News per Miccia corta

27 - 03 - 2009

Dimenticare Benito? We can!

 

(ilmanifesto.it)

 

Iaia Vantaggiato


 

 
Opportunismo o ripensamento? Quando si tratta di Gianfranco Fini il dubbio è sempre questo ma in questa occasione piú che mai. "Pensa ancora che Mussolini sia il piú grande statista del secolo?", gli hanno chiesto ieri i giornalisti stranieri, con ancora vivo nella memoria il ricordo di quella altisonante definizione che quindici anni fa fece comprensibilmente scandalo. "La risposta – ha ribattuto Fini – sta in quel che ho fatto in questi anni". E poi, rinunciando alla diplomazia iniziale: "La mia risposta è no, non sono dello stesso parere, altrimenti sarei schizofrenico... Bisogna avere un minimo di coerenza".
Puó sembrare quasi una bazzeccola per un ex segretario del Msi che negli ultimi anni ha reso omaggio alla Resistenza, è entrato con la kippah in testa allo Yed Vashem ed è arrivato a definire il fascismo "male assoluto". Peró non è cosí, perché, come si sa, i particolari sono spesso piú indicativi delle grandi affermazioni complessive, e costano anche di piú.
Compiutamente fascista, è noto, Gianfranco Fini non lo è mai stato. Nell'88, appena eletto per la prima volta segretario del Msi, rispose cosí (in un'intervista ripubblicata dall'ultimo numero dell' "Europeo") alla domanda di Daniele Protti:  "Lei si dichiara fascista?". "In alcune cose sí. Per altre no". E poi: "Io sono un missino dei miei tempi. In questa societá  io ci vivo e non mi sarebbe piaciuto vivere in un'altra societá . La amo e certe volte la detesto, ma mi sento figlio di questa societá ". Con l'antisemitismo, poi, Fini non ha mai avuto niente a che spartire.
Se c'è stato coraggio nel rinnegare definitivamente il fascismo e nel rendere omaggio allo Yed Vashem (il museo della Shoá  a Gerusalemme), si tratta del coraggio di chi osa infine dire apertamente, magari sfidando l'impopolaritá , quel che piú o meno in segreto giá  pensava e lasciava trapelare da un bel pezzo. E persino sul coraggio, si potrebbe discutere. Quei gesti, certo, scontentarono una parte (molto limitata) della base tosta di An, ma in compenso aprirono a Fini ogni porta. In Italia, in Europa, persino in Israele. Il sospetto di cinismo opportunista era forse, anzi probabilmente, infondato, ma certo non ingiustificato o incomprensibile.
Ma con Mussolini il discorso è diverso. Ancora a metá  anni '90 - in piena svolta e a sdoganamento realizzato, con il Msi giá  seppellito a Fiuggi - nello studio del presidente della nuova An campeggiava l'opera omnia del cavalier Benito. Quella battuta sulle doti di statista del duce, iperbole a parte, non era una voce dal sen fuggita. Non era neppure un ipocrita omaggio alla base dura e pura sgomenta dopo la svolta di Fiuggi. Trattare Mussolini da statista di rilievo, in contrapposizione con la retorica (comprensibile ma per molti versi bugiarda) che lo riduceva a un risibile dittatore cialtronesco, costituiva il piú intimo dna del partito che si voleva erede di Saló. Era il filo, sottile quanto si vuole ma d'acciaio, che legava Fini non tanto a Benito Mussolini quanto al suo vero padre politico, Giorgio Almirante.
Quel filo, Fini ieri lo ha rotto, e senza aver studiato la mossa a effetto, senza averla prevista e calcolata. Quasi per caso.
Si potrebbe dire che, proprio con l'estemporanea risposta di ieri, Fini ha portato a termine la sua personale e lunghissima parabola. Da tiepido erede del fascismo a leader politico certamente di destra, certamente distantissimo dalla sinistra, ma altrettanto certamente democratico. Anzi, piú democratico e meno "ducesco" di quasi tutti gli altri generali e colonnelli del partito in cui è entrato, con tutta An, domenica scorsa. Inclusi quelli che vanterebbero ascendenze democratiche meno discutibili. 
Ma si potrebbe anche dire che ieri Fini, rinnegando Almirante per interposto Mussolini, ha compiuto l'ennesima scelta dettata dal freddo calcolo dei vantaggi e delle opportunitá .
Chi scrive è convinta che la prima ipotesi sia quella piú vera. E voi?

 

 

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