News per Miccia corta

29 - 06 - 2009

Nepal. Maoisti contro marxisti-leninisti la battaglia della falce e martello

 

(la Repubblica, lunedí, 29 giugno 2009)

 

 

 

"Le ali giovanili dei due partiti comunisti ormai operano come bande di mafiosi..." 

 

Rajendra Phuyal è stato trovato agonizzante vicino a un cumulo di spazzatura 

 

RAIMONDO BULTRINI

 

 

 

KATHMANDU 

 

Rajendra Phuyal è stato trovato agonizzante vicino a un cumulo d'immondizia, come uno dei bambini di strada che ogni giorno collassano sniffando colla negli angoli bui del quartiere turistico di Thamel. Ma il giovane, poi morto in ospedale, non era un orfano né un tossicomane. Formalmente ricopriva l'incarico di tesoriere del direttivo politico della Lega giovanile maoista di Kathmandu, anche se l'Istituto per i diritti umani Insec sospetta che facesse in realtá  il "collettore" per conto del Partito guidato dal "compagno Prachanda". «Un collettore - come spiega il presidente di Insec, Raj Pyakurel - è colui che riscuote tangenti mascherate da "donazioni" da commercianti e imprenditori».

Gli investigatori hanno archiviato il caso come un suicidio, "ingestione volontaria di pesticida". Anche l'Insec accredita questa ipotesi, rivelando che Rajendra era depresso per via di un grosso ammanco contabile. I maoisti invece parlano di un assassinio politico commesso dai vecchi compagni dell'Uml, l'Unione marxista leninista che da poco piú di un mese li ha sostituiti alla guida del Paese alleandosi con altri 20 partiti "della borghesia feudale". «Prima lo hanno ammazzato e ora ne infangano la memoria», ha gridato dai microfoni un dirigente maoista durante uno dei cortei che nei giorni scorsi hanno paralizzato la capitale nepalese. «Vogliono denigrarci e spingerci a tornare a combattere nella giungla», hanno incalzato i giornali del Partito.

Qualunque sia la veritá , la morte del giovane leader maoista ha aperto un nuovo fronte nella guerra tra Comitati centrali comunisti che si separarono nei lontani anni "˜50. L'Uml e i maoisti di Prachanda erano tornati a collaborare solo nell'ultimo governo. Nei nove mesi di coalizione marxista-maoista, il Nepal sembrava avviato verso un periodo di relativa stabilitá , dopo dieci anni di sanguinosa guerra civile costata oltre 15mila morti. Ma l'ombra del passato è tornata a proiettarsi presto nei palazzi della politica, ancora diffidenti verso la repentina sterzata "democratica" degli uomini di Prachanda. «Come gli altri partiti - sostiene Pyakurel - l'Uml era spaventato all'idea di integrare piú di 30 mila ex guerriglieri maoisti nelle Forze armate della neonata Repubblica». Per questo i marxisti leninisti non solo hanno negato loro l'appoggio parlamentare, ma si sono anche presi la poltrona del premier, estromettendo Prachanda con l'accordo di tutti i 20 partiti. Al suo posto siede ora Madhav Kumar Nepal, considerato il piú vicino ai maoobadi tra tutti i capi del partito marxista leninista. Un infuriato Prachanda, primo ministro per soli nove mesi, s'è per ora dovuto accontentare di uno sfogo pubblico contro i compagni dell'Uml: «Sono le pecore nere del comunismo», ha detto.

Ma la sfida a sinistra non va avanti solo con le parole. Secondo l'Insec i ferimenti di dirigenti e membri dell'Uml da parte dei maoisti stanno superando di gran lunga il record di vittime del Nepali Congress, nemico storico degli ex guerriglieri rossi. L'elenco dei fatti di cronaca legati direttamente e indirettamente ai dissapori tra Politburo va dagli attentati contro le moto degli avversari ai rapimenti, dalle violenze contro chi non rispetta lo sciopero di turno alle morti misteriose. Come quella del "collettore" Rajendra.

Ideologicamente le differenze tra marxisti leninisti e maoisti - almeno sulla carta - non sono insormontabili, e sulle due bandiere rosse sventolano le stesse falci e martello, sebbene quella dei marxisti sia sormontata da un sole anziché dalla tradizionale stella. «Ma le ali giovanili dei due partiti comunisti - spiega l'editorialista di República, Guna Raj Luitel - operano sempre piú come bande paramilitari, o come mafie, anche se sui giornali e nei comizi si accusano di "revisionismo" e "abbandono della lotta di classe"».In un Paese dove classi, etnie e caste si intrecciano, si alleano e poi combattono secondo le circostanze, la disfida rossa coinvolge ormai ogni aspetto della vita politica e sociale dell'ex regno diventato in poco tempo una tumultuosa Repubblica fondata sugli scioperi. Secondo il ministro delle Finanze, nell'ultimo anno si sono perse metá  delle giornate lavorative «per serrate, blocchi stradali e anarchia», mentre dopo i disordini seguiti alla morte del giovane leader maoista, i generi di prima necessitá  a partire del riso sono aumentati del 44%. E' una realtá  conosciuta solo in parte dai turisti che vengono qui ad ammirare le montagne. Tra le crepe di una democrazia ancora troppo giovane - dice Pyakurel - «l'unica speranza è che i maoisti si siano ormai assuefatti ai comfort della societá  borghese dopo dieci anni tra le zanzare e le sanguisughe della giungla. Una nuova lotta armata oggi sarebbe sconvolgente anche per loro». 

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