News per Miccia corta

17 - 04 - 2009

Sabina Rossa si batte per l`uomo che sparó al padre

(Corriere della Sera)

 

di Giovanni Bianconi

 

 


Aveva chiesto di poter uscire definitivamente dal carcere, dopo oltre trent'anni di detenzione, come è stato concesso a quasi tutti gli altri ex terroristi condannati all'ergastolo per le decine di omicidi commessi durante la stagione "di piombo". Lui, Vincenzo Guagliardo, sparó a Guido Rossa, l'operaio iscritto al Pci e alla Cgil assassinato dalle Brigate rosse nel gennaio 1979.

Il pubblico ministero era d'accordo: per la legge l'ex brigatista, giá  in regime di semilibertá , ha diritto a non rientrare in cella la sera. Ma il tribunale di sorveglianza ha detto no, come nello scorso settembre. E la vittima diretta di Guagliardo - Sabina Rossa, oggi deputato del Partito democratico - commenta: "ሠuna vergogna, una vera ingiustizia.

Lo dico con tutto il rispetto per i giudici, ma mi sembra che quest'uomo sia ormai diventato il capro espiatorio del residuato insoluto delle leggi speciali". ሠuna storia molto particolare, quella dell'assassino di Guido Rossa, fra le tante di ex terroristi ergastolani ai quali, secondo una recente giurisprudenza, viene concessa la liberazione per i crimini di trent'anni fa dopo qualche forma di contatto tra loro e i parenti delle persone uccise, come segno tangibile di contrizione e di "consapevole revisione critica delle pregresse scelte devianti"; anche solo attraverso delle lettere a cui spesso non arrivano nemmeno risposte, ma è quello che i giudici chiedono per misurare il "sicuro ravvedimento" richiesto dal codice per rimettere fuori i condannati a vita.

Guagliardo, che da molti lustri ha abbandonato la lotta armata, non ha mai voluto scrivere niente perché riteneva di non avere il diritto di rivolgersi alle vittime per ottenere un beneficio in cambio; considerando, al contrario, il silenzio "la forma di mediazione piú consona alla tragicitá  di cui mi sono macchiato". Ma quando Sabina Rossa, nel 2005, andó a cercarlo per chiedere spiegazioni e ragioni dell'omicidio di suo padre, lui accettó l'incontro e ci parló a lungo, come la donna ha raccontato in un libro.

L'ex br non lo disse peró ai giudici, affinché quel faccia a faccia non apparisse "merce strumentale ad interessi individuali, simulazione, e perció ulteriore offesa" alle persone giá  colpite. Cosí arrivó il primo no alla liberazione, dopo il quale Sabina Rossa ha voluto rivolgersi direttamente al presidente del tribunale di sorveglianza per testimoniare "il ravvedimento dell'uomo che ha sparato a mio padre; metterlo fuori, oggi, sarebbe un gesto di civiltá ".

Dopo questa uscita pubblica Guagliardo ha riproposto la sua istanza, chiarendo ai giudici di essere disponibile a incontrare qualunque altro familiare di persone uccise: "Solo se lo desiderano, se non è un nostro imporci a loro. Trovo infatti legittimo che una vittima non voglia né perdonare né dialogare con chi le ha procurato un dolore dalle conseguenze irreversibili". Nell'udienza della scorsa settimana il pubblico ministero s'è dichiarato favorevole alla liberazione condizionale dell'ex brigatista, ma i giudici hanno ugualmente rigettato la richiesta.

Perché, hanno scritto nell'ordinanza, chiedere che siano le vittime a sollecitare un eventuale contatto significa dare loro "carichi interiori assolutamente incomprensibili o intollerabili"; e l'atteggiamento di Sabina Rossa è "una manifestazione isolata e certamente non rappresentativa delle posizioni delle altre e numerose persone offese". La reazione della figlia del sindacalista ammazzato dalle Br - che da deputato ha presentato un disegno di legge per modificare la norma sulla condizionale, in modo da svincolarla dal rapporto tra assassini e persone colpite - è tanto dura quanto inusuale: "Sono indignata come cittadina e come vittima.

Ci sono brigatisti con molti piú delitti a carico liberi da anni, senza che nessuno gli abbia chiesto nulla. C'è troppa discrezionalitá . Io credo nella giustizia, ma anche nel cambiamento degli uomini. Spero che la mia proposta di legge sia esaminata al piú presto". L'avvocato Francesco Romeo, difensore di Guagliardo insieme alla collega Caterina Calia, parla di "decisione che sembra scritta in altri secoli, da un giudice dell'Inquisizione" e sta giá  preparando il ricorso alla Corte di cassazione.

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