News per Miccia corta

21 - 04 - 2009

Croppi: ``Non avrei difficoltá  ad andare in piazza quei ragazzi neanche conoscevano Stalin``

 

(la Repubblica, martedí, 21 aprile 2009)

 

 

 

 

 

  Uno era nella Rsi, l'altro era un partigiano rosso e dopo la guerra venne a vivere a casa nostra 

 

 

FRANCESCO BEI 

 

 

 

ROMA - «Mio padre stava nella Rsi, era capitano, oltretutto era figlio di un'ebrea. Mio zio, il fratello di mia madre, era invece un partigiano rosso. E dopo la guerra venne a vivere a casa nostra. Come vede, le cose in Italia sono sempre un po' piú complicate di come sembrano». Umberto Croppi, assessore alla cultura a Roma ed esponente di una destra fuori dagli schemi, molto lontana dagli stereotipi veteromissini, prende le distanze dalle parole del ministro Ignazio La Russa sul 25 aprile.

La Russa distingue fra partigiani «rossi» che sognavano Stalin e gli altri che volevano la democrazia. ሠritiene che solo i secondi meritino di essere celebrati come liberatori. ሠcorretto?

«Bisogna distinguere tra giudizio morale e giudizio politico. Le faccio un esempio personale».

Prego...

«Io da ragazzo sono diventato neofascista, missino insomma, perché intorno a me tutti mi dicevano che i fascisti erano violenti, rozzi e ignoranti. E invece io avevo in casa mio padre che era buono, gentile e colto. Ed era stato nella Rsi. Capisce?».

Intende dire che, per i ragazzi di allora, contarono le motivazioni personali e non quelle politiche?

«Esatto. Da una parte e dall'altra, quei ventenni pensavano di combattere per l'onore dell'Italia. Anche io e i miei amici di Lotta continua, nel "˜72-'73, pensavamo di combattere il sistema, in fondo dicevamo le stesse cose».

E La Russa?

«Ecco, qui viene il giudizio politico. A tanti anni di distanza si puó ipotizzare che il disegno strategico della Russia o dei vertici del Pci fosse l'instaurazione di un regime. Cosí come si puó dire lo stesso per il disegno disperato dei cascami del partito fascista. Ma l'adesione individuale dei giovani combattenti era generata da sentimenti molto diversi e, in fondo, analoghi».

Quindi non ha senso dire che i partigiani rossi erano stalinisti?

«Ma se non sapevano nemmeno chi fosse Stalin! Anzi, i comunisti italiani non hanno saputo chi fosse fino a vent'anni fa».

E lei, assessore di Alemanno, ha problemi a festeggiare il 25 aprile?

«Nessuna difficoltá . Guardi che un mese fa sono stato persino preso in giro perché ho presentato un libro a fumetti sulla Resistenza. E l'8 settembre ero a Porta San Paolo, insieme al sindaco, a celebrare la resistenza ai nazisti». 

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