News per Miccia corta

24 - 04 - 2009

``Lotta di classe``, il nuovo volume dell'attore-scrittore

 

(la Repubblica, venerdí 24  aprile 2009)

 

 

 

 

 

 

 

L'opera a cui lavora da anni è una specie di antistoria d'Italia che riesce a dare voce a persone altrimenti condannate all'oblio 

 

CURZIO MALTESE 

 

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a Roma barocca è la cittá  piú bella del mondo, cantata da mille poeti, ma questa non è una gran scoperta. La campagna romana è pure ricca di splendore, nonostante recenti porcherie, e si porta dietro un'immensa letteratura. In mezzo a queste due meraviglie vive un mondo grigio di palazzi uguali, aggrappati intorno al raccordo anulare, dove campano centinaia di migliaia di persone. Ascanio Celestini ha scelto di essere il poeta e l'affabulatore di questa cittá  senza poesia e senza voce, lo storico di questo popolo senza memoria, condannato a vivere un presente perpetuo e precario, il viaggiatore di questi luoghi senza splendore, periferie universali che si trovano per caso attorno a Roma ma potrebbero essere allo stesso modo a Francoforte o Manchester o Bucarest. Ascanio Celestini a teatro abbiamo imparato a conoscerlo tutti in questi anni. E chi non lo conosce ancora, si è perso davvero qualcosa. Il Celestini narratore gli assomiglia molto. In definitiva, fa lo stesso lavoro con altri mezzi. ሠuno che sta scrivendo da anni una specie di antistoria d'Italia. Una storia vista dal basso, dal punto di vista di operai, immigrati, lavoratori precari, quelli insomma che fanno notizia o letteratura soltanto se finiscono in cronaca nera, se s'ammazzano o uccidono, se minacciano di buttarsi da un cornicione o cadono sul lavoro. Con il titolo poco accattivante di Lotta di Classe, l'autore invece racconta di queste persone l'odissea quotidiana, i pensieri e i ricordi, i sogni e la rassegnazione, il sesso e il lavoro, la stanchezza e la voglia confusa di cambiare. Sono vite di piccola gente, vendute a cinque o seicento euro al mese.

Qui ci sono quattro personaggi, quattro storie intrecciate, Salvatore, il fratello piccolo, Nicola, il fratello grande, Marinella e la signorina Patrizia. Con un punto in comune, l'aver lavorato prima o poi in un grande call center. Sono storie quasi vere, nel senso che Celestini le ha prese dalle esperienze del gruppo di lavoratori dell'Atesia, protagonista di un'eroica quanto sfortunata battaglia per veder riconosciuti i propri diritti, giá  narrata in Parole Sante. Ma è anche la storia di un popolo intero, di una folla. Nelle poche righe di presentazione di un personaggio, Celestini lo chiarisce bene: «C'era qualcosa di tragico in mio zio. Qualcosa che si ritrova soltanto nelle moltitudini di persone, oggetti o concetti. Ha il fascino delle migliaia di sacchetti dell'immondizia squarciati dagli stormi scomposti dei gabbiani onnivori in transumanza sulla discarica. Emana la stessa disgustosa attrazione, la medesima ripugnante seduzione del pericolo in agguato». Con quella sua lingua umile e potente, il dialetto ripulito della piccolissima borghesia romana, Celestini è capace di dipingere un carattere con un solo tocco: «Mio padre lo invitavano sempre perché era bravo a cambiare discorso».

La scrittura è un saliscendi di emozioni, dove all'improvviso nel dramma piú cupo scoppiano lampi d'ilaritá , le stesse frasi ritornano con un significato ogni volta diverso, le piccole metafore di vita quotidiana sconfinano in iperboli surreali. Come quando racconta la stanchezza della signorina Patrizia, che fa dieci lavori e tutti precari, tanto da immaginarsi d'essere stata abbandonata da altre nove. Arrivata alla fine della giornata, arriva il momento piú bello e comincia a spogliarsi per andare a letto, e non vorrebbe smettere mai, passare a togliersi di dosso con la fatica anche tutti i muscoli e le ossa, una o una. Oppure quando Celestini affronta i grandi temi con lo sguardo naif e acutissimo del piccolo Salvatore: «Quando si parla di Dio i preti perdono di luciditá . E in piú odiano i ragazzini come quella storia della masturbazione, quella che se ti fai le pippe diventi cieco. Sono queste le conoscenze scientifiche della Chiesa? L'uomo plasmato da un mucchio di fango come i pupazzi del Das? La donna staccata da una costola? Se questi sono i presupposti, come si puó credere nel Dio dei preti?».

Lotta di Classe è un romanzo popolare nel significato piú nobile, nel solco di una grande tradizione. Tanti anni fa Pasolini annunció una mutazione antropologica che stava per abbattersi sul Paese, a cominciare dalle periferie della capitale. Celestini ci racconta com'è avvenuta, quali macerie ha lasciato. Ma con lo sguardo si spinge oltre, passa attraverso i muri video sorvegliati del presente immutabile, ci ricorda che la storia cambia percorso quando meno te lo aspetti. «Non è stregoneria. No, questa è lotta di classe». 

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