News per Miccia corta

26 - 04 - 2009

Sessantamila al corteo dell'Anpi. Insulti alla Brigata ebraica

 

(la Repubblica, domenica, 26 aprile 2009)

 

 

 

  

Il governatore aveva ricordato la mozione Ue che equipara nazismo e comunismo 

 

 

ANDREA MONTANARI 

 

 

MILANO - Chi sperava che Milano quest'anno avrebbe potuto celebrare per la prima volta il 25 aprile in modo condiviso è rimasto ancora una volta deluso. Gran parte dei sessantamila manifestanti del corteo ufficiale organizzato dall'Anpi ha contestato duramente la presenza del governatore lombardo Roberto Formigoni. I fischi e i boati sono partiti sia lungo il corteo che durante il suo discorso. Soprattutto quando ha sostenuto che «la Resistenza non è opera di una parte sola». E ricordato il recente voto del Parlamento europeo che «equipara comunismo, nazismo e fascismo». Anche se il giudizio storico su chi ha militato dalla parte sbagliata «è netto, non dubitabile e non revisionabile». La folla non ci sta e inizia a fischiare, secondo alcuni anche da un settore della brigata ebraica, che solo poco prima era stata attaccata da un piccolo gruppo di manifestanti al grido: «Assassini, Palestina libera».

Formigoni finisce l'ntervento, lascia il palco e si sfoga. «Sono stato fischiato dall'inciviltá  della sinistra. Ho fatto il "˜68 dalla parte giusta. Non ho mai avuto paura di nessuno e di nulla. Sono convinto di aver portato un contributo di chiarezza a pluralismo al 25 aprile, che deve tornare ad essere la festa di tutti. Non mi hanno nemmeno voluto ascoltare». «Un gesto di maleducazione - commenta a caldo l'ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, anch'egli sul palco di piazza Duomo - Il fondamento della libertá  è rispettare quella altrui. Bisogna che ci abituiamo ad avere la pazienza di ascoltare anche quando una persona non ci piace». L'ex presidente dell'Unione delle comunitá  ebraiche Claudio Morpurgo si dice «indignato come italiano e come ebreo». Ma il portavoce della brigata ebraica Yasha Reibman precisa: «Gli applausi erano piú delle contestazioni».

E dire che fino a quel momento tutto era filato liscio. Nessun incidente. Nemmeno nel corteo dei centri sociali. In piazza, tra gli altri, anche i rifugiati del Corno d'Africa che nei giorni scorsi avevano chiesto aiuto al Comune. La conduttrice Alba Parietti, molto legata all'Anpi perché il padre Francesco, scomparso qualche anno fa, ne faceva parte, la scrittrice Emmanuelle de Villepin, moglie di Rodolfo De Benedetti e il cantante Roberto Vecchioni. Con il leader del Pd Dario Franceschini costretto a sfilare quasi di corsa da due ali di folla che lo applaudivano e lo fermavano continuamente per stringergli la mano. «Non è il giorno per fare polemiche - spiega - Ma sia chiaro: questa è e deve restare la festa della Liberazione». Applausi e strette di mano anche per il sindaco di Bologna Sergio Cofferati: «Una giornata molto bella. Se anche il centrodestra se ne rende conto è un bene. Quello che non è accettabile, invece, è che ci siano ancora tentativi di riscrivere la storia cosí come è stata. Non si puó confondere chi ha combattuto contro l'oppressore e chi si è schierato con lui. Altro è il rispetto e il ricordo per i morti, che devono essere rispettati indistintamente». Categorico anche il giudizio sul progetto di legge del centrodestra che mette sullo stesso piano i partigiani e i repubblichini: «áˆ profondamente sbagliato e da ritirare».

In piazza anche Antonio Di Pietro, Paolo Ferrero, Anna Finocchiaro, Nichi Vendola e il leader della Cgil Guglielmo Epifani, che ribadisce: «La festa della Liberazione non puó che essere condivisa. Poi c'è chi arriva prima e chi piú tardi. L'importante è che quando si arriva la si condivida per sempre e per intero». Mancava, invece, il sindaco di Milano Letizia Moratti, che all'ultimo momento ha disertato anche la cerimonia per la deposizione delle corone di alloro ai caduti partigiani. Complice un'improvvisa indisposizione. 

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