News per Miccia corta

01 - 02 - 2006

Addio a Coretta King, first lady dei neri vedova di Martin Luther King



(da "La Repubblica", MERCOLEDáŒ, 01 FEBBRAIO 2006, Pagina 21 - Esteri)

Dall'assassinio del marito, nel 1968, è diventata il simbolo del movimento. Fino alle controversie degli ultimi anni sull'ereditá  del ``marchio`` Luther King

Addio Coretta King, first lady dei neri

E' morta la vedova del leader dei diritti civili, l'ultima icona afroamericana

Dopo gli anni di lavoro e assistenza del reverendo premio Nobel, guidó da sola iniziative e campagne.
Con lei scompare un'altra figura centrale della generazione che costruí le libertá  d'America


VITTORIO ZUCCONI
WASHINGTON - La sera del 4 aprile 1968, quando il proiettile trapassó il collo del marito e lo uccise, una donna che lo attendeva a casa vide morire il proprio sogno di essere compagna, moglie, madre dei suoi quattro figli e fu condannata a diventare santa. Coretta Scott King, la vedova di Martin Luther King jr, morta ieri a 78 anni nella dignitá  di un cuore che si è semplicemente fermato per stanchezza, sarebbe stata, per i quarant'anni che le restavano da vivere, la first widow, la prima vedova dell'America dei diritti civili, la Jacqueline Kennedy degli altri, costretta dagli assassini a occupare lo spazio dei rimpianti che i loro uomini non avrebbero potuto piú riempire. Fu la Madonna nera di quella parte d'America che aveva perduto il proprio messia.
Coretta, che al momento dell'omicidio aveva 40 anni, non aveva mai scelto né cercato la via dolorosa che il marito aveva coscientemente scalato, dalle prime marce di protesta in Alabama, fino a quella sera al balcone del motel di una Memphis. Coretta Scott era una donna forte, «persino piú forte del marito» dirá  Jesse Jackson, la figlia di un bracciante dell'Alabama e nipote di schiavi, che aveva, attraverso il miracolo delle scuole pubbliche, scavalcato i campi di cotone per frequentare una piccola universitá  nel nord liberal e «di sinistra» che accettava studenti di ogni sesso e colore, l'Antioch College dell'Ohio. Si era laureata in magistero, per fare uno dei pochi lavori non manuali possibili a una donna di colore, molto prima che Rosa Parks, anche lei scomparsa da poco, decidesse di cambiare posto in autobus nella cittá  dove Coretta sarebbe morta, Montgomery, Alabama, chiudendo il cerchio della storia.
Non era dunque la solita farmer's daughter, la figlia del contadino sposata a un brillante pastore battista venuto da Atlanta, che aveva conosciuto a Boston, dove lei frequentava un corso per un altro diploma, in bel canto e lui predicava.
Ma aveva capito, per intelligenza e per sensibilitá , che il suo posto accanto a quell'uomo non sarebbe mai potuto essere altro che di sostegno a una missione che il marito si era assunto come una croce e che lo aveva fatto rapidamente crescere come il leader di quella rivoluzione non violenta, culminata nel discorso di Washington del 1963. Coretta gli aveva dato quattro figli, la primogenita, Yolanda, il primo maschio obbligatoriamente battezzato Martin Luther III, poi Dexter Scott e l'ultima, Bernice, che fu ordinata «pastore» della chiesa protestante di confessione Battista, che osa ammettere anche le donne tra il proprio clero.
La biografia, divenuta agiografia da vite dei santi dopo l'assassinio del marito, ci racconta di una persona giá  attiva nel movimento per i diritti civili negli anni 50 e 60, tra dimostrazioni pacifiste e marce di protesta, attivitá  che poi avrebbe intensificato, ma sempre attenta, prudente, straordinariamente dignitosa nel proprio ruolo di custode della fede, non di nuovo pontefice. Incontrandola, era impossibile non avvertire insieme il sentimento di nobiltá  quasi regale, ma sempre di rispetto, un «domine non sum digna» che lei trasmetteva. Nella cultura, nella tradizione del sud dal quale proveniva, nero o bianco che fosse, sapeva di essere una moglie, una madre di famiglia, prima di divenire un'icona. Ce lo ha ricordato ieri Andrew Young, uno degli apostoli di King, presente con Jesse Jackson nel motel del supplizio, quando ha rammentato le accaldate riunioni dei leader a casa King, di notte, mentre Coretta, dopo avere messo a letto i bambini, preparava in cucina giganteschi breakfast di uova, pancetta e pane di granturco per gli uomini.
L'espressione un po' attonita, come di chi ancora non crede al proprio destino, che l'accompagnerá  nei suoi quarant'anni in veste di Madonna pellegrina di tutti i movimenti civili, dai diritti delle minoranze a quelli dagli omosessuali, nascose al pubblico una donna vera e vivace, che non aveva la vocazione alla santitá . Ricorda sempre Andy Young che quando l'entourage di King voló in Europa per il Nobel e si fermarono a Parigi, Coretta volle assistere a uno show scollacciato del Moulin Rouge, nonostante le proteste del marito, e degli altri «reverendi» presenti, preoccupati di essere visti in un locale non proprio mistico, anche se santi, pure loro, non erano. Ma Coretta, e la altre signore, non si arresero. «Ti ho seguito per i sei milioni di miglia, dieci milioni di chilometri, che ha percorso in dieci anni - disse al premio Nobel per la Pace - tu puoi seguirmi per il miglio che ci separa dal teatro».
Nell'eterno conflitto tra umanitá  e santitá , non mancarono nella sua vita accuse di ingordigia per farsi pagare care le reliquie del marito, come i 20 milioni di dollari chiesti (e rifiutati) alla Libreria del Congresso, le cause contro la Boston University, che le custodiva, le polemiche per i soldi accettati dalla societá  di telefonia Verizon quando usarono il discorso delle beatitudini, lo «I have a dream», in uno spot ed è noto che i suoi figli siano in lite perenne per l'ereditá , i diritti d'autore, lo sfruttamento del nome.
Mentre le ultime generazioni di afro americani, i figli della «cultura urbana» guardano a quell'uomo e alla sua beatificazione consacrata dalla festa nazionale in gennaio che Coretta strappó al Parlamento, come a un mito di non violenza che non parla piú a loro, preferendo magari un'altra icona del passato, il Malcolm X celebrato da Spike Lee. Ora, la morte della «Jackie O» nera rinfocolerá  le manifestazioni di devozione per il marito e per la generazione che lo accompagnó, Young, Jesse Jackson, la Parks, Abernathy, uomini e donne che stanno scomparendo uno a uno, come i vecchi soldati di una guerra che sembra vinta.
Ma che, come New Orleans ci mostró, non è forse neppure cominciata.

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