News per Miccia corta

07 - 01 - 2006

La Bolivia premia gli assassini del Che

(da "La Repubblica", sabato, 7 gennaio 2006, pagina 20 - Esteri)

Alla vigilia dell'insediamento di Morales il Parlamento uscente vara un provvedimento che impedirá  indagini e punizioni per i responsabili dell'esecuzione

La Bolivia premia gli assassini del Che

``Benemeriti della Patria`` per sfuggire a possibili ritorsioni del neopresidente
Militari che presero parte all'operazione hanno incarichi amministrativi


OMERO CIAI

Prima di sciogliersi il parlamento uscente boliviano ha preparato un pacchetto avvelenato per il nuovo presidente eletto, l'indio Evo Morales, che si insedierá  il prossimo 22 gennaio a Sucre, capitale amministrativa del paese. Ieri i deputati in scadenza hanno approvato un testo che dichiara «Benemeriti della patria» gli ex militari che nel 1967 parteciparono alla cattura e all'assassinio di Ernesto Che Guevara (9 ottobre "˜67). La legge è stata presentata da un deputato della destra, Carlos Nacif, con il fine di evitare che il nuovo governo possa punire quelli che ancora occupano incarichi nell'amministrazione pubblica.La preoccupazione di Nacif è che «quelli del Mas», il partito di Morales, possano applicare misure contro i veterani ex combattenti anti guerriglia. «Sono guevaristi - ha sostenuto - e tra di loro ci sono anche parenti dei guerriglieri deceduti combattendo con il Che». Il deputato si riferisce ad Antonio e a Osvaldo Peredo. Il primo è stato eletto senatore, il secondo è consigliere comunale. Entrambi sono fratelli di Guido e Roberto Peredo, due boliviani che fecero parte del commando guerrigliero del Che - si chiamarono Inti e Coco - e che morirono sulla sierra di Vallegrande. A quarant'anni dai fatti non dovrebbero essere molti i ``ranger`` che possono rischiare una vendetta ma la visita di Morales a Cuba ha rafforzato nei deputati conservatori la convinzione che dopo l'insediamento il neo presidente avrebbe potuto fare qualcosa di sgradevole. Tra l'altro l'anno scorso un gruppo di ex combattenti contro la guerriglia chiese al Parlamento di concedere un vitalizio che venne peró negato dal governo ``per mancanza di fondi``. Ora, questa sorta di «ombrello giuridico» impedirá  comunque che «questi boliviani che hanno difeso la patria rischiando la vita contro il comunismo» possano essere perseguitati. Il deputato non ha dato numeri sui reduci di quell'operazione ancora in vita. Per certo si tratta comunque di personaggi minori visto che i «pezzi grossi» sono tutti morti. Il presidente Barrientos, che diede l'ordine di uccidere Guevara, morí un anno e mezzo dopo in un incidente di elicottero. Il capo di Stato maggiore dell'epoca, Juan Josè Torres, venne rapito a Buenos Aires nel 1976 e «giustiziato». Joaquin Zenteno Anaya, il comandante dell'operazione, venne ucciso a Parigi, dov'era ambasciatore, nel maggio '76. Roberto Quintanilla, il funzionario del ministero degli Interni che taglió le mani al cadavere, venne ucciso da una donna nel 1970 mentre era console ad Amburgo. Infine, Gary Prado Salmon, comandante del battaglione di ranger che catturó Guevara, rimase paralizzato in un agguato. La norma approvata dal Parlamento da comunque la misura della diffidenza con la quale mezza Bolivia sta per accogliere la presidenza di Morales. A Santa Cruz dove risiede l'élite bianca e l'aristocrazia economica d'origine spagnola (i ``cambas``) serpeggiano giá  timori e desideri di rivalsa.

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