News per Miccia corta

19 - 04 - 2009

Ciro Principessa, ucciso 30 anni fa dai fascisti per salvare un libro

 

(Unita.it)

 

di Enzo Puro


Per molti anni ho avuto difficoltá  a fare a piedi il percorso che, lungo via Casilina porta da Torpignattara al Pigneto, dove abitavo ed abito. Perché quello era il percorso che, a notte tarda, spesso facevo insieme a Ciro Principessa che, tra una chiacchiera e l'altra, mi accompagnava verso casa al termine di una serata di riunioni politiche, cene da Betto in Certosa o battaglie di gavettoni in piazza dei Savorgnan. E fu cosí anche una delle sere precedenti a quel terribile giorno. Trent'anni fa. Eravamo ragazzi poco piú che ventenni. Ed eravamo una comunitá  di giovani comunisti che viveva in una piú ampia comunitá  di persone, a Torpignattara, in Certosa, alla Maranella, al Pigneto, dentro la quale ancora non si erano frantumati i rapporti ed i legami sociali. I processi di diffusione dell'egoismo sociale covavano sotto la pelle ma non avevano preso, come sarebbe accaduto a partire dagli anni '80, il sopravvento.

E all'epoca si stava per strada e noi stavamo sulla piazzetta di via dei Savorgnan, insieme a quelli piú grandi e si parlava e si ragionava e si raccontava (perché all'epoca c'erano tante cose da raccontare e c'era pure voglia di stare a sentire i racconti). Erano gli anni di piombo, ogni giorno moriva qualcuno. E Ciro lo voglio ricordare quel giorno in quel vagone del treno diretto a Genova, ai funerali dell'operaio comunista Guido Rossa ucciso dalle Brigate Rosse. Ricordo la sua rabbia, non se ne faceva capace. E non posso fare a meno di collegare quel funerale sotto una pioggia inclemente per le strade di Genova con quello che si snodó per le vie di Torpignattara e via Casilina qualche tempo dopo, un corteo partito dalla sezione del Pci intitolata a Nino Franchillucci (oggi circolo del Pd) e dentro cui Berlinguer, con lo sguardo ancora piú triste del solito, aveva omaggiato la salma del nostro carissimo amico e compagno.

Ma chi era Ciro? Mi concedete la licenza retorica di poter dire che era un ragazzo che voleva riscattare una vita di minoritá  sociale e di disagio e che ci stava riuscendo grazie al suo meraviglioso carattere ed alla scoperta della bella politica? Di quel gruppo di amici io ero il solo ad aver avuto l'opportunitá  di studiare. Ma la cosa straordinaria è che dopo tanti anni molti di questi miei amici si sono iscritti alle superiori e da grandi hanno preso la maturitá . Ed è incredibile pensare che Ciro Principessa, un giovane con solo la terza media, sia morto per recuperare un libro che uno sconosciuto fascistello aveva sottratto nella libreria che noi ragazzi avevamo attrezzato nella sezione.

Ciro e la Certosa erano la stessa cosa, e la Certosa era un paese nella cittá . Erano i tempi in cui le microcittá  esistevano per davvero ancora e non solo negli studi propedeutici al Piano Regolatore Generale. Erano i tempi in cui Ciro, Ivano, Paolo, Celeste, Danilo mi raccontavano di quando avevano 13 anni e correvano a trovare il «regista» in una baracchetta della borgata degli angeli a due passi da Villa Certosa. Ed i tempi in cui ancora speravamo ingenuamente in una Italia migliore, criticavamo quell'Italia d'allora ma non sapevamo di quella peggiore che ci sarebbe capitata negli anni a venire. Ed ero solo quella notte in ospedale insieme alla sorella. Ero accanto a lui quando finí di vivere e in quegli ultimi istanti capí che aveva avvertito, mentre lo carezzavo, la mia presenza. Nelle cose che ho fatto in seguito non c'è stato momento in cui non abbia pensato a lui.

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