News per Miccia corta

16 - 05 - 2009

L'anarchico Valitutti: ``Aspettiamo la veritá  come per Sacco e Vanzetti``

 

(la Repubblica, sabato, 16 maggio 2009, Pagina VII – Milano)

 

 

 

  Quella notte ero nella stanza a fianco, ma il pm D'Ambrosio non mi ha mai interrogato 

 

 

PIERO COLAPRICO 

 

 

 

«Per Sacco e Vanzetti ci sono voluti settant'anni, ma la veritá  è emersa. Noi anarchici vogliamo la veritá , di quella notte, io sono l'unico e l'ultimo testimone. La nostra vendetta è solo un mondo migliore». Pasquale Valitutti aveva 23 anni ed era l'ultimo anarchico da interrogare la notte del 15 dicembre del 1969. Il penultimo era Pino Pinelli, che entró vivo nella stanza dell'interrogatorio e uscí morto, nel cortile, quattro piani piú sotto. La bomba di piazza Fontana, con sedici morti, era esplosa da tre giorni. Quarant'anni fa e per lui - il Lello, come lo chiamano a Milano - è come se fosse ieri.

La vedova di Pinelli, la signora Licia, e la vedova del commissario Calabresi, la signora Gemma, si sono incontrare sabato scorso, davanti al Capo dello Stato...

«Mi ha chiamato mia moglie, mi ha detto al telefono quello che diceva Napolitano, che Pinelli era una brava persona e mi sono messo a piangere. E ha detto che era una vittima. Finalmente, sono quarant'anni che stiamo lottando per la veritá , insabbiarla non era piú possibile».

C'è molta divisione tra gli anarchici sul punto, ci sono state le scritte di contestazione a Torino e Milano, lei che pensa?

«Licia è mia amica, ci siamo parlati. Sappiamo tutti noi che abbiamo vissuto quel periodo che solo essere sfiorati da piazza Fontana era infamante. Ha avuto occasione di ripulire almeno da questa infamia suo marito, il padre delle sue figlie, il nonno del nipotino. Se le due vedove si aiutano a stare in pace, sono contento per loro, davvero. Ma il mio cuore ricorda anche che Pino era anarchico, non era solo un papá  o un marito. E ora è diventato una vittima del terrorismo, e va bene. Ma, scusate, l'hanno ammazzato le Brigate Rosse? No, vero? Se vittima vuol dire vittima, ci aiutino a scoprire chi l'ha ucciso. Come dice Licia, apriamo gli armadi».

Si puó essere vittime anche senza assassino, purtroppo. Anche in guerra succede, e li chiamano "danni collaterali". L'inchiesta parla di malore, non ci puó stare?

«Danni collaterali? Questo è un arrampicarsi sugli specchi... Erano tre giorni che eravamo lá , tutti anarchici, e alla fine siamo rimasti in due, vicino alla stanza dell'interrogatorio, dove avevano portato Pino alle 22.30 e dove c'era il commissario Calabresi. Come potevo distrarmi? Ho sentito, venti minuti prima di mezzanotte, un trambusto. La mia attenzione, giá  alta, diventa ansia. E poi, nel silenzio totale, dopo un po', ho sentito il tonfo del corpo. Senza un grido, un "ma che fai?". Niente. Quando con il giudice abbiamo fatto il sopralluogo, mi è stato chiesto: "Ma dov'era lei? Qua? Il corridoio non si vede", perché c'era una macchina delle bibite. "Ma quella notte non era qua", e faccio notare dov'era prima, e c'era tanto di macchia sul pavimento. Perché l'hanno spostata?».

E l'ha detto a D'Ambrosio?

«Mai visto. Ha condotto l'inchiesta, ma non ha mai interrogato l'unico testimone non poliziotto o militare. Ci vorrá  tempo, ma se non vedremo noi la veritá , la vedranno i nostri figli e nipoti, non molliamo». 

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