News per Miccia corta

24 - 04 - 2009

``Piaccia o no, partigiani decisivi per la libertá ``

 

(la Repubblica, venerdí 24  aprile 2009)

 

 

 

 

 

 

 

Il presidente al sacrario di Coazze stigmatizza le polemiche sulla Resistenza 

 

GIORGIO BATTISTINI 

 

 

TORINO - Piaccia o no, la Resistenza ha generato la Costituzione italiana dice Giorgio Napolitano davanti al sacrario di Coazze, in Valsangone, dove riposano i resti di cento partigiani di tutte le fedi trucidati dai nazisti. Giacchè «l'esperienza partigiana fu determinante per restituire libertá  e dignitá  al nostro Paese». E questo è un dato storico incontrovertibile, anche per chi, come il ministro La Russa, si è avventurato in questi giorni in distinguo tra partigiani che hanno provocato aspre polemiche.

«Piaccia o no» appunto, a seconda delle rispettive posizioni politiche di partenza. Dopo l'appassionata difesa della Costituzione, mercoledí al teatro Regio di Torino, il presidente della Repubblica nel terzo giorno della sua visita a Torino anticipa i temi della celebrazione del 25 aprile che svilupperá  domani a Mignano Montelungo.

Tema di fondo della ricorrenza di quest'anno il fatto che la Resistenza non fu una lotta di parte ma di popolo. E nessuna delle forze politiche puó rivendicare in esclusiva l'ereditá  del 25 aprile. La Costituzione, intoccabile nelle sue linee fondamentali, è nata con la Resistenza, che «fu di popolo, di partigiani e di militari». Per questo tutti devono festeggiare il 25 aprile, «ma senza superficialitá  e con sincero spirito di adesione ai valori della Resistenza». Insomma la Resistenza ci unisca quest'anno, senza feste di parte.

Teatro delle parole del presidente un paesino della Valsangone, Coazze appunto. Intorno, una corona di montagne ancora imbiancate dalla neve, coi torrenti gonfi dell'acqua del disgelo primaverile. Un migliaio di persone aspettano il presidente venuto da Roma, il cui corteo di auto e guardie del corpo s'inerpica sulle stradine. In quel piccolo sacrario ci sono i corpi di valligiani, torinesi, italiani, americani, slovacchi, cechi, russi, francesi, inglesi. Erano contadini, operai, imprenditori, studenti cattolici, comunisti valdesi ebrei agnostici. Tocca a Piero Fassino (suo padre combattè a fianco di molti di quelli che riposano nell'ossario di Coazze) ricordare una Resistenza unitaria, nazionale e interclassista necessaria per battere fascismo e nazismo. Queste sono le radici solide e profonde della democrazia italiana, dice. E la commozione prende corpo quando sente il canto d'un usignolo: «anche la natura partecipa a questa giornata».

Napolitano parla a braccio, senza leggere un testo scritto in precedenza (evento raro). La Resistenza non puó essere denigrata, dice. Serve rispetto per tutti i caduti, e nessuna delle forze politiche puó rivendicare in esclusiva l'ereditá  del 25 aprile. Insomma la Resistenza, che fu una «straordinaria prova di riscatto civile e patriottica, non appartiene a una sola parte». Il capo dello Stato invita a non dimenticare il contributo militare, di quegli ufficiali e soldati che non si piegarono a quelle umiliazioni che si volevano infliggere loro, né «l'odissea dei 600 mila militari italiani internati in Germania nei campi di concentramento». Quindi l'invito a «rendere omaggio a nome della Repubblica all'eroismo delle formazioni partigiane. Il cui eroismo, piaccia o meno, fu «determinante per restituire dignitá , indipendenza e libertá  all'Italia». Napolitano s'avvia verso l'uscita. Dalla folla un saluto che vale un applauso: «presidente salvi la Costituzione, siamo nelle sue mani». 

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