News per Miccia corta

24 - 05 - 2009

``Ecco gli assassini di Mauro Rostagno``

 

(la Repubblica, domenica, 24 maggio 2009)

 

 

 

 

  Svolta nelle indagini dopo i racconti di due pentiti trapanesi. La sorella: ma la veritá  è ancora lontana 

 

 

SALVO PALAZZOLO 

 

 

 

PALERMO - Due pentiti della mafia trapanese svelano che Mauro Rostagno «rompeva giornalmente» con i suoi telegiornali a "Rtc". E fanno il nome di uno dei sicari che fu incaricato di regolare la questione una volta e per sempre. «Vito Mazzara è il numero uno per sparare con il fucile», dicevano di lui in Cosa nostra. Alternava il campionato di tiro al volo con gli omicidi che gli commissionava Vincenzo Virga, il capo della famiglia di Trapani. Il killer oggi sessantunenne e il capomafia settantenne, da tempo ormai in carcere, sono stati raggiunti da un'ordinanza di custodia per l'omicidio di Mauro Rostagno.

A quasi 21 anni da quella sera del 26 settembre, la svolta nelle indagini del procuratore aggiunto Antonio Ingroia e del sostituto Gaetano Paci è arrivata con una perizia balistica della polizia scientifica. I tre bossoli ritrovati attorno al cadavere di Rostagno erano stati sparati da un fucile calibro 12, dello stesso tipo utilizzato da Mazzara per altri cinque delitti. La perizia dice soprattutto che uno di quei bossoli che colpirono Rostagno ha la stessa traccia trovata su altri tre bossoli sparati da Mazzara in due omicidi. Per la Scientifica vuol dire che quei proiettili erano stati caricati una volta sullo stesso fucile.

«Rostagno è morto per le sue trasmissioni», ha spiegato il pentito Sinacori: «Ogni giorno parlava male di Cosa nostra e dell'ambiente attorno». Da anni, ormai, i mafiosi si lamentavano di Rostagno per la sua attivitá  a Rtc. «Arrivó un momento, nell'estate 1988, che Francesco Messina Denaro, rappresentante provinciale di Cosa nostra, comunicó di aver dato incarico a Virga dell'omicidio». Ma resta ancora il mistero del perché l'ordine arrivó proprio nell'estate 1988. ሠquello che adesso la Procura vuole scoprire, approfondendo quello che in questi anni è rimasto in sospeso. Perché la perizia balistica ha svelato soprattutto un particolare: uno dei tre killer frantumó con il calcio del fucile il finestrino posteriore, lato guidatore, della Duna di Rostagno. Sul sedile c'era una borsa, in cui i sicari frugarono. In quello stesso momento, un altro gruppo avrebbe fatto irruzione nella redazione di Rtc. «Cercavano una cassetta - spiega Carla Rostagno, la sorella di Mauro - ma non sappiamo quale scoop contenesse». Carla Rostagno dice ancora: «Questo primo passo nelle indagini mi riempie il cuore. Ma adesso bisogna cercare i mandanti, che non furono solo di mafia. Sono convinta che ci fu una convergenza di interessi attorno alla morte di Mauro. E purtroppo, negli ultimi tempi della sua vita, Mauro fu lasciato solo». Forse, aveva ripreso un traffico d'armi clandestino sulla pista abbandonata di Kinisia, fra Trapani e Marsala. Nel 2002, Ingroia aveva inviato un consulente a cercare notizie sui traffici clandestini nell'archivio del Sisde: non fu fatto neanche entrare. Ben piú solenne fu la giustificazione che il servizio segreto militare offrí nel "˜98 ai pm di Trapani che chiedevano di alcuni ufficiali che avrebbero potuto sapere della pista abbandonata: «Segreto di Stato». 

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