News per Miccia corta

08 - 08 - 2009

L`incommensurabile differenza tra un uomo e un massacratore

 

 


 

Sul Corriere della Sera del 31 luglio è uscito un articolo da passaggio in prima pagina di Claudio Magris dedicato agli anni di piombo e all'uscita prossima del film sulla storia di Prima Linea di Renato de Maria[1], sceneggiato su soggetto autobiografico di Sergio Segio, ex-militante dell'organizzazione. Nell'articolo Magris lamenta il tono e lo stile delle ricostruzioni filmiche e letterarie degli anni del terrorismo, e parla di "pappa nel cuore" di quelli che, ai suoi occhi, non sono altro che, appunto, terroristi. Parla di "retorica del combattente" e di altre "deviazioni" storiografiche che, secondo lui, tenderebbero a "tingere di rosa" fatti che meriterebbero ben altro approccio. Magris è una persona astuta, e mette subito le mani avanti dichiarando il suo animo garantista pronto a riconoscere diritti e rispetto, magari solo formale, a chi ha pagato il suo "conto con la giustizia" (borghese naturalmente, ma è di questo che stiamo parlando). Peccato che per Magris è evidente il rammarico di un giudizio storico a suo avviso evidentemente non compiuto: evidentemente per lui manca una Norimberga del terrorismo, qualcosa che condanni definitivamente quella stagione e i suoi protagonisti con la pena della damnatio memoriae per i secoli a venire. Il nostro riferimento al famoso tribunale internazionale non è casuale, dato che è lo stesso Magris a tirare in ballo la storia e a proporre il paragone con il giudizio che si è dato sul nazismo e sulle SS. In Magris c'è evidentemente della forte tensione personale, tale da spingerlo a mettere in ballo le recenti nozze di un ex-militante delle Brigate 28 Marzo ed assassino di Walter Tobagi a base di preti concelebranti e il suo, celebrato con rito ordinario ad un solo sacerdote... Evidentemente Magris non accetta l'idea che la Chiesa ha tutto l'interesse a celebrare se stessa e la sua vittoria sacramentale sul male, consacrando il matrimonio di un assassino convertito, piuttosto che occuparsi piú di tanto dell'ordinaria unione matrimoniale di un giornalista come tanti. Siamo elastici, potremmo arrivare ad accettare una certa critica che faccia riferimento a certo protagonismo di ex-guerriglieri metropolitani che tentano di rifarsi una verginitá  parlando pubblicamente con tutti per spacciarsi come "uomini del dialogo" (e che salgono in cattedra per dare lezioni di moralitá  politica al prossimo, come il caso di ex-pistoleri di professione come Valerio Morucci), ma non la stizza ideologica di Magris che sul suo articolo cita, volutamente a sproposito, Toni Negri e la sua provocatoria solidarietá  a Berlusconi riguardo alla reltá  italiana della giustizia politica di buona parte della magistratura, che proprio in questi giorni è riapparsa prepotentemente sulla scena politica con i deliranti teoremi dell'operazione Rewind contro il movimento[2]. Tanto di personale in Magris quindi sull'argomento, e da qui nasce l'impossibile confronto tra "terrorismo" (che noi chiamiamo piú correttamente "lotta armata", definizione tecnica scevra da condizionamenti politico-ideologici) e la barbarie nazista. Barbarie, definizione scelta non a caso dalla storia: nella barbarie non si contempla l'assassinio ma il massacro, e le Schutzstaffeln furono autrici di massacri, i nazisti furono appunto massacratori. Un termine quest'ultimo usato con ragione e non come fanno taluni pennivendoli della destra reazionaria che tentano di riscrivere la storia a colpi di "revisioni" giornalistiche che altro non sono che falsi e falsificazioni storiche, giudizi ideologici, illegittimi e infami, come quelli che avrebbero voluto dipingere come massacratori appunto gli autori dell'attacco di Via Rasella alle SS a Roma, un atto considerato "legittima azione di guerra" dalla Corte di Cassazione che si è recentemente espressa sull'argomento (e che ha condannato gli autori di tale infamia al risarcimento dei familiari dei partigiani per l'offesa ricevuta dal fango gettato sulla memoria dei loro cari)[3]. Proprio su Via Rasella negli anni si è tra l'altro discusso sulla definizione di "terrorismo", dinamica quella della bomba del 23 marzo "˜45 che richiama una tecnica tipica, ma l'obiettivo militare taglia la testa al toro sul giudizio morale dell'azione. ሠil tempo di pace che segna la cesura tra l'atto di guerra e l'atto terroristico, e ancor piú lo fa l'obiettivo civile. ሠquesto che suscita condanna e alimenta la retorica criminalizzante sui protagonisti dell'eversione armata, che esiste, forte, ma che Magris lamenta non essere assoluta come accade col nazismo... Perché succede? Semplicemente perché parliamo di uomini e non di massacratori. C'è un'oggettiva differenza antropologica tra chi commette un omicidio politico e chi commette un massacro: il primo agisce contro un obiettivo preciso, stabilisce ed individua il nemico, un nemico sempre responsabile, colpevole, al di lá  della legittima critica dei criteri utilizzati per stabilire la colpa e la successiva condanna (critica che tra l'altro produciamo anche noi, che reputiamo moltissime scelte della lotta armata degli anni "˜70 e del recente abbozzato revival sbagliate, suicide, controproducenti, dei potentissimi errori strategici; da parte nostra nessun condizionamento romantico dal sapore francese quindi ma anche nessun piagnisteo da "sacralitá  della vita" e da parenti delle vittime). Un "terrorista" di estrema sinistra è spesso una persona considerevolmente colta, che sceglie di agire contro le ingiustizie di un mondo che non sopporta piú, sceglie un bersaglio, un nemico del popolo, un obiettivo ragionato e circoscritto. Il motore è un ideale, un sentimento di giustizia, che non puó colpire innocenti come accade nelle stragi... Per usare le parole di Segio riportate dallo stesso Magris, i terroristi di sinistra sono stati "persone leali, che hanno lottato con errori spesso gravi, ma anche con dignitá  e coraggio, per un mondo migliore e piú giusto". E proprio queste parole, che chi conosce le biografie di molti dei piú noti esponenti della lotta armata sa essere veritiere, che si puó affermare con assoluta certezza che nessun terrorista rosso mai avrebbe eseguito l'ordine (per non parlare dell'assumersi la responsabilitá  del comando) di sterminare decine di ebrei nelle camere a gas di Auschwitz-Birkenau o di sparare a uomini, donne e bambini per decimare la popolazione di un paese come Marzabotto. Questi i veri assassini, questi i veri criminali... Dietro a un terrorista c'è un uomo, dietro una divisa delle SS un massacratore, e finché ci sará  in circolazione l'intelligenza per capire questa differenza continueranno ad esserci libri e film (come "Ogro" o il recente ed apprezzato "Salvador" per fare due esempi pregnanti in questi giorni di fermento spagnolo sulla questione ETA) che non giustificheranno, esalteranno o condanneranno il terrorismo, ma tenteranno di capire quegli uomini e (soprattutto e piú proficuamente) i motivi che li hanno spinti ad impugnare le armi. E si rassegni Magris all'idea che la vita di un terrorista possa essere storicamente e socialmente piú rilevante e piú interessante della sua.


MM

Note:
[1] La scheda del film
[2] Vedi articolo del 20 luglio
[3] Via Rasella, la Cassazione: definire "massacratori" i partigiani è diffamazione

 

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