News per Miccia corta

13 - 06 - 2009

Sei arresti: «Volevano rifare le Br»

 

(il manifesto, 12 giugno 2009)

 

 

 

 

di Sara Menafra

 

C'erano le armi e qualche cattiva intenzione. A quel che sembra, non molto di piú. Ieri, su ordine del procuratore aggiunto di Roma Pietro Saviotti la polizia ha arrestato sei persone tra Roma, Milano e Genova. Tutte sono accusate di banda armata e associazione sovversiva per aver cercato di ricostituire le Brigate rosse.

 

L'indagine è durata due anni, con ascolti telefonici e ambientali. Se la legge anti-intercettazioni approvata ieri alla camera fosse stata in vigore, il tutto sarebbe durato due mesi e probabilmente si sarebbe chiuso prima del tempo.

 

I protagonisti dell'indagine sono tutti piuttosto attempati. Bazzicano il mondo della sinistra antagonista con qualche simpatia per le ex brigate rosse. Le vecchie e quelle di Nadia Lioce e Mario Galesi. Tutto gira attorno a Luigi Fallico, corniciaio romano, 57 anni. Pare che da giovane fosse un simpatizzante delle Br, anche se nella sua fedina penale compare solo qualche reato comune comuni. Attorno a lui, un giro di una decina di persone, tra i quaranta e i sessant'anni. Insieme a lui, nella capitale, è stato arrestato Bernardino Vincenzi, coetaneo: durante la perquisizione di ieri mattina, la polizia gli ha trovato in casa una pistola calibro 9 con puntatore laser. E Bruno Bellomonte, di passaggio a Roma ma sardo di Sassari. Due anni fa, Bellomonte era finito nell'inchiesta su A manca pro s'indipendentzia, organizzazione indipendentista e di sinistra. L'inchiesta si chiuse con un nulla di fatto e una raffica di assoluzioni e infatti ieri i militanti di A manca hanno protestato per gli arresti esprimendo solidarietá  a Bellomonte con un comunicato diffuso on line in cui si parla della militanza «alla luce del sole».

 

A Genova è stato preso Gianfranco Zoia, 55 anni, imprenditore edile con un passato da fiancheggiatore delle Br e qualche anno di carcere ai tempi. Con lui Riccardo Porcile, 39 anni. ሠin casa sua che la polizia ha trovato una borsa con due mitragliette, una pistola, dei detonatori e dell'esplosivo. Infine, c'era un gruppetto a Milano, a cui avrebbe preso parte anche lo scrittore Ernesto Morlacchi, indagato a piede libero. I tre «nuclei» si vedevano raramente, quasi sempre a Rapallo. Ma la frequentazione era sporadica, tra un incontro e l'altro poteva passare anche un anno.

 

Nell'ordinanza del gip Maurizio Caivano, il gruppo è accusato di aver avuto in mente un attentato da realizzare in Sardegna nei giorni del G8. Ma nelle intercettazioni citate il progetto è piuttosto vago e sono stati gli stessi investigatori ieri a confermare che il piano era solo in abbozzo. Il gruppo non ha mai parlato concretamente di dove, quando e come si sarebbe dovuto agire. «L'importante è che si fa qualcosa de grosso, poi la pago, non me ne frega un cazzo, vada come vada... il cento per cento non si puó mai ottenere», dice Fallico il 16 dicembre 2008. E Bellomonte gli replica: «Soprattutto nelle nostre condizioni non ci arriveremo». Nella telefonata i due fanno diverse ipotesi, parlano persino di modellini radiocomandati da mandare in Sardegna non si sa bene dove. Non se ne è fatto nulla.

 

Contro Fallico, infine, ci sarebbe poi la sua supposta frequentazione con Nadia Lioce, la leader delle nuove Br colpevoli dell'omicidio di Massimo D'Antona, Marco Biagi e dell'agente Emanuele Petri. Una vicinanza che avrebbe fatto ipotizzare la partecipazione del corniciaio romano alle azioni di cinque anni fa.

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