News per Miccia corta

26 - 01 - 2006

Oggi a Milano ``La Ragazza del secolo scorso``


(dal Corriere della Sera, 26 gennaio 2006)

IL PERSONAGGIO / La grande intellettuale comunista presenta la sua autobiografia alla Casa della Cultura
«Mi agito oggi come da ragazza»
Rossana Rossanda: «Io scrittrice? No, giornalista con una lunga coda di memoria»
C he sia una ragazza del secolo scorso non si vede dai capelli bianchi (quelli le sono venuti a 32 anni) e neanche dalle rughe che segnano il bel volto dallo sguardo malinconico. Semmai si vede da come ha vissuto, dalle passioni che hanno orientato le sue scelte, dalla dignitá  con cui ha incassato le sconfitte piú cocenti, umane e politiche: tutta roba davvero demodée. Rossana Rossanda è a Milano per presentare al pubblico la sua autobiografia «La ragazza del secolo scorso» (Einaudi), ieri sera all'Auditorium di Radio Popolare, oggi pomeriggio nella «sua» Casa della Cultura, accompagnata da Claudio Magris e da Ernesto Franco. «Questo», avverte l'autrice, «non è un libro di storia. E' quel mi rimanda la memoria quando colgo lo sguardo dubbioso di chi mi è attorno: perché sei stata comunista?». Ovvio che poi dentro questo libro la storia ci sia e anche la politica, avendo la Rossanda attraversato le trasformazioni dell'Italia, dagli anni Venti (è nata a Pola nel 1924) a oggi. Ma «La ragazza del secolo scorso» è soprattutto un bellissimo romanzo, pieno di pagine poetiche, scritto in un italiano raffinato ed evocativo, che, specie nella prima parte, ricorda il «Lessico famigliare» di Natalia Ginzburg. Insomma, la fondatrice del «Manifesto» è una grande scrittrice. «No, che non sono una scrittrice», si schermisce lei. «Sono solo una giornalista con una lunga coda di memoria». Una memoria che le permette di passare dalla crisi del '29 al Maggio francese, dalla Resistenza nelle campagne brianzole alle purghe di Leningrado. La memoria (nel romanzo) si interrompe di colpo nel 1969, quando Rossana Rossanda viene espulsa dal Pci con l'accusa di «settarismo». «Noi, ``manifesto``, non cademmo nel nulla come succedeva ai piú tra quelli che avevano lasciato il Pci», scrive nell'ultima pagina. «Cademmo nel pieno della crisi dell'universitá  e delle lotte operaie. Speravamo di essere il ponte fra quelle idee giovani e la saggezza della vecchia sinistra, che aveva avuto le sue ore di gloria. Non funzionó».
E' facile immaginare che la ragazza del secolo scorso non si trovi a suo agio nel nuovo millennio. «Certo che no», risponde Rossanda. «In questo secolo è cominciata l'ultima parte della mia vita. Ma io non mi sento una pensionata e mi agito come prima». In queste settimane, per esempio, sta facendo il giro d'Italia per parlare del libro. Stasera ci sará  anche l'amico Claudio Magris: «Siamo della stessa terra di frontiera», dice Rossanda. «Io me ne sono andata, egli è rimasto e quello che scrive mi rimanda alle radici perdute». Le radici sono quelle che hanno visto Rossana bambina sulla punta dell'Istria, una terra sospesa fra l'Italia, la Jugoslavia e l'Austria-Ungheria, dove in casa si parlava tedesco e in cucina i Kipferln stavano accanto ai biscotti. Ma le radici di questa strana pianta affondano anche a Milano: «Questa è la cittá  a cui ho voluto piú bene», racconta ancora Rossanda. «Milano per me è l'Universitá , il partito comunista del dopoguerra. Purtroppo la distanza di 40 anni ha sciolto molti legami».
Ottant'anni o giú di lí, un'autobiografia, il tempo dei bilanci...la ragazza del secolo scorso ha qualche rimpianto? «No. Gli errori li ho fatti, ma ``je ne regrette rien``».

Carlotta Niccolini

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori