News per Miccia corta

11 - 06 - 2009

Quando il «partito» era vicino agli operai

(Unita.it)

 

di Cesare Buquicchio

Si potrebbe anche intitolare "Berlinguer, cos√≠ lontano cos√≠ vicino"¬Ě il documentario di Paolo Pisanelli che invece si intitola, pi√ļ fedelmente, "Enrico Berlinguer ‚Äď Conversazioni in Campania"¬Ě. Ma √® cos√≠ lontano il segretario del Partito comunista italiano, di cui in queste ore corre il venticinquesimo anniversario della morte. Lontano dai tanti ragazzi napoletani con cui il documentario, realizzato nel 2004, si apre. In tanti rispondono ¬ęboh?¬Ľ alla domanda ¬ęChi era Berlinguer?¬Ľ. Qualcuno azzarda incautamente: ¬ęForse era un personaggio della Prima guerra mondiale...¬Ľ. Si resta increduli quando il documentarista si addentra nella facolt√°¬† di Scienze politiche senza ottenere dai ragazzi in attesa di un esame o nella pausa tra una lezione e un seminario, una risposta migliore di quel ¬ęboh?¬Ľ. Tocca ad Abdon Alinovi, storico dirigente Pci e concittadino di quei ragazzi, dare la colpa di quell'ignoranza proprio alla politica e ai partiti di oggi e "scagionare"¬Ě l'incoscienza di quei giovani.

Ma √® cos√≠ vicino, d'altra parte, Berlinguer proprio ai padri di quei ragazzi. In un bellissimo filmato inedito, che costituisce il centro del documentario, il segretario nel 1980 incontra, infatti, una folta delegazione di operai dello stabilimento Alfa Sud di Pomigliano d'Arco. Con loro trascorre quello che sar√°¬† un lungo pomeriggio, mentre sul suo tavolo si affollano centinaia di fogli che iniziano tutti con la formula "Compagno Berlinguer voglio chiederti..."¬Ě prestampata dal partito, a cui loro hanno aggiunto domande, richieste, riflessioni. I lavoratori si alzano in piedi, ognuno di loro si introduce dicendo nome e reparto di appartenenza (presse, verniciature, ecc.), leggono le loro domande, inciampano sulla pronuncia di Afghanistan, ma nei loro occhi c'√® la gratitudine per quell'uomo minuto che con pazienza e interesse prende appunti e ragiona con loro.

Berlinguer risponde con la sua voce ferma e precisa. Spiega con calma a quei compagni quanto profondamente sia da rinnovare la societ√°¬† italiana per sradicare la disoccupazione e soprattuto le sue cause. "Perch√© noi vogliamo una societ√°¬† che rispetti tutte le libert√°¬†. Meno una. Quella di sfruttare il lavoro di altri esseri umani. Perch√© questa libert√°¬† tutte le altre distrugge e rende vane"¬Ě. Conduce i suoi interlocutori attraverso le difficili letture dei fatti internazionali dall'invasione della Cecoslovacchia al golpe in Cile. Ribadisce la posizione di dissenso, sua e del partito, sulla presenza delle truppe russe in Afghanistan. Spiega senza tentennamenti che ¬ęla rivoluzione non si esporta¬Ľ e che quella in corso nel paese asiatico rivoluzione non √®. Condivide con loro i timori per una politica internazionale che corre verso l'aumento degli armamenti atomici che ha all'orizzonte una guerra nucleare. Pur nella ovvia deferenza degli operai nei confronti del loro illustre interlocutore, nelle immagini montate con sapienza da Pisanelli, nessuna barriera, sociale o culturale, appare tra Berlinguer e i lavoratori di Pomigliano d'Arco. Si percepisce in modo distinto la voglia di ascolto che ha il segretario del partito e la necessit√°¬† che hanno quelle persone di idee e spiegazioni che facciano superare le difficolt√°¬† di ogni giorno.


Guardandolo in questi giorni, non si pu√≥ non pensare anche alle tante inchieste che segnalano la distanza che c'√® ora tra il Partito democratico e gli altri partiti "figli"¬Ě del Pci di Berlinguer dalla "classe operaia"¬Ě. Ma quelle immagini ingiallite non ci raccontano dove √® andata a finire quella voglia di ascoltare, quella pazienza, quella disponibilit√°¬† a ragionare con agli operai per affrontare il mondo "insieme"¬Ě.

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