News per Miccia corta

24 - 04 - 2009

Alemanno e i saluti romani Parigi lo accusa. Lui: falsitá 

 

(la Repubblica, venerdí 24  aprile 2009)

 

 

 

 

 

 

 

Franceschini: in Campidoglio dal primo cittadino nessun saluto a braccio teso 

 

UMBERTO ROSSO 

 

 

PARIGI - Il telefono squilla a vuoto fra le cittá  gemelle Roma-Parigi. Il Campidoglio subisce l'attacco del sindaco Delanoe e risponde all'accusa bruciante, «Alemanno è un fascista», scatenando la guerra. Ma l'Hotel de Ville insiste. Gianni Alemanno vuole le scuse ufficiali, schiera in pista nella disfida il presidente della Camera Fini, un po' di ministri, compreso quello degli Esteri, l'ambasciata italiana. Bertrand Delanoe sbuffa e non ci pensa nemmeno ad alzare quella cornetta che per tutto il pomeriggio suona nel suo ufficio. E ad un certo punto, se ne va. Ma quali scuse, ma che marcia indietro. «Non vedo proprio perché. Alemanno io non l'ho offeso, ho solo detto la veritá ». Che per Delanoe è semplicemente la seguente: «Quando Alemanno è sbarcato in Campidoglio, è stato accolto con i saluti romani. E con uno che è circondato da neofascisti, e non ne prende le distanze fino in fondo, i rapporti non possono essere gli stessi di prima». Quelli dei tempi di Rutelli e di Veltroni, quando fra Tevere e Senna scorrevano all'unisono notti bianche, gay pride e celebrazioni della Resistenza. E chiede perció ai suoi collaboratori di ritirare fuori le foto che «furono per me uno shock», il momento della ferita con la Roma di Alemanno: braccia tese e croci celtiche sulla scalinata del Campidoglio.

Un'escalation di delusioni, cosí la racconta il sindaco di Parigi. In primis per la crociata sulla sicurezza di Alemanno, che è finita «con i turisti stuprati e il sindaco di Roma a spiegare che era colpo loro che campeggiavano in campagna, gli assalti ai campi rom, i rumeni alla gogna». E cita anche il video con la dichiarazione di guerra di Mussolini proiettato per il Natale di Roma. Insomma, non è voce dal sen fuggita né l'opera di qualche manina italiana (come sospetta Fabrizio Cicchitto), il j'accuse con il quale in mattinata il maire di Parigi accoglie Franceschini e i quattrocento ragazzi del Treno per l'Europa. Non gli è scappata la frizione, ci pensava da tempo al numero contro il sindaco-gemello (ex). Che fa o non fa, personalmente, anche lui il saluto romano? Qua, non si capisce bene. Complici la traduzione e qualche primo flash d'agenzia, finisce in rete l'accusa: pure il sindaco di Roma ha fatto "eia eia alalá ". Lo staff di Delanoe smentisce, si riferiva solo a chi circondava Alemanno.

Poi peró ecco una dichiarazione del portavoce Laurent Fary, «Roma è amministrata da responsabili politici che fanno il saluto romano entrando in Campidoglio», e "riappare" il primo cittadino col braccio teso. Ulteriore precisazione. Ma la sostanza resta quella: Alemanno fascista. Siamo all'incidente diplomatico. Il sindaco di An è furibondo. «Mai esibito il saluto romano, ho giá  condannato chi lo mostró la sera della mia elezione. Delanoe mi chieda subito scusa». Fini lo chiama per esprimere solidarietá , «il sindaco di Parigi ha preso un clamoroso abbaglio». I ministri Frattini e Ronchi: intervenga l'ambasciata. Una tempesta che coglie Franceschini sul volo per l'Italia. All'arrivo esterna: «I saluti romani hanno scioccato l'Europa. Comunque, Alemanno non alzó il braccio. Magari lo avrá  fatto qualche volta da giovane». Il sindaco ringrazia il segretario per la correttezza, «adesso lo spieghi al compagno Delanoe», che ha pure criticato il Pd. Ma che bufera, ma che scontro. Tutto peró solo made in Italy. Al ministero degli Esteri francese cadono dalla nuvole, «ma davvero è successo tutto questo?». Del resto, qualche riga appena sulle agenzie francesi. Ma l'ambasciata italiana gliele avrá  cantate al sindaco di Parigi, no? All'Hotel de Ville sorridono: macchè, la sede è vacante. 

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