News per Miccia corta

27 - 05 - 2009

«Sono certo: i servizi dietro la strage»


(Corriere della Sera, 26 maggio 2009)

Parla il pm Di Martino. «Le parole di Napolitano sono un' iniezione di fiducia»

Del Frate Claudio

 


 

BRESCIA - «L' avete sentita l' udienza di stamattina? Ecco, è la dimostrazione che sulle stragi, anche su episodi apparentemente secondari, basta porre alcune domande e le veritá  ufficiali vacillano, diventano difficili da sostenere. Ringrazio il presidente Napolitano per le sue parole, sono state per noi un' iniezione di fiducia». Roberto Di Martino è il magistrato che - assieme al collega Francesco Piantoni - rappresenta l' accusa al processo per la strage di piazza della Loggia in corso a Brescia. Giovedí ricorre il trentacinquesimo anniversario dell' eccidio, a pochi giorni dalle parole con le quali il capo dello Stato ha invocato veritá  senza guardare in faccia a nessuno. Di Martino, almeno, ci sta provando. In vista delle celebrazioni di giovedí, la piazza bresciana è divisa: da un lato c' è il clima di rinnovata speranza che le parole del Quirinale e il nuovo processo hanno ingenerato; dall' altro ci sono le frange della sinistra radicale che preparano contestazioni alla cerimonia ufficiale del Comune. Comunque vada, il processo di Brescia è l' unico in corso in cui si stia cercando di mettere qualche punto fermo sulle bombe degli Anni 70 e sulle corresponsabilitá  delle istituzioni. All' udienza di ieri mattina è stata presa in esame la morte di Giancarlo Esposti, un estremista nero che fu tra i primi sospettati della strage. Ma tre giorni dopo l' esplosione di piazza Loggia, Esposti morí in un conflitto a fuoco con le forze dell' ordine a Pian del Rascino, una sperduta localitá  tra i boschi di Lazio e Abruzzo. Ufficialmente il tutto avvenne durante un' operazione anti bracconaggio a cui partecipava peró un numero insolitamente alto di uomini in divisa. «Abbiamo sentito tre guardie forestali - dice Di Martino - che presero parte all' episodio; ma la dinamica, l' uso delle armi emersi stamattina sono in contrasto con quanto venne riferito all' epoca dei fatti. Come spesso ci è capitato di constatare durante questa indagine». Al processo di Brescia l' accusa è fortemente convinta che dietro la strage ci fu l' intervento di «pezzi» delle istituzioni, servizi segreti in particolare. Sempre secondo l' impianto dell' accusa, il trait d' union tra gli autori della strage (i fascisti di Ordine Nuovo) e i servizi segreti sarebbe stato il generale Francesco Delfino, all' epoca comandate dei carabinieri di Brescia. «E' quanto affermano le confessioni dei pentiti Digilio e Tramonte - dice il magistrato in una pausa del processo -. I servizi segreti istigavano alla commissione di quegli atti i neofascisti, questi ultimi sono stati pura manovalanza, della piú bassa. Riportati all' oggi quegli estremisti sarebbero paragonabili agli ultras delle curve, niente piú». Le parole di Napolitano hanno riacceso l' attenzione su vicende giudiziarie come quella bresciana. «Ringraziamo il capo dello Stato - cosí Di Martino riprende il filo del discorso - perché le sue parole sono state per noi un' iniezione di fiducia. Di questi tempi non gode di molta popolaritá , ma anzi suscita avversione curiosamente trasversale chiunque torni a parlare di ruolo dei servizi segreti nelle stragi italiane. E badate che parlo di 007 sia italiani che americani. Il ruolo di questi ultimi sbuca da ogni parte, strumentalizzano e istigano i bombaroli "neri"; gli ordinovisti avevano contatti continui con gli agenti statunitensi in Italia, a un certo punto qualcuno di loro si lamenta addirittura perché non ricevono piú denaro dagli americani». Ma che cosa ha in piú questa inchiesta rispetto alle altre che si sono concluse in passato con un nulla di fatto? «Le dichiarazioni dei due pentiti sono state molto approfondite. Purtroppo Digilio è morto (anche se il suo racconto è stato acquisito al processo attraverso un incidente probatorio) e Tramonte ha problemi di salute: è questa la vera difficoltá  del processo in corso. Ma altri testimoni sapranno dare un forte contributo di veritá ».

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