News per Miccia corta

07 - 01 - 2006

Muore Yao Wenyuan, l`ultimo della ``Banda dei quattro`` cinese

(da "La Repubblica", sabato, 7 gennaio 2006, pagina 20 - Esteri)

Muore nel disinteresse l'unico membro ancora in vita della Banda che diresse la Rivoluzione culturale

Addio all'ultimo dei ``Quattro`` che seminarono il terrore in Cina

Aizzati da Mao per difendere il regime, poi abbandonati e processati

Federico Rampini

PECHINO - Se n'è andato anche l'ultimo della famigerata ``Banda dei Quattro``, protagonista di una delle pagine piú terribili nella storia della Cina comunista, che rimane in parte avvolta di misteri e omertá . Yao Wenyuan è morto di diabete all'etá  di 74 anni. Il decesso è avvenuto il 23 dicembre ma l'agenzia ufficiale Xinhua ne ha dato notizia solo ieri: un ritardo che la dice lunga sull'imbarazzo con cui ancora oggi le autoritá  trattano la storia recente del paese. Quest'anno ricorre il 40esimo anniversario dall'inizio della Rivoluzione culturale e il 30esimo anniversario dalla sua fine, che coincise anche con la morte del presidente Mao Zedong. La ``Banda dei Quattro`` era il gruppo piú esposto nel teorizzare la Rivoluzione culturale, il movimento che mise sottosopra la Cina per un decennio, scatenando le Guardie rosse in violente campagne di persecuzione politica. Yao era la ``penna`` della Rivoluzione culturale, un funzionario dell'ufficio di propaganda che con i suoi velenosi articoli sulla stampa di partito metteva all'indice gli avversari della fazione estremista, decretava la condanna di intellettuali e artisti non in linea con le teorie piú radicali. Gli altri tre membri del gruppo erano Jiang Qing, la terza moglie di Mao, e i due leader comunisti di Shanghai Zhang Chunqiao e Wang Hongwen. Fu proprio dalla penna di Yao che partí, in sordina, il primo segnale della Rivoluzione culturale il 10 novembre 1965: una recensione sul quotidiano Wenhui bao di Shanghai in cui stroncava lo spettacolo teatrale ``La destituzione di Hai Rui``. All'inizio nessuno capí l'importanza di quell'articolo, che criticava un testo di teatro ambientato nell'antica Cina accusandolo di essere una velata accusa a Mao. Solo l'anno seguente apparve chiaro che la campagna era stata orchestrata dallo stesso leader supremo. L'autore della rappresentazione teatrale infatti era uno scrittore protetto dall'ala moderata del partito: quest'ultima stava esautorando Mao, colpevole dei tragici errori del Grande Balzo in avanti (l'industrializzazione forzata che aveva provocato carestie e almeno 40 milioni di morti). Mao utilizzó quell'articolo per scatenare la base comunista – soprattutto gli studenti – in un assalto contro ``il quartier generale``, accusando la nomenklatura di partito di essersi burocratizzata. Da quel momento l'intera societá  cinese piombó nel caos e nella violenza. Le Guardie rosse potevano colpire all'improvviso, saccheggiando case e uffici, organizzando processi di piazza per mettere alla gogna i presunti ``revisionisti borghesi``. Il terrore rosso organizzó persecuzioni massicce, in cui gli elementi moderati potevano essere uccisi o mandati nei campi di ``rieducazione``. Le autocritiche in pubblico erano umilianti: le vittime erano costrette a sfilare per le strade sotto le percosse e gli insulti della folla, fino a subire in pubblico processi sommari. Vennero chiuse le universitá  e i giovani cittadini vennero deportati nelle campagne. L'ateismo di Stato fu applicato con ferocia: anche i monaci buddisti e i preti cattolici che avevano giurato fedeltá  al governo vennero messi al bando, templi e moschee e chiese furono distrutti. Intere biblioteche bruciarono in un gigantesco autodafè, la distruzione di molti musei cancelló una parte del patrimonio culturale. Sotto il terrore vigeva la delazione sistematica: si poteva finire sotto processo per una spiata dei colleghi, dei vicini di casa, dei parenti. Yao in seguito confessó di avere montato di sana pianta un castello di accuse contro Deng Xiaoping, il leader comunista moderato che venne emarginato. Andó ancora peggio al figlio di Deng: gettato da una finestra, è rimasto paralizzato a vita.Il sostegno di Mao fu decisivo per garantire carta bianca alla Banda dei Quattro: Yao ricevette in premio per i suoi articoli velenosi la nomina nel Politburo, il massimo organo decisionale del partito. La moglie di Mao s'impadroní delle leve della politica culturale, imponendo alla produzione letteraria, teatrale e cinematografica i canoni della propaganda ideologica radicale. Fu lo stesso Mao peró a ``tradire`` i suoi sicari. Dopo aver aizzato la furia delle Guardie rosse, per ridurle all'obbedienza scatenó contro di loro i reparti dell'Esercito di liberazione popolare, a sua volta colpevole di repressioni sanguinose. Infine Mao nel 1975 fece l'ultimo dietrofront. Voltó le spalle a sua moglie e appoggió la restaurazione moderata guidata da Zhou Enlai (anche lui ormai vicino alla morte) e Deng Xiaoping. Nel 1976, subito dopo la morte di Mao i membri della Banda dei Quattro furono arrestati e processati. Yao scontó 20 anni di carcere mentre la moglie di Mao si suicidó nel 1991. Wang è morto nel 1992 e Zhang l'anno scorso. Ma la banda dei Quattro è stata trasformata in un capro espiatorio per evitare un esame delle responsabilitá  collettive del decennio del terrore, in cui fu coinvolta gran parte del gruppo dirigente comunista. Tuttora resta un segreto il numero esatto delle vittime della Rivoluzione culturale.

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