News per Miccia corta

21 - 04 - 2009

Quella pistola di Feltrinelli che vendicó Che Guevara

 

(la Repubblica, martedí, 21 aprile 2009)

 

 

 

  Venne a sua volta eliminata, grazie a una spia d'eccezione: Klaus Barbie, il "boia di Lione". Il suo corpo non venne mai mostrato ai familiari 

 

Fu una giovane tedesca ad ammazzare il killer del "Che". Sul suo petto disegnó con i fori dei proiettili la lettera "V": vittoria 

 

 

ANDREA TARQUINI

 

 

 

BERLINO 

Fu una giovane bavarese, Monika Ertl, l'angelo vendicatore che uccise in un attentato ad Amburgo l'assassino di Che Guevara. Sparó con una pistola procuratagli da Giangiacomo Feltrinelli attraverso la rete internazionale dell'ultrasinistra, poi fuggí in Bolivia e fu tradita e uccisa in un'imboscata organizzata dal criminale nazista Klaus Altmann Barbie. La storia riemerge nel libro del giornalista Juergen Schreiber, Sie starb wie Che Guevara-die Geschichte der Monika Ertl ("Morí come Che Guevara-Storia di Monika Ertl"), pubblicato da Artemis und Winkler. Al tema, Spiegel online ha dedicato ieri un ampio servizio.

Si sapeva giá  che Monika Ertl fu ricercata, sospetta omicida di Roberto Quintanilla Pereira, lo spietato ufficiale della sicurezza boliviana, ma il libro per la prima volta narra ogni dettaglio di questa storia dimenticata. Monika aveva 34 anni quel primo aprile 1971, quando si presentó al consolato boliviano ad Amburgo, dicendo di voler chiedere un visto e parlare col console. Entró nel suo ufficio, gli puntó contro la pistola, sparó tre volte. Quintanilla cadde ucciso sul colpo. Sul petto, tre fori a forma di V, forse per dire "Vittoria". Sulla scrivania, Monika lasció un biglietto con scritto "Vittoria o morte", lo slogan dell'Eln, l'Esercito di liberazione nazionale dei guerriglieri boliviani. La moglie di Quintanilla accorse, cercó di fermarla, ma lei la spintonó e riuscí a fuggire.

Monika era nata nell'Alta Baviera ma cresciuta in Bolivia, figlia di Hans Ertl, tedesco emigrato compromesso con il nazismo: era stato uno dei piú bravi cameramen della regista Leni Riefenstahl. Fin da giovane, era scossa dalle spaventose ingiustizie sociali in Bolivia; il padre, che pure la adorava "come fosse un figlio maschio, lei che sa sparare come un uomo", la invitava a lasciar perdere. Monika sposó un ricco boliviano- tedesco, ma nel 1969 divorzió e lasció la famiglia. Divenne l'amante di Inti Peredo, l'erede del Che. "E'un Cristo con la pistola", diceva innamorata.

Anche Inti cadde, ucciso dal torturatore Quintanilla, che si fece fotografare fiero accanto al suo cadavere. Monika giuró a se stessa di vendicare il Che e Inti. Fuggí in Germania, ebbe alloggio in una comune dell'ultrasinistra in un appartamento nello stesso palazzo del consolato boliviano. Laggiú la dittatura militare aveva messo al sicuro Quintanilla come console. I generali temevano la maledizione di Fidel Castro, che aveva detto "Gli assassini del Che, li voglio tutti morti". Temevano i commandos del Ministerio de la Seguridad cubano, non una giovane bavarese.

La pistola di Monika, scrive Schreiber, risultó poi intestata a Feltrinelli. Lei riuscí a tornare in Bolivia, si uní all'Eln. Sulla sua testa, c'era una taglia di 20mila dollari. Contattó Régis Debray, l'amico francese del Che. I due sapevano che laggiú viveva Klaus Altmann Barbie, l'ex capo della Gestapo di Lione. L'uomo che con le sue mani torturó a morte Jean Moulin, leader comunista nella Francia occupata da Hitler e massimo capo militare della Resistance agli ordini di de Gaulle. Monika e Debray progettarono di rapirlo. Ma lui, ex amico di papá  Hans, era furbo e protetto. Colonnello onorario del servizio segreto boliviano, organizzó l'imboscata in cui Monika cadde. Invano papá  Hans, informato della morte di lei, chiese la consegna della salma. Gliela negarono, forse per non mostrare se era stata torturata prima dell'uccisione.

Monika rimase una combattente senza tomba caduta nella giungla. E nonostante riti e miti della guerra fredda, né a Cuba né nell'Urss, né nella Ddr né nell'ultrasinistra occidentale, le furono mai intitolati una scuola, un monumento o un manifesto. 

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