News per Miccia corta

04 - 08 - 2009

Concerti, tifo, guerriglia e bombe i ragazzini-militanti della nuova Eta

 

(la Repubblica, martedí 4 luglio 2009)

 

Figli di ex attivisti, vandali in cerca di emozioni, giovani cresciuti nell'isolato mondo del separatismo spagnolo Dopo gli ultimi attentati dei terroristi baschi, viaggio tra gli adolescenti che sognano di diventare "etarras"


 

OMERO CIAI

 

BILBAO

«Mamma, come sto nella foto?». La prima cosa che voleva sapere Juan Mari, vent'anni, quando lo hanno arrestato dopo una notte di scontri per le strade, era quale sua fotografia avessero appeso nella "Herriko taverna", il bar del nazionalismo radicale, nel suo quartiere. Affermazione di sé e riconoscimento del ruolo nel gruppo sono alcune delle molle che trascinano gli adolescenti del Paese Basco dalla palestra della "Kale Borroka", i gruppetti di vandali - genere Black Bloc - che durante i cortei di protesta distruggono negozi, incendiano autobus e si scontrano con la polizia, fino alla clandestinitá  e all'Eta. «Uno su mille finisce nel terrorismo - spiega Jos Sagues, che negli anni 70 militó nell'Eta ed oggi è docente di letteratura tedesca - ma il brodo è quello. L'Eta si rigenera per mimetismo grazie al fatto che nelle tre province di Euskadi ci sono 250 mila nazionalisti radicali che difendono l'autodeterminazione e la secessione dalla Spagna».

Un pomeriggio di una domenica d'agosto a Villabona è del tutto normale incontrare un corteo indipendentista preceduto dalla ikurriña, la bandiera basca rossa con una croce verde e una bianca. Villabona è una cittadina di 6mila abitanti a sud di San Sebastian che come tutti i paesotti di queste province è ricca di piccole aziende ad alto tasso tecnologico e agricoltura d'eccellenza. Un terzo del paese è nazionalista radicale, il resto moderato. A scuola i ragazzi prima del castigliano apprendono la lingua degli avi, l'euskera, idioma caucasico difficilissimo, e nuotano in una galassia propria, isolata e isolante, come gli scouts: s'incontrono all'Herriko taverna, tifano per l'Athletic, militano nei comitati di solidarietá  per i carcerati dell'Eta, vanno in montagna con le vacanze organizzate dalla sezione del partito. Un mese fa a Lakuntza, vicino a Pamplona, c'erano tremila giovanissimi per un concerto di rock basco e musica irlandese in omaggio ai militanti dell'Eta in carcere. E mentre sul palco si cantava per Bobby Sands, il militante dell'Ira morto di fame in un carcere inglese trent'anni fa, sotto sfilavano megafoto degli etarras in prigione portate dai familiari come fossero desaparecidos.

«Negli ultimi anni l'Eta ha subito colpi durissimi - spiega Emilio Alfaro, esperto di El Pais a Bilbao - ma per ogni commando caduto c'era un nuovo gruppo di giovani disposto ad entrare nell'organizzazione. Ormai tutta la nuova élite del terrorismo è cresciuta nella Kale Borroka, le giovani formazioni nazionaliste violente». In alcuni casi sono figli di ex militanti: poco tempo fa è successo che Josu Ternera, un leader Eta degli anni "˜90, cercasse pubblicamente di convincere senza riuscirci suo figlio, nuovo leader Eta, del fatto che la tregua con il governo Zapatero non andasse rotta. Ma la differenza è che oggi l'etá  media di quelli che arrivano a dirigere l'organizzazione s'è abbassata. Un prototipo della nuova generazione è stato Mikel Aspiazu, Txeroki, penultimo leader militare arrestato dalla polizia francese l'anno scorso. Cresciuto nei gruppi giovanili di Batasuna, il partito indipendentista messo fuorilegge dal giudice Garzon, arrivó a dirigere i commandos del terrore a meno di trent'anni.

«Nel Paese Basco l'Eta è come un mondo separato che si autoalimenta» - spiega Florencio Dominguez che studia il terrorismo per Vascopress - «se mai ci fosse davvero un referendum sull'indipendenza lo perderebbero senza appello ma questo non li ferma». Politicamente si alimentano con l'utopia di un nazionalismo intollerante, estremo e arcaico. Praticamente con l'estorsione ad aziende e professionisti, e con i movimenti politici. «C'è un paradosso che solo il giudice Garzon ha denunciato - afferma un avvocato basco che non vuole essere citato - finché ci saranno consiglieri comunali, sindaci che non condannano il terrorismo e che in qualche misura appoggiano l'Eta, com'era Batasuna, sará  lo stesso Stato con i suoi finanziamenti pubblici ad alimentare l'universo che ruota intorno al terrorismo».

Appena cala il tramonto a Villabona alcuni di quei ragazzi che hanno marciato nel pomeriggio occupano la strada principale del paese, attaccano gli agenti di polizia (che, altro paradosso, è polizia locale, composta da baschi come loro), e incendiano qualche autobus. La circostanza che ha fatto esplodere la violenza è la morte di un consigliere comunale di Anv (Azione nazionalista vasca), un partito fiancheggiatore dell'Eta. ሠdeceduto all'improvviso per strada, colto da un infarto. La versione ufficiale sostiene che è stato soccorso senza successo da alcuni agenti quando si sono resi conto che stava male. La versione dei suoi compagni è che ha avuto l'infarto perché stava litigando con gli agenti che volevano impedirgli di distribuire propaganda indipendentista. Il dubbio basta per scatenare la violenza. Violenza, repressione, nuova violenza. Il gioco è fatto. Da mezzo secolo l'utopia della nazione basca brucia le giovani vite dei suoi partigiani e di tutti coloro che questi incontrano lungo la loro strada.

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