News per Miccia corta

25 - 04 - 2009

L'anno primo dell'antifascismo di destra Natta e una ``staffetta`` onorati come patrioti

 

(la Repubblica, sabato, 25 aprile 2009)

 

 

 

 

 

Farefuturo, la fondazione di Fini, è il cantiere piú attivo. "Basta cercare rivincite" 

Vacca, presidente dell'Istituto Gramsci: "Se la sinistra storce il naso, è malridotta" 

 

ALESSANDRA LONGO 

 

 

 

 

ROMA - I partigiani «buoni italiani», la Resistenza «roba di patrioti non di traditori». Quel che sembra, a sinistra, ordinaria amministrazione assume caratteristica di ulteriore "spallata" a destra. Ed è sempre dall'area dei sacerdoti della nuova ortodossia finiana che arrivano le novitá . Ieri, su Farefuturo webmagazine, che è la rivista online della Fondazione presieduta dal presidente della Camera, ecco apparire otto storie di uomini e donne che, «nel gran turbinio della fine della guerra, hanno fatto una scelta determinante, una scelta di giustizia e libertá  per la storia d'Italia: quella di prendere le armi contro il nazi-fascismo...». A loro la destra depurata dalle nostalgie dice grazie, «senza se e senza ma». Prima pagina dedicata alla Resistenza. Omaggio, per il 25 aprile, ad Alessandro Natta e Gino Bartali, ad Emanuele Artom e Giuseppe Cordero di Montezemolo, a Maggiorino Marcellin e Giorgio Marincola, a don Primo Mazzolari, Elia Rossi Passavanti, Franco Patrini, Ondina Peteani, Elio Quercioli. Nessun commento in rete, ma certo non tutti, nell'ambiente, salteranno dalla gioia.

Scelta di Filippo Rossi, direttore del magazine, che ci tiene a precisare: «Ho fatto tutto da solo, non ho parlato con nessuno», anche se aggiunge di sentirsi «in sintonia» con il Capo che è, appunto, Gianfranco Fini. Dunque ancora un passo avanti sulla strada del cosiddetto "antifascismo di destra". La tesi di Rossi? Molto netta: a sinistra ci si è sforzati di capire le ragioni dei "vinti", leggi, ad esempio, Carlo Azeglio Ciampi e Luciano Violante. Non altrettanto ha fatto la destra, impegnata semmai a cercare «rivincite postume» (cosí le definisce Alessandro Campi, direttore scientifico della Fondazione). Oggi potrebbe essere il gran giorno, secondo i piú ottimisti della maggioranza. Berlusconi ha accettato per la prima volta di unirsi alla celebrazione. "Il Secolo", giá  quotidiano di An, ora del Pdl, si affida ad un editoriale del direttore Flavia Perina che anticipa a voce le sue riflessioni: «Il 25 aprile è l'ultimo muro italiano. Finora c'è stata una sorta di aristocrazia dei fondatori della Repubblica che facevano gli esami, decidevano loro chi poteva salire sul palco, chi era titolato a parlare e chi no. Se Berlusconi è bravo, tirerá  giú quel muro e fará  del 25 aprile il nostro 14 luglio». Festa di tutti, dice la Perina, che spera in uno «spartiacque» definitivo (con un pensiero ecumenico anche al Primo maggio), e invoca il superamento delle «categorie novecentesche». Non occorre «condividere la memoria», spiega il direttore su "Il Secolo", ma perlomeno «arrivare ad una visione condivisa del nostro essere cittadini italiani».

Partigiani «eroi», partigiani «patrioti italiani», senza distinzione tra bianchi e rossi, tra buoni e cattivi (il riferimento critico a La Russa è sottinteso). «E' arrivato il momento – dice Rossi – di pensarla cosí, senza infingimenti, con convinzione». Rossi spiega di essere stato "folgorato" da una situazione privata: «Ero a cena, a casa di un'amica. Il padre di lei, un finiano doc da prima di Fiuggi, un poliziotto, un uomo di destra, mi ha mostrato carte e fotografie. In quella famiglia c'era stato un eroe della Resistenza che aveva salvato le vite di molti soldati americani e russi. E quella famiglia ne era giustamente orgogliosa. Ho pensato che, forse, a destra, non stiamo capendo gli italiani normali...».

«Ipocriti», li definisce indignato Francesco Storace che non ha cambiato idea sul 25 aprile. E anche a sinistra c'è chi sente odore di strumentalitá  e trasformismo. Perina lo sa ma non si scompone: «Questa storia va chiusa. E' uno sforzo che tutto il Paese deve fare». La pensa cosí anche il lettore ospitato nell'edizione di ieri del "Secolo": «La festa della Liberazione è una giornata per ricordarci che i diritti, il benessere, la libertá  non sono qualcosa di scontato. Molti sono morti per garantirci queste conquiste». A fianco, nell'agenda, l'annuncio in breve della cerimonia annuale al Campo della Memoria di Nettuno in onore "dei caduti e dei martiri della Rsi". Una residua, palese contraddizione? «Quelle che vanno lí sono persone perbene», liquida Perina.

Il fascismo come «un momento della storia della destra italiana», un momento che assume la forma di «un valore negativo». Ma la destra c'era anche prima. E allora ecco che ci si aggrappa a Prezzolini, si ritrovano radici solide dalle quali ripartire. E' piú o meno questa la soglia di elaborazione culturale raggiunta dall'area che si riconosceva in An. Cosí si posiziona «questa destra nell'ottica di una democrazia dell'alternanza», osserva Beppe Vacca, presidente della Fondazione Gramsci. Lui, questo primo 25 aprile "in condominio", lo trova foriero di sviluppi positivi: «La Costituzione ha resistito e oggi è un punto di riferimento condiviso. Se la devo mettere in termini politici, dico che avevo ragione sin dai tempi del Pci. La Resistenza è stata concepita per il bene dell'Italia e mi trovo piú a mio agio se la celebriamo tutti assieme. Se c'è una sinistra che storce il naso, significa che è malridotta». 

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