News per Miccia corta

23 - 07 - 2009

Quei quarantenni che uccisero il Pci

 

(la Repubblica, giovedí 23 luglio 2009)

 

 

 

 

 

 

La svolta della Bolognina e i guai che portó: dalle lacerazioni coniugali nelle famiglie dei funzionari alla confusione identitaria, la stessa di oggi

 

 

CONCETTO VECCHIO

 

 

 

Volete farmi passare per uno sfasciafamiglie!" Achille Occhetto a Montecitorio si scaglió cosí contro l'allora parlamentare Gianna Schelotto che sull'Unitá  aveva raccontato la storia di una coppia scoppiata per la Cosa. Amori finiti, lacerazioni coniugali, quanto dolore per la fine del Pci. Dopo che il segretario Occhetto aveva annunciato il cambio del nome, Massimo D'Alema e Walter Veltroni trascorsero la notte a litigare animatamente con le rispettive mogli, Linda Giuva e Flavia Prisco, contrarie alla svolta, tanto che D'Alema confessó al suo biografo Giovanni Fasanella: «Siamo proprio messi male. Se non riusciamo nemmeno a convincere le nostre mogli e i nostri parenti, come faremo a convincere il partito?». Peppino Caldarola, mozione del Sí, si separó dalla sua compagna, mozione del No. Uno psicodramma. «Cosa dobbiamo fare?», chiede a Muro appena crollato Claudio Petruccioli ad Alessandro Natta. E l'ex segretario, dalla penombra della sua stanza ingombra di libri, tra cui spicca la Divina Commedia: «Ma caro Petruccioli, cosa volete fare?».

Pietro Ingrao è a Madrid, dove ha partecipato ai funerali di Dolores Ibarruri. Torna in albergo e trova la casella intasata di foglietti di carta: lo cercano da Roma, in tanti, con urgenza. «Che vorranno mai?». Antonio Bassolino e Livia Turco sorpresi in Transatlantico a dichiarare: «Non puó che trattarsi di una follia». La folla sotto Botteghe Oscure e un militante avvicina Nilde Iotti: «A Nildeee! T'ha fatto magná  questo partito, e mo je volti le spalle? T'ha fatto magnaaa!»

10 novembre 1989, un venerdí. Occhetto ha visto le immagini di Berlino dalla tv della sua stanza di albergo di Bruxelles, dove ha incontrato Neil Kinnock, leader del Partito Laburista. «Non pensi che ora il Pci dovrebbe cambiare nome?» Risposta: «E' molto difficile. E' molto difficile. E' molto difficile». Rientrato in Italia va alla mostra dei Titani a Mantova per riflettere in silenzio. All'indomani è a una riunione di partigiani a Bologna, sezione Bolognina, seguita da due soli giornalisti, Walter Dondi dell'Unitá  e Giampaolo Balestrini dell'Ansa. Qui dichiara: «Traggo l'incitamento a non continuare su vecchie strade ma a inventarne di nuove, per unificare le forze del progresso». I giornalisti lo rincorrono. «Scusi, ma questo discorso lascia presagire anche il cambio del nome? "Lascia presagire tutto"». E' domenica 12 novembre 1989. Umberto Gaggioli, detto Scala, l'unico fotografo presente, immortala i partigiani che attorniano Occhetto per farsi spiegare cosa volesse dire davvero. All'indomani l'Unitá  fará  questo titolo, a metá  pagina: «Occhetto ai veterani della Resistenza: Dobbiamo inventare strade nuove». L'Ansa immette in rete la notizia solo nel pomeriggio inoltrato, alle 15,44: «Pci. Occhetto dice: "Bisogna inventare strade nuove"».

«Una svolta in contumacia» la definisce infatti Luca Telese, in un affresco di 750 pagine, Qualcuno era comunista (Sperling&Kupfer, euro 22). L'autore è soprattutto duro con la generazione dei 40enni, al potere allora nel Pci come oggi nel Pd. «L'indeterminatezza identitaria del Pd è la stessa che ammazzó nella culla la Cosa. Occhetto disse che bisognava uccidere il Pci per fare una cosa piú grande, ma tutto quello che n'è seguito è stato piú piccolo. E' l'idea stessa di partito di massa – in Italia – che si estingue con la Bolognina».

Le pagine piú belle sono quelle sulla Bolognina, il racconto dello straniamento che ne seguí. Le voci della base. Nanni Moretti che va nelle sezioni a girare La Cosa. Pintor, il giornalista preferito da Berlinguer, spietato con la Svolta. Vincenzo Visco che se ne esce con un «bisognerebbe chiamarlo Partito democratico». Ma anche il racconto di quell'anno: Tien An Men. Michele Serra e Tango e i socialisti («Cosa penso del dialogo con il Psi? Come autore non mi preoccupo. Come comunista sono terrorizzato»). Lo psicodramma è percorso fino al congresso di Rimini, febbraio 1991, l'atto di fondazione del Pds, con Occhetto che pregusta i titoli della sua elezione al Tg3 e si ritrova come prima notizia la sua capitolazione per mancanza quorum e la scissione di Rifondazione. Allora si scola un whisky e ripara a Capalbio. Claudio Velardi, che fu oscuro scrutatore di quel congresso, in una lunga testimonianza ora sostiene di essere stato lui uno dei "killer" del segretario: «Il giorno dello scrutinio si realizzó un meraviglioso imbroglio messo in piedi, anche con qualche talento, bisogna ammetterlo, dal sottoscritto».

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori