News per Miccia corta

03 - 04 - 2009

Quando Cioran si infatuó del nazismo

 

(la Repubblica, venerdí, 03 aprile 2009)

 

 

 

 

 

 

 

Non c'è uomo politico al mondo d'oggi che mi ispiri piú simpatia e ammirazione di Hitler

 

L'ebreo non è un nostro simile... Un abisso ci separa che lo si voglia o no... Se fossi un ebreo mi suiciderei subito

 

 


 

PARIGI

 

Era il suo libro maledetto. Quello che aveva cercato di nascondere. Un violento pamphlet dove, accanto alla dichiarata infatuazione per il fascismo, non mancano pagine impregnate di xenofobia e antisemitismo. Schimbarea la fata a Romaniei (Trasfigurazione della Romania) è questo il titolo dell'opera che Emile Cioran scrisse e pubblicó a Bucarest nel 1936. Un libro percorso da un cieco fanatismo di cui in seguito si pentí. Ancora molti anni dopo, nel 1973, in una lettera al fratello non si capacitava di quell'errore giovanile: «L'epoca in cui ho scritto Trasfigurazione della Romania è per me incredibilmente lontana. A volte mi domando se sia stato proprio io a scriverlo. In ogni caso, avrei fatto meglio ad andare a spasso nel parco di Sibiu... L'entusiasmo è una forma di delirio.»

 

Di quel libro impresentabile, lo scrittore, che all'inizio degli anni Quaranta si era trasferito definitivamente in Francia, continuó a vergognarsi, tanto è vero che molti anni dopo, quando decise di ripubblicarlo a Bucarest, eliminó le parti piú compromettenti. «Ho pensato che fosse mio dovere sopprimere certe pagine pretenziose e stupide», scrisse nella prefazione, rimuovendo cosí quel passato ingombrante e scandaloso. Agli specialisti quelle pagine erano note da tempo, ma ben pochi avevano potuto leggerle, anche se qualche anno fa Patrice Bollon ne aveva utilizzato alcuni passi nella sua biografia Cioran l'héretique. Oggi peró è finalmente possibile consultare l'opera nella sua totalitá , dato che ne è appena arrivata nelle librerie francesi la prima traduzione integrale: Transfiguration de la Romanie (L'Herne, pagg.344), che per il Figaro è un «documento storico e letterario importantissimo», da leggere come «la confessione di un giovane disperato, segnato dalla lettura del Declino dell'Occidente di Oswald Spengler, esasperato per essere nato in un paese senza storia, accecato dal miraggio totalitario e contaminato dalle teorie antisemite».

 

Nel 1936, Cioran ha venticinque anni. Negli anni precedenti, è stato in Germania, dove è rimasto affascinato dall'ascesa del nazismo. Tornato in patria, nel clima di totale sfiducia nei confronti del parlamentarismo, il giovane scrittore si avvicina alle posizioni della Guardia di ferro, alternando sentimenti antidemocratici, mistica del sacrifico e nazionalismo sfrenato. E' in questo ambito che nasce Tarsfigurazione della Romania, in cui l'autore invoca «un'esaltazione confinante al fanatismo», che sola potrá  sottrarre il suo paese al torpore e alla confusione, forgiando per esso un destino eroico. In questa prospettiva, il culto della forza e la volontá  di potenza lo spingono ad ammirare nel fascismo italiano «un movimento che permette alla nazione di rialzarsi». «Il fascismo ha fatto per l'Italia molto di piú che decenni o addirittura secoli d'evoluzione politica», scrive Cioran, che aggiunge: «Né il fascismo né l'hitlerismo hanno modificato le strutture sociali. Hanno peró dato ciascuno alle rispettive nazione un dinamismo che è come un palliativo alle lacune delle loro visioni sociali».

 

Tutto un capitolo del libro è dedicato al nazionalismo e al disprezzo per gli stranieri, che per lo scrittore sono un tratto della cultura nazionale. Da qui il suo antisemitismo senza limiti: «L'invasione giudaica, negli ultimi decenni del divenire rumeno, ha fatto dell'antisemitismo il tratto essenziale del nostro nazionalismo». Il futuro autore del Sommario di decomposizione negli ebrei vede solo «vampirismo», «aggressivitá », «cinismo» e «volontá  di accaparramento». Per lui, «l'ebreo non è un nostro simile, un nostro prossimo», [...] un abisso ci separa, che lo si voglia o no». Disprezzo che conduce a una conclusione lapidaria: «Se fossi un ebreo, mi suiciderei subito».

 

Per Laurence Tacou, che insieme alla Trasfigurazione della Romania pubblica anche un altro inedito, De la France (L'Herne, pagg. 94), non si tratta di «riabilitare» Cioran, ma neppure di «denigrarlo». Per la direttrice delle edizioni de L'Herne, occorre porre «la questione controversa del suo impegno politico alla fine degli anni Trenta». A questo scopo, un ricchissimo e appassionante Cahier Cioran (L'Herne, pagg.542), accanto a numerosi documenti e altri testi inediti, propone una scelta degli articoli che Cioran scrisse in quegli anni per il quindicinale di estrema destra Vremea, dove ci s'imbatte in frasi di questo tipo: «Non c'è uomo politico al mondo d'oggi che mi ispiri piú simpatia e ammirazione di Hitler.» E anche se in seguito lo scrittore li rinnegó apertamente, questi scritti hanno continuato a gettare un'ombra retrospettiva su tutta la sua opera. Tuttavia, secondo Bollon, senza quel passato oscuro e scandaloso, senza quei terribili errori giovanili, Cioran non sarebbe mai diventato il maestro del pessimismo e del rifiuto di tutto le utopie che oggi tutti celebrano e ammirano.

 

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