News per Miccia corta

05 - 04 - 2009

``Violenti e organizzati come a Genova``

 

(la Repubblica, domenica, 05 aprile 2009)

 

 

 

 

ANAIS GINORI

 

 


Davanti al Ponte dell'Europa, in quel confine franco-tedesco che ieri è tornato di guerra, molti manifestanti italiani hanno rivisto immagini che speravano di dimenticare. Vetrine rotte, pali divelti, bandiere bruciate, molotov, sassi, bastoni. Migliaia di persone in trappola. Pietre e lacrimogeni che piovono dal cielo. Piccoli gruppi che fuoriescono dal corteo pacifico per devastare e saccheggiare. «Uno scenario genovese».

 

Alfio Nicotra, che era nel corteo per conto di Rifondazione comunista, racconta lo spiacevole déjá  vu. «Siamo rimasti incastrati tra i black bloc arrivati dal campeggio e le camionette della polizia». Le forze dell'ordine hanno aspettato a lungo prima di intervenire. «I black bloc - continua Nicotra - sono poi saliti sul cavalcavia ferroviario iniziando un lancio di pietre verso i blindati, proprio accanto al nostro corteo. E' un miracolo che non ci sia stata qualche testa rotta».

 

Sono tornati. O forse non se n'erano mai andati. Li chiamano black bloc per comoditá . Perché si vestono di nero. Perché hanno il volto coperto e non amano definizioni. «Niente foto», «Niente video», «Niente stampa». I cartelli all'ingresso del campeggio anti-Nato di Ganzau, banlieue di Strasburgo, non potevano essere piú chiari. I quasi tremila ragazzi del villaggio formavano, secondo le forze dell'ordine, la «galassia» piú violenta in quell'universo della protesta politico-sociale con la quale l'Europa dovrá  fare i conti nei prossimi mesi. Ad allearsi con i francesi piú radicali, sono arrivati soprattutto i giovani tedeschi, ma anche greci, italiani, e una piccola comunitá  di bielorussi. Nei giorni scorsi, i ragazzi hanno inscenato parate di clown, di nudismo. E corsi di «disobbedienza civile». La polizia francese ha fatto un paio di perquisizioni preventive.

 

Inutilmente. I black bloc trovano sempre le "munizioni" sul posto. Ieri le assi sono state prese nella Dogana assaltata, la benzina per le molotov alla stazione Elf, i sassi nel selciato sotto alla ferrovia.

 

«Si è ripetuto il cliché di Genova». Anche Walter Lorenzi, pisano della rete anti-militarista "Disarmiamoci", ha assistito alle devastazioni. «Oggi la rabbia è cresciuta insieme alle disuguaglianze», dice. Come sette anni fa durante la manifestazione che chiudeva il G8 in Liguria, le frange di contestatori piú violente si sono confuse nel corteo autorizzato. Molti hanno portato nello zaino cappucci e fazzoletti con cui coprirsi il volto al momento di entrare in azione. «La polizia francese per fortuna è stata capace di non fare repressione indiscriminata - spiega Lorenzi - e si è concentrata sui ragazzi piú esasperati». Cosí li chiama. Ragazzi esasperati, senza ideologia, portatori di un odio radicale per il sistema. Il pacifista italiano sente il bisogno di una precisazione: «Anche se è una dialettica che non ci appartiene, non bisogna mettere sullo stesso piano una vetrina rotta e un villaggio afgano distrutto dalle bombe».

 

Per gli agenti non c'è stato modo di isolare i violenti che si confondevano nel corteo autorizzato. «Era praticamente impossibile non starci accanto». Il fatto che il servizio d'ordine del Pcf, il partito comunista francese, e del Npa, il nuovo partito anti-capitalista di Besancenot, siano rimasti impotenti, è un altro brutto segnale. Ci sono revival che sarebbe meglio evitare.

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