scoprire come il Kgb avesse ottimi informatori dentro la dissidenza. Infatti si segnala che «a partire dal 1965 sono comparsi piú di quattrocento studi e articoli su questioni economiche, politiche e filosofiche nei quali, da vari punti di vista, viene criticata l'esperienza storica dell'Urss; viene revisionata la politica interna ed esterna del Pcus; vengono proposti vari programmi per attivitá  di opposizione». Proprio qui sta l'essenza del successo che ebbero i samizadt: la capacitá  di creare un'opinione sotterranea di opposizione al regime, maturata dopo il Ventesimo Congresso del Pcus, quello che liquidó il culto della personalitá  di Stalin e aprí l'epoca (breve) del "disgelo".

Sulle pareti del locale che ospita l'esposizione campeggiano novantasei fotoritratti dei dissidenti piú famosi, da Aleksandr Solgenitsyn a Andrej Siniavskij. C'è il poeta Evgenij Evtushenko, e ancora ecco Anna Achmatova, Venedikt Erofeev, Josif Brodskij, Evgenija Ginsburg, Natalia Gorbanevskaja... I samizdat prosperano a tal punto che il Comitato centrale è costretto a indagare sulle ragioni che ne alimentano la produzione incessante e inarrestabile, nonostante la feroce repressione.

 

La fronda dentro il Pcus

Molti di questi documenti - scrive il relatore del Kgb - e molte delle idee che appaiono in questi fogli clandestini «sono presi in prestito dalle piattaforme politiche dei dirigenti jugoslavi, dei seguaci di Dubcek e di alcuni partiti comunisti occidentali. Per esempio, nell'articolo intitolato Riguardo alcune correnti politiche e sociali nel nostro Paese, firmato da Roy Medvedev, famoso per la sua opera antisociale, si giunge alla conclusione che nella societá  sovietica siano comparsi dei nuovi partiti e delle nuove correnti ideologiche. In questo articolo si afferma che all'interno del Pcus vi siano delle forze che si pronuncerebbero contro il "conservatorismo"; che esisterebbero e si pronuncerebbero per un risoluto smascheramento di tutti i delitti del periodo del culto della personalitá , per una pulizia all'interno dell'apparato statale dei burocrati dogmatici e carrieristi».

Accanto a questo foglio, ce n'è un altro in cui sempre il Kgb - addirittura il suo presidente Vladimir Semiciasnij - l'8 giugno 1966 riferisce che «adesso circola una raccolta di tutti i materiali relativi al processo Siniavskij-Daniel (due dissidenti accusati di attivitá  antisovietica perché avevano pubblicato in Occidente opere satiriche contro l'Urss, ndr) preparata dalla casa editrice Letteratura politica. Questi fatti sono stati possibili grazie alla negligenza di alcune case editrici». Succedeva che certe pubblicazioni fossero autorizzate inizialmente, poi d'improvviso vietate, come fu nel caso de Il Maestro e Margherita. Negli anni Sessanta il capolavoro di Mikhail Bulgakov apparve sulla rivista Moskva. Dopodiché, per piú di due decenni, la censura ne impedí la diffusione. Ma quelle pagine furono ricopiate e dattilografate in centinaia di copie. Una di queste è esposta accanto ad altri libri "illegali", come Tutto scorre di Vassilj Grossmann, il grande autore di Vita e destino; o Il Dottor Zivago, che circolava in fogli battuti a macchina a spazio uno, per risparmiare la carta.

Si prova emozione nel vedere 1984 di George Orwell ridotto alla grandezza di un mazzo di carte, fotografato pagina dopo pagina da un'edizione di "S. P.", riservato a "uso di servizio" e cioè alla nomenclatura e agli archivi segreti. Del libro di Orwell, gli apparatchik tirarono duecento esemplari. Qualcuno se ne procuró uno. Era questa la catena del samizdat. Funzionava come un tam-tam. Il Kgb spesso riusciva a infilare nella rete qualche suo uomo. Tuttavia, nello stesso tempo, all'interno dei servizi esisteva una fronda, che probabilmente diffondeva i libri proibiti dal Comitato centrale. Per quale motivo? Perché i dirigenti piú consapevoli del Kgb si rendevano conto che l'Urss era sull'orlo del collasso. Un gioco sottile, quindi, legava l'intellighenzia dell'opposizione e l'ala liberale del Pcus.

In questi anni di intrecci oscuri e ancora poco studiati, i samizdat cambiano volto. Diventano sempre piú veicoli di controinformazione, affrontano tematiche come quelle legate ai diritti umani e alla libertá  di coscienza: ecco in vetrina i testi battuti a macchina della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, mai diffusa in Urss; le opere di Ivan Ilijn, un filosofo emigrato all'estero e oggi molto amato da Putin, che sviscerano i nodi della politica e della religione, argomento tabú. Nascondere la veritá  storica è un delitto nei confronti del popolo è la copertina di un pamphlet del 1967 firmato da P. Grigorienko: i riferimenti sono alle rivolte del 1953 nella Germania Est, all'Ungheria del 1956, alla Primavera di Praga. Non a caso le pareti della mostra sono coperte anche dalle foto di quegli avvenimenti che si alternano con le immagini della misera vita quotidiana sovietica.

 

A macchia d'olio

Ludmila Vasilovskaja, curatrice della mostra, spiega che quando ha ideato questo «progetto» capiva benissimo quanto sarebbe stato difficile «abbracciare una cosa inabbracciabile», perché il samizdat era diventato come una macchia d'olio allargata fino ai punti piú sconosciuti dell'impero sovietico, era il termometro del malcontento, delle illusioni perdute.

Sentimenti magistralmente descritti nella lettera a Stalin di Fjodor Raskolnikhov, un diplomatico sovietico richiamato in patria nel 1938, all'epoca delle "purghe", che scelse di rimanere in Francia e morí a Nizza l'anno dopo. «Lei mi ha messo fuorilegge - scrisse al tiranno -. In questo modo mi ha ragguagliato sulla situazione dei diritti dei cittadini sotto il suo dominio, anch'esso fuorilegge. Rispondo con lo stesso metodo. Le restituisco il mio biglietto d'ingresso nel regno del socialismo da lei costruito e rompo con il suo regime. Il socialismo costruito da lei e dai suoi architetti, sotto il quale non si trova altro posto che dietro le sbarre, non ha a che fare con il vero socialismo, è altrettanto lontano come la prepotenza della sua dittatura personale che nulla ha a che fare con la dittatura del proletariato».

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