News per Miccia corta

30 - 07 - 2009

S-memoria storica & revisionismo. ``La strage del 2 agosto? Furono le Br``

 

(la Repubblica, giovedí 30 luglio 2009)

 

 


 

I familiari delle vittime aprono alla proposta di cambiare la commemorazione

 

MICHELE SMARGIASSI

 

 

BOLOGNA - Bologna. Due agosto 1980. Dice niente? Un ragazzo in t-shirt bianca, seduto in terra, risponde deciso: «Un attentato delle Brigate rosse, un ordigno che fece molti morti». Sicuro? Le Br? Tiro alla sigaretta, «Be', cosí si dice». Sei seduto sotto una lapide, leggila. «'Vittime del terrorismo fascista'... ah, allora forse sono stati i fascisti...». Sono piú giovani dei 29 anni trascorsi da allora. Per loro quella bomba nella sala d'attesa è storia e non memoria. Ma storia sconosciuta. Un giro delle telecamere di Repubblica in Piazza Maggiore, e la data piú nera della storia di Bologna, la strage alla stazione coi suoi 85 morti, emerge a fatica da un confuso sentito dire. «Erano gli anni di piombo», «non ricordo se erano di destra o di sinistra». Per qualcuno suona come un titolo con poco contenuto, «Strage alla stazione», fatta da chi? «Qui sono piú incerto...». Per piú d'uno «c'entravano le Br». Qualche risposta è perfino esatta, per fortuna.

Vigilia della ventinovesima volta. In corteo come ogni anno fino all'ala della stazione che saltó in aria alle 10.25 di un sabato di esodo spensierato. Nulla è cambiato, domenica prossima di nuovo l'attesa del fischio delle locomotive, il ventinovesimo minuto di silenzio, i discorsi, forse (è ormai un rito anche questo) i fischi al rappresentante del Governo (che ieri non aveva ancora deciso chi mandare). Non detto, il timore della crisi: quest'anno la cerimonia cade per l'appunto di domenica, quanti rimanderanno la partenza per dovere di memoria?

Quest'anno la Repubblica Bologna ha lanciato una proposta: ultimo corteo, poi la svolta. Col favore dell'anniversario tondo, il trentesimo, nel 2010. Mantenere la memoria, cambiare il rito prima che dia segni di cedimento. Ci provó il sindaco Renzo Imbeni, nel decennale: ma i familiari delle vittime risposero no: a processi ancora aperti, temevano che con la memoria collettiva scomparissero anche quelle giudiziaria e storica. Ci riprovó il sindaco Giorgio Guazzaloca, sempre senza successo. Ora le sentenze ci sono, anche se non tutti i misteri sono risolti. E per la prima volta cade il tabú. Paolo Bolognesi, presidente dell'Associazione familiari, apre all'idea di colare il ricordo in altri stampi: «Basta che sia una cosa non estemporanea, che rimanga un luogo dove i politici vengono a prendere impegni». Si fa strada l'idea di un memoriale (la stazione, dove il cratere della bomba è ancora intatto, sará  rinnovata nei prossimi anni), piú che un monumento una "macchina del ricordo" (l'esempio riuscito è il museo del relitto del Dc9 di Ustica, progettato da Boltanski) per una cittá  che dalle stragi all'omicidio Biagi ha una lunga scia di violenze da esorcizzare. Una disponibilitá  che il neo-sindaco Flavio Delbono coglie al volo: «Condivido l'invito a cercare nuove forme per continuare a chiedere veritá  e giustizia. Abbiamo dodici mesi per impegnarci insieme e trovarle».

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