News per Miccia corta

02 - 04 - 2009

Quando Moro salvó Gheddafi

 

(la Repubblica, giovedí, 02 aprile 2009)

 

 

 

 

 

 

 

 Nel 1971 la polizia italiana fece fallire un colpo di Stato in Libia

 

 


 

ROMA

 

«L'Italia ha sventato un colpo di Stato contro la Libia». Fu cosí, con questa credenziale, che Aldo Moro nel 1971 si conquistó la fiducia di Gheddafi, capovolgendo in breve tempo il pessimo avvio delle relazioni fra Italia e il Colonnello, soprattutto dopo l'espulsione degli italiani. A ricostruire questo passato non lontano è Arturo Varvelli, ricercatore dell'Ispi di Milano, in L'Italia e l'ascesa di Gheddafi. La cacciata degli italiani, le armi e il petrolio. Il saggio edito da Baldini Castoldi Dalai (in uscita il 7 aprile), racconta, grazie a una approfondita ricerca d'archivio, quell'incontro del 5 maggio 1971, quando Moro informó il Colonnello del contribuito fondamentale al fallimento di un golpe preparato proprio ai suoi danni. Ecco i fatti. Il 21 marzo 1971, a Trieste, la polizia italiana sequestrava un battello, il Conquistator XIII, che avrebbe dovuto trasportare armi e mercenari in Libia per un tentativo di colpo di Stato voluto dal potente Omar Shalhi, ex emissario di re Idris, il monarca libico scalzato da Gheddafi. Ció che è del tutto nuovo nel saggio storico di Varvelli, è che oggi questi e altri episodi non sono frutto della fantasia di due inventivi giornalisti inglesi (che negli anni Settanta scrissero questa storia in The Hilton Assignment), ma sono confermati da rigorose fonti storiche: la documentazione degli archivi italiani, americani e britannici.

 

Secondo queste ricerche, il piano di Shalhi prevedeva l'invio di mercenari europei in Libia con lo scopo di prendere la prigione di Tripoli e liberare i dissidenti e i maggiori rappresentanti del vecchio regime imprigionati da Gheddafi, tra i quali il fratello di Omar Shalhi, Abdul Aziz. Allo stesso tempo sarebbe dovuta scattare una sollevazione militare per rovesciare lo stesso leader libico. Il colpo si sarebbe compiuto a nome di Re Idris, ma di fatto avrebbe portato al potere gli Shalhi.

 

Omar aveva fatto male i propri calcoli. Gheddafi era ancora considerato il male minore dagli americani e dai britannici. Nonostante avesse fatto chiudere le rispettive basi militari in Libia, il nazionalismo del Colonnello appariva ancora un baluardo indispensabile contro l'espansione sovietica nel Mediterraneo. I golpisti avevano interpretato male l'atteggiamento dell'Italia, facendo affidamento su una presunta volontá  di rivalsa. La politica italiana era tesa, invece, a evitare qualsiasi gesto di interferenza nel mondo arabo. Nonostante le divisioni interne al Sid (l'allora servizio segreto), tra fazioni filo-arabe e filo-israeliane, la politica di distensione nei confronti di Gheddafi andava difesa malgrado i risentimenti per le decisioni del governo libico contro la comunitá  italiana. Moro in persona - come dimostrano i documenti del ministero degli Affari Esteri - nell'agosto precedente aveva dato ordine ai servizi di sorvegliare le comunicazioni dei libici e di conoscere quindi i preparativi del colpo. Il saggio ricostruisce nel dettaglio come l'Italia incassó quel diretto credito nei confronti di Gheddafi, puntando a uno scambio per entrambe la parti, che coinvolse le grandi opere, il petrolio e perfino la vendita di armi alla Libia.

 

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