News per Miccia corta

17 - 06 - 2009

Addio a Caprara, per vent'anni a fianco di Togliatti

 

(la Repubblica, mercoledí, 17 giugno 2009)

 

 

FILIPPO CECCARELLI 

 

 

 

Se n'è andato, a 87 anni, Massimo Caprara. Biografia ricca, movimentata, anche irrequieta nonostante il tratto distaccato e signorile. Vita duplice, per certi versi: metá  vissuta da protagonista discreto nel cuore del comunismo italiano; l'altra metá  ancora quasi tutta da rivalutare perché di quel mondo ormai disperso – personaggi, atmosfere, viaggi, manie, segreti – è proprio lui, Caprara, che deve considerarsi il primo, nonché il piú raffinato memorialista. Figlio della borghesia napoletana, laico crociano e promettente studioso di letteratura francese fu travolto giovanissimo dallo sbarco di "Ercoli", nel senso che con sicuro intuito politico pedagogico sin dall'inizio Togliatti ne fece il suo segretario, il primo redattore di "Rinascita", oltre ad assegnargli una serie di delicati incarichi informali che Caprara svolgeva, nel ricordo di Andreotti, poco piú grande, come «un compassato diplomatico della mitteleuropa».

E tuttavia, in quel Pci dove era necessario sdoppiarsi e anche triplicarsi, questo colto e ironico comunista si fece popolaresco sindaco di Portici, "don Massimino", quasi trasfigurato nella leggenda che lo vide togliersi le scarpe per donarle a un poveraccio. E sempre a proposito di scarpe, era proprio quello il tempo in cui Achille Lauro donava la sinistra prima del voto e la destra dopo: piú di ogni altro Caprara combattè il "Comandante", a viso aperto, come si vede ne "Le mani sulla cittá ", anche se il partito non volle che andasse lui, certo assai fotogenico, davanti alle telecamere. Deputato per diverse legislature, sempre acerrimo rivale da sinistra di Giorgio Amendola e dei non ancora battezzati "miglioristi" alla Napolitano, (il Capo dello Stato ieri ha espresso «la sua grande tristezza; condivisi con lui le prime esperienze culturali e politiche nella Napoli degli anni di guerra e nel 1953 entrammo insieme in parlamento»); fino a quando, nel 1969, non venne radiato, con qualche fatica dato il consenso di cui disponeva nella base, per la sua adesione al gruppo eretico e "frazionista" del Manifesto. Da quel momento in poi è probabile che l'ex segretario di Togliatti si sia lentamente messo in viaggio per approdare a una visione che negava il comunismo e la sua stessa esperienza, ma senza troppi risentimenti, né vittimismi. Divenne allora giornalista indipendente, ma soprattutto scrisse un sacco di libri sul suo ex mondo, alcuni anche molto belli pieni com'erano di vicende umane e quindi vivi, attuali, imprescindibili. La dissoluzione delle cornici ideologiche, che cosí intensamente nella sua prima vita aveva condiviso, gli offrí nella seconda il dono dell'ironia, dell'eleganza e della leggerezza. Nessuno mai ebbe a che ridire sugli scritti di Massimo Caprara: a riprova che la storia e la letteratura sono parenti a casa della veritá . 

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