News per Miccia corta

25 - 03 - 2009

Un atto di Resistenza

 

(il manifesto, 24 marzo 2009)

 

 di Ivan Della Mea



Lina Ciavarella ha novanta e piú anni. Lina Ciavarella... di lei giá  scrissi su questo giornale... è lucida, perentoria come sempre e come sempre comunista.
Mi telefona e mi dice: ascoltami bene Ivan, domani 24 marzo è il 65° anniversario del massacro delle Fosse Ardeatine. Lo so Lina, dico, e so che tra quei trentacinque martiri c'era tuo fratello Francesco e ora ti posso dire che no, non m'è riuscito di trovare qualcuno che porti un biglietto lí alle Fosse Ardeatine con la scritta «per Francesco Ciavarella, un bacio dalla sorella Lina» e allora approfitto dello spazio solidale del «manifesto»: qualcosa devo fare sennó tu ci peni e qualsiasi pena è troppo pesa per una compagna con i tuoi anni e con la tua rabbia. Perché.
Perché la Lina rabbiosa è e non si dá  pace e per vero dire pace non so darla neppure a me stesso. La destra si compatta tutta «con gran festa e allegria, buona pasqua e befania» e se ne strafotte del centro che lascia tutto a Casini per i casini suoi e si dá  un partito e un Cid campeador y conducator: Silvio Berlusconi. La destra, che destra orgogliosissimamente si dichiara, porta a buon fine il piano della Loggia P2 di Licio Gelli e nel contempo dá  sostanza di veritá  all'allarme affatto disatteso da tutta la sinistra di Pier Paolo Pasolini allorché, 1974, paventava l'avvento di un regime demofascista: non è soltanto demofascista, è democlericofascista ed è il nostro presente e il nostro futuro: Berlusconi, Fini e il Paparatz la destra una e trina.
E la sinistra? La sinistra dá  ragione al sofista greco Zenone e al suo teorema della infinita divisibilitá  dell'uno: di siffatto teorema la sinista nostrale sa fare e fa gaudiosa pratica. Con ironia, sarcasmo è piú giusto, possiamo dirci, sinistri tra sinistri, che abbiamo alle spalle uno splendido e radioso futuro e davanti un passato tristo di molto con buona pace del Napolitano super partes.
Viene da chiedersi perché e per chi diedero la vita il 24 marzo di sessantacinque anni fa i comunisti Valerio Fiorentini e Gioacchino Gesmundo, Pino Albertelli e Armando Bussi del Partito d'Azione, il colonnello Montezemolo e i generali Simoni e Fenulli e altri ventotto tra i quali il marinaio Francesco Ciavarella.
No, signor Presidente della Repubblica Italiana, non potrá  mai convincere Lina Ciavarella a mettere sullo stesso piano i martiri delle Fosse Ardeatine o quelli di Stazzema o quelli di Marzabotto o quelli o quelli o quelli con i morti nazifascisti e, porti pazienza signor Presidente, neppure a me riesce di metterli sullo stesso piano, proprio no, eppure dovrei avere meno difficoltá  della Lina perché mio padre fu fascista, ma fu proprio il suo fascismo a farmi diventare antifascista, a farmi dire «ora e sempre Resistenza», a farmi cantare quando posso e finché posso «Fischia il vento» e «Scarpe rotte eppur bisogna andar».
E non c'è nostalgia né rassegnazione: no, c'è rabbia signor Presidente la rabbia della memoria e della storia, la rabbia della ragione.
Alla Lina novantaepiúenne posso soltanto affidare la speranza che a un lettore di questo giornale venga l'estro magnifico e solidale e compagno di andare alle Fosse Ardeatine con un piccolo cartello «per Francesco Ciavarella, un bacio dalla sorella Lina».
Sarebbe questo un atto di Resistenza.

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