News per Miccia corta

25 - 01 - 2006

PASSATO & PRESENTE. Pino Rauti va con Forza Italia


(dal "Corriere della Sera", 25 gennaio 2006)

E Rauti andó con Silvio: è l'uomo forte della politica

«Lo incontrai quando ero leader del Msi, gli promisi il nostro appoggio»

La voce di Rauti al telefono è incrinata dalla bronchite, non dagli ottant'anni imminenti: «Silvio Berlusconi è senza confronti la personalitá  piú spiccata su piazza. L'uomo forte della politica italiana. Basta vedere come parla, come si muove: si vede che è il creatore di una colossale azienda e ora trasferisce il suo decisionismo in politica. Ha carisma, gli altri al suo cospetto appaiono scoloriti. Ma il paragone con il Duce non si puó fare: Berlusconi è uomo di governo, Mussolini era uomo di Stato». Se non fosse Pino Rauti, cui molto si puó rimproverare ma non di aver cercato in politica la convenienza, verrebbe il sospetto che dietro l'elogio di Berlusconi ci sia l'accordo annunciato ieri a Stefano Cappellini del Riformista . «In effetti, l'intesa di massima c'è; ora bisogna definirla. Ho chiesto sei posti nelle liste di Forza Italia. Mi piacerebbe rappresentare il Lazio in Senato: dopo Montecitorio, l'Europarlamento e il Consiglio d'Europa, Palazzo Madama mi manca». Siccome di Rauti si tratta, è esclusa la piaggeria, ma non una consonanza umana, prima che politica. «áˆ vero, Berlusconi mi è sempre piaciuto. L'intesa è solo tecnica, resa obbligatoria dalla legge elettorale: siamo in disaccordo su molte cose, dall'appoggio a Bush e Israele alla precarietá  del lavoro. Peró tra noi c'è sempre stata grande simpatia, sin dai primi incontri». Antiche storie milanesi. «Erano gli Anni Ottanta, Berlusconi aveva fondato la tv privata, e noi del Msi la guardavamo con favore. A farci incontrare fu Servello, che del Cavaliere era molto amico. Poi, quando divenni segretario del partito al posto di Fini, lo vidi altre tre volte, tra il '90 e il '91. Per il poco che contavamo, gli assicurai il nostro appoggio. L'ho rivisto il mese scorso, a palazzo Grazioli. Poi mi ha chiamato due volte al telefono. Di persona è molto meglio che in tv. Piú complesso, piú preparato, piú profondo. Nel '96 perse le elezioni per colpa mia: Pilo calcoló che la Fiamma tricolore, presentandosi da sola, fece perdere al centrodestra 39 collegi. A Roma mia figlia Isabella correva contro Veltroni e Mancuso: prese il 7%, Veltroni vinse grazie a lei, e me ne ha sempre dato atto. Scoprii poi che nelle regioni rosse la sinistra aveva raccolto le firme per le nostre liste. Ora ho occasione di risarcire Berlusconi. Saró la sua pecora nera».
Il Cavaliere molto meglio di Fini, è ovvio. «Non è il momento di polemizzare. Ma Fini ha giá  fatto sapere che con me ogni accordo è impossibile. Contraccambio, perché da sempre rappresenta il mio contrario. Io guardo al fascismo del ventennio e piú ancora a quello di Saló, repubblicano, sociale, antiliberale, antisistema. Lui è il destrismo, la conservazione. Il sistema. Giá  nel '68 agitavo le tesi di Evola, il primo dei contestatori della societá  capitalista; e con me erano i giovani migliori, da Marco Tarchi a Gianni Alemanno. Dopo il crollo del comunismo bisognava andare a sinistra. Fini andó a Fiuggi, e poi a Washington e a Gerusalemme».
Qualche viaggetto in passato se l'è concesso pure Rauti. La Spagna di Franco, il Portogallo di Salazar, la Grecia dei colonnelli. «Vi andai proprio nel '68, ma non con Delle Chiaie e Merlino, com'è stato scritto. Ero con Maceratini, e scrissi una serie di reportage per il Tempo . Favorevoli, certo: i colonnelli avevano dato una scossa a un Paese vecchio e corrotto, l'unico al mondo dove mettevano solo 19 sigarette in ogni pacchetto; il re o chi per lui faceva la cresta pure su quello. I colonnelli aggiunsero la ventesima sigaretta. Non solo: obbligarono i medici, che per il 90% vivevano ad Atene e Salonicco, a prendere servizio nelle isole e in Tessaglia».
La vita gli ha riservato amarezze (indagato, ma scagionato, su piazza Fontana, pestato dagli estremisti di sinistra e fotografato da Lotta continua sotto il titolo: «Colpa nostra non è, bensí della metropoli tentacolare») e incontri fortunati. «Dopo aver fatto il mio dovere a Saló, ero prigioniero degli inglesi in Algeria. Con un gruppo di camerati riesco a fuggire, ma i francesi ci fermano presso la frontiera marocchina. Simpatizzo peró con il loro comandante, il maggiore Argoud, che mi invita a sedere con lui alla mensa ufficiali. Anni dopo scopro che è diventato colonnello e uno dei capi dell'Oas, la destra antigollista. Amico ritrovato. Quanto a Salazar e Franco, non mi sono mai piaciuti. Il mio riferimento è sempre stata la Falange. ሠun tema su cui ho discusso spesso con Cossiga: il Caudillo profittó dell'idealismo di José Antonio e delle sue camicie azzurre, per poi imprimere una svolta clericale e conservatrice». Meglio Fidel Castro. «Un grande, non solo per lo scontro con l'America. Dopo la guerra i ribelli sudamericani guardano a Mosca e al Pcus, proprio come prima guardavano a Roma e al Duce. Un tempo avevamo i peronisti in Argentina e le camicie verdi di Delgado in Brasile, poi abbiamo avuto i castristi. Ora dal Venezuela alla Bolivia è palese un risveglio anti-yankee».
Nell'attesa di candidarsi con Berlusconi, Rauti sta per pubblicare il terzo volume della sua monumentale Storia del fascismo (ne mancano altri tre). Apprezza Storace, che l'anno scorso ha appoggiato invano contro Marrazzo, e si è riconciliato con Alemanno, che è tornato suo genero. «Isabella e Gianni si sono risposati. Purtroppo lui non è tornato indietro politicamente. Ma quando mi è stato posto il quesito, ho risposto: figlia mia, la politica è la mia vita, ma il mio nipotino Manfredi viene prima di tutto. Oggi siamo felici». E le altre donne della destra? «Assunta Almirante l'ho sempre rispettata. Anche perché ci fu un tempo in cui simpatizzava per la mia creatura, Ordine Nuovo. Peccati di gioventú, dirá  lei ora. Alessandra Mussolini invece con noi non c'entra. Negli anni di piombo era altrove: si considerava una Scicolone, o forse dovrei dire una Loren. Poi si è ricordata di avere pure un nonno, oltre che una zia. Ma non è di destra, è una femminista. E quando i nostri hanno contestato il Gay Pride e sono volati gli schiaffi, lei era dalla parte dei gay».
Aldo Cazzullo

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