News per Miccia corta

05 - 06 - 2009

``La furia di un ragazzo`` in un film la vita di Trentin

 

(la Repubblica, venerdí, 05 giugno 2009)

 

 

 

 

 

  Nel 1998, l'ex leader della Cgil si rivela a Giraldi. Ritratto di un intellettuale militante 

 

 

ROBERTO MANIA 

 

 

 

ROMA - «Dopo il mio primo arresto», nella Francia in mano ai fascisti, «venne a visitarmi mia madre. Io mi sentivo un eroe. Mi diede due schiaffi, poi mi sussurró: "Se fai il nome di tuo padre ti ammazzo". Rimasi molto male, ma è uno dei ricordi molto belli che io...». Bruno Trentin non riesce a terminare la frase. Lo blocca un nodo alla gola e gli occhi, incorniciati tra le profonde rughe che gli attraversano il viso, si inumidiscono. Diventano lucidi. Si commuove al ricordo della mamma e del padre Silvio. ሠil 1998. L'ex leader della Cgil ha 72 anni. Quell'anno accettó di raccontarsi per oltre dieci ore davanti alla macchina da presa di Franco Giraldi. Raccontó la sua vita riflettendo su piú di mezzo secolo di storia. Giraldi ne ha fatto un film ("Con la furia di un ragazzo") proiettato per la prima volta ieri a Roma alla Casa del Cinema, a due anni dalla morte di Trentin.

Ed è un film che non ti aspetti. Perché è la storia delicata di un uomo. E non quella del sindacato, né quella di un partito. ሠla lunga vita di Trentin vissuta prima «con la furia di un ragazzo», com'egli ammette, e poi con la serenitá  dell'anziano. In mezzo il lavoro di un intellettuale-militante raffinato, tormentato e complicato, sedotto dalla forza spontanea dei movimenti sociali collettivi, ossessionato dal rispetto della delega dei lavoratori. I luoghi dell'azione - Tolosa, Milano, Mirafiori, le piazze, le assemblee, le fabbriche, la Fiom, la Cgil e le montagne delle Dolomiti - si intrecciano, come solo nel cinema puó accadere, con gli uomini incontrati: il padre Silvio, Di Vittorio, Foa, Guido Rossa, l'amico di San Candido, gli operai. Il bianco e nero dei filmati d'epoca si contrappone alla luminositá  sfacciata delle Dolomiti. Perché è lí tra le Alpi che Trentin, con le «radici strappate» (nacque in Francia visto che il padre scelse l'esilio piuttosto che giurare, da professore di diritto, fedeltá  al fascismo), trovó il suo «punto di riferimento». E lí, nell'agosto del 2006, cadde dalla bicicletta per non riprendersi quasi piú.

C'è un Trentin inedito nel film. Quello che ricorda «la tentazione sia pur adolescenziale del suicidio per la paura di dover parlare», nella prima notte in carcere. E il Trentin dei rimpianti: non «aver potuto conoscere meglio» Guido Rossa, il delegato dell'Italisider ammazzato dalle Br e aver vissuto troppo «in fretta» il dopoguerra. Appunto «con la furia di un ragazzo».

Poi c'è il Trentin conosciuto. Il leader della Fiom negli anni 60 con l'operaio-massa che diventa soggetto politico autonomo. Che chiede diritti oltre che una paga migliore. Trentin che rompe un tabú e rivendica - proprio come Di Vittorio - l'autonomia del sindacato dal partito. Quindi il rimprovero al Pci di Berlinguer di aver disperso il patrimonio politico dell'autunno caldo. Ci sono le dimissioni dalla Cgil nel "˜92 dopo l'accordo con Amato per la fine della scala mobile, poi la «risalita» nel "˜93 con Ciampi. Un Trentin sereno, senza piú la "furia" di un tempo. 

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