News per Miccia corta

04 - 08 - 2009

Fioravanti: «Sono fuori grazie alla Costituzione antifascista»

(Corriere della Sera, 4 luglio 2009)

 

 


Giovanni Bianconi


 

 

Giuseppe Valerio Fioravanti (Di Vita)
Giuseppe Valerio Fioravanti (Di Vita)
ROMA "” E adesso? «Adesso cambia poco, né ho particolari progetti per il futuro. Voglio solo prendermi cura di mia figlia, la vita è cambiata davvero da quando c'è lei. E se la sera fa un po' piú tardi a casa di un'amichetta, posso andarla a prendere io senza chiedere il favore a qualcun al­tro, visto che non ho piú l'obbligo di rientrare alle 21». Magari potrá  accompagnarla in un viaggio al­l'estero. «Magari un giorno, chissá . Ma c'è una mamma che non puó perché ha ancora degli ob­blighi, mica possiamo abbandonarla qui...».

A Giuseppe Valerio Fioravanti le polemiche sul­la piena libertá  ottenuta a 28 anni dall'arresto non fanno troppo effetto. Cerca di riportare tutto a una normalitá  raggiunta giá  da qualche tempo, an­che se c'è chi paventa grandi sconvolgimenti; co­me una candidatura al Parlamento dell'ex terrori­sta nero, condannato per svariati omicidi piú la strage di Bologna. Non sarebbe un problema di ora, la «riabilitazione» con restituzione dei diritti civili non potrá  essere chiesta prima di tre anni, ma Fioravanti assicura: «Possono stare tranquilli, non mi interessano carriere poli­tiche ».

Sará . Ma al di lá  di questo «rischio» molta gente si stupisce che un pluriomicida condannato al carcere a vita possa chiudere i conti grazie a dei giudici che l'hanno considerato «ravveduto», al­tro concetto contestato dall'Associazione vittime della strage di Bologna. La considerano un'ingiu­stizia. «Lo so, e non posso farci niente "” replica Fioravanti "”. Cosí come alcuni giudici mi hanno condannato per la bomba sulla base di indizi labili e per me insufficienti, altri hanno ritenuto che fos­sero sufficienti gli elementi per riavere la libertá . ሠla conseguenza di una magistratura indipenden­te dal potere politico, voluta dalla Costituzione ita­liana nata dalla Resistenza».

Che succede? Uno che a vent'anni sparava e uc­cideva rivendicando il diritto di dichiararsi fasci­sta oggi esalta le conquiste dell'antifascismo? «Sí», risponde Fioravanti per nulla intimorito dal paradosso: «La Costituzione l'hanno scritta alcuni che erano stati condannati dai tribunali speciali, o spediti al confino dal regime fascista. Per questo hanno voluto una magistratura indipendente, che indipendentemente ha deciso di farmi tornare li­bero. Trent'anni fa pensavo che la democrazia non mi garantisse il diritto di esistere, e mi sono ribellato sparando e uccidendo; oggi, ma non da oggi, so che sbagliavo, e che questa democrazia mi ha offerto la possibilitá  di pagare gli errori com­messi e tornare a una vita normale. Questo è il mio Paese, ed è il Paese in cui crescerá  mia figlia».

Troppo facile, dirá  chi è convinto che non ci si puó scrollare di dosso cosí facilmente il peso di tanti omicidi. Per non parlare degli 85 morti e 200 feriti della strage di Bologna, che l'ex leader dei Nuclei armati rivoluzionari nega ma la giustizia italiana gli ha addebitato. «Io non mi scrollo di dosso niente "” ribatte lui "” a parte ribadire che con la strage non c'entro. Ho avuto pene che non ritengo affatto esagerate, vent'anni di galera piena e otto anni e mezzo di isolamento, ma il peso di quello che ho fatto resta, al di lá  della pena sconta­ta ». Nel senso che si sente sempre un assassino, come disse a Sergio Zavoli ne La notte della Re­pubblica ?

«Sí, le cose che ho fatto non possono andare in archivio, sono un marchio che resta. Forse col passare del tempo si arriva a riflettere, si puó provare a spiegare le ragioni di certe scelte, non è piú preclusa la possibilitá  di tornare a una vita normale. Per poter dimostrare che sí, sono un assassino, ma anche altro».

Per esempio uno che lavora in un'associazione contro la pena di morte nel mondo, Nessuno toc­chi Caino , costola del partito radicale guidata dal­l'ex terrorista rosso Sergio D'Elia, che ha offerto a Fioravanti e a sua moglie Francesca Mambro il pri­mo impiego fuori dal carcere, dieci anni fa. ሠun altro paradosso di questa storia: chi s'era preso il diritto di decretare ed eseguire sentenze capitali, oggi organizza campagne per evitare che accada per mano di qualche Stato. Un contrap­passo nel quale Fio­ravanti si considera un esperto: «Perché so che cosa significa essere un criminale colpevole, ma pure subire una condan­na sbagliata. Dicia­mo che io e France­sca sappiamo di che cosa parliamo, quan­do ci occupiamo di certe situazioni».

La possibilitá  offerta dallo Stato italiano di ri­prendersi la vita, Fioravanti l'ha avuta: «Mi consi­dero fortunato». Alle persone che ha ucciso tra il 1978 e il 1981 "” anni di piombo, fanatismo e fol­lia "” altre possibilitá  non sono state concesse; e ai loro familiari nessuno potrá  mai restituire quel­lo che hanno perso per mano di un pugno di «ra­gazzini » che oggi possono rifarsi una vita: «I dan­ni che abbiamo fatto sono irreparabili, lo so be­ne ». Nel riserbo e nel silenzio, lui e sua moglie hanno avviato contatti con alcuni parenti delle vit­time, a volte su iniziativa delle stesse persone col­pite. Anche questo hanno valutato i magistrati quando hanno concesso la «condizionale», antica­mera della libertá  piena appena riconquistata dal­l'ex capo dei Nar. Che chiosa: «Di quei contatti non voglio parlare sui giornali. La disponibilitá  di alcune persone ci è stata utile, certo, ma forse an­che l'assoluta indisponibilitá  di altre; i giudici han­no valutato che se qualsiasi forma di dialogo è ri­sultata impossibile, non dipendeva da noi».


©RIPRODUZIONE RISERVATA
I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori