News per Miccia corta

28 - 05 - 2009

La Martinella e la via crucis delle stragi nel nostro paese

 

(il manifesto, 27 maggio 2009)

 

di Enzo Mazzi



La Martinella suonerá  ancora all'una di notte del 27 maggio, per svegliare la memoria della cittá  di Firenze cosí profondamente ferita dalla bomba che 16 anni fa, nel 1993, sventró il palazzo dei Georgofili, colpí gli Uffizi e soprattutto uccise cinque persone e ne ferí piú di quaranta.
La Martinella è una campana nata per scopi bellici. Forse il suo nome deriva proprio da «Marte», dio romano della guerra, a cui inizialmente la cittá  di Firenze fu dedicata prima che nel Battista mutasse il primo padrone, come scrive Dante nell'Inferno.
Suonava ininterrottamente nell'imminenza di una guerra e accompagnava l'esercito fiorentino issata sul carroccio. Oggi anche il suo rintocco ha mutato padrone: non piú la guerra ma la gestione pacifica della memoria.
Quest'anno la memoria delle stragi è arricchita dal grande valore simbolico della partecipazione di Licia Pinelli, vedova di Giuseppe Pinelli, insieme alla vedova di Luigi Calabresi al «giorno del ricordo delle vittime del terrorismo e delle stragi». Il coraggio delle due donne e la sensibilitá  profetica del Presidente Napolitano apre nuovi scenari alla pacificazione delle memorie.
La signora Pinelli ha detto una cosa che a mio avviso puó indicare la prospettiva che ora si apre: «áˆ un passettino avanti verso la veritá ». Lo stesso Napolitano ha sostenuto questo bisogno di veritá  come via maestra per l'indispensabile pacificazione.
Non basta la lacrima rituale di un giorno e soprattutto è fuorviante restringere la strage degli Uffizi al fenomeno mafioso. Lo fanno intendere anche gli organizzatori di un Convegno che è tenuto a Firenze ieri, quando nell'invito parlano di «ombre che ancora permangono» sui mandanti.
Un unico filo lega inscindibilmente le stazioni di quella interminabile via crucis di stragi iniziata con la strage di piazza Fontana e conclusa da quella fiorentina insieme a quella milanese di via Palestro. Giá  nel '69, si sarebbe potuto e dovuto investigare sull'intreccio neofascismo-servizi deviati-Gladio-logge segrete-mafia. Si preferí invece depistare la forza repressiva dello Stato, distogliendola da quell'intreccio e indirizzandola contro la gente che cercava pacificamente un cambiamento. Si dette cosí spazio all'estremismo violento di ogni colore. All'Isolotto di Firenze, ad esempio, nel gennaio 1969, si omise di incriminare le prime squadre neofasciste che, armate di catene e bastoni, provocarono nella chiesa la gente, e si mandarono in tribunale quasi mille persone, fra cui cinque preti, le quali, in modo assolutamente non-violento, difendevano profondi valori di convivenza e che furono pienamente assolte. Pier Luigi Vigna, a quel tempo Procuratore a Firenze, potrebbe rivelare il perché di quella scelta scellerata. In tutta Italia, nel biennio '68-'69, si fece sistematicamente un uso repressivo e depistante della denunzia e del processo penale contro studenti e operai.
Oggi l'impegno di chi ha tenuta alta la memoria incomincia a dare i suoi frutti di veritá  e pacificazione e anche da parte di una magistratura, profondamente cambiata, si ammette che quell'intreccio perverso è la pista piú credibile di tutto lo stragismo.
Oltre a suonare la Martinella, metafora della volontá  di tenere viva la memoria e di pacificarla, occorre perseguire con piú forza l'autonomia delle coscienze e la piena responsabilitá  delle scelte. La strategia della paura, che oggi fortunatamente ha rinunciato alla violenza stragista e terrorista e si svolge tutta sul piano politico, non è finita e ha tanto piú spazio quanto piú le coscienze sono ricattabili dalla dipendenza. Per contrastare tale strategia politica occorre puntare sulla trasformazione culturale e su una grande alleanza con la vita scommettendo sugli aspetti positivi dell'uomo e della storia.

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