News per Miccia corta

20 - 03 - 2009

Nella Sapienza dopo l'assedio ``E noi faremo come il Chiapas``

 

(la Repubblica, venerdí, 20 marzo 2009)

 

 

 

 

 

 

 

MARIA NOVELLA DE LUCA

 

 


ROMA - La piazza della Minerva è gremita, l'atmosfera è seria, silenziosa. «Se gli studenti sono dei guerriglieri, l'universitá  sará  il nostro Chiapas...», dice qualcuno, molti ridono, ma a denti stretti. C'è la quiete del giorno dopo: finito "l'assedio" di mercoledí, con il movimento stretto a morsa dentro l'universitá , l'Onda si riunisce per parlare, per discutere, per cercare, di nuovo, la propria anima. Il monito di Brunetta, «siete dei guerriglieri e come tali verrete trattati», viene respinto al mittente, dichiarato "irricevibile", sbeffeggiato. «Non ci fa paura, continueremo a scendere in piazza, non risponderemo alle provocazioni». Quello che conta, dicono gli studenti riuniti nella facoltá  di Igiene, è «tornare a far vivere l'Onda, l'unica opposizione ancora presente in Italia; non siamo né criminali, come ci aveva definiti il sindaco Alemanno, né guerriglieri, ma soltanto studenti pacifici preoccupati per la svolta autoritaria di questo Governo, che con le provocazioni e gli scontri cerca di nascondere il dramma della crisi economica».

 

Scontri. Repressione. Nessuna modifica delle leggi approvate. Il messaggio delle istituzioni è stato chiaro. E' un pomeriggio d'attesa alla Sapienza, fa di nuovo freddo, ora è il momento di riflettere, organizzare la campagna di primavera, non è facile, ammette Stefano di Scienze Politiche, rimettere insieme il movimento, ritrovare la voce. «Non appena l'Onda è tornata a farsi sentire, c'è stata una reazione quasi cilena, non era mai successo che migliaia di studenti fossero sequestrati dentro la cittá  universitaria, nessuno poteva né uscire né entrare, l'universitá  come un immenso carcere...». Giovani che mostrano con orgoglio i risultati della sessione d'esami appena conclusa. Tania, studentessa di Medicina, media del 29: «Hanno detto che eravamo morti, sconfitti, non è vero, in questi mesi dopo la straordinaria mobilitazione dell'autunno ci siamo riuniti, confrontati... E poi abbiamo studiato, abbiamo dato gli esami, siamo persone serie, non "fannulloni", tanto per restare fedeli alle parole di Brunetta, nessuno di noi si puó permettere di restare indietro all'universitá ».

 

Si discute di "spazi negati" in questa assemblea che assomiglia a un day after, la durezza delle forze dell'ordine al primo corteo dopo mesi di silenzio ha colpito anche loro, li ha spiazzati. «Il nostro movimento - spiega Emanuele dal tavolo dei microfoni - non ha piú luoghi dove riunirsi, le aule vengono concesse soltanto a chi è stato eletto nelle elezioni universitarie, noi abbiamo scelto la irrappresentabilitá  e dunque le zone, le aree di riunione ce le dobbiamo riprendere».

 

Una strada stretta, difficile. La Rete degli Studenti denuncia un «clima irrespirabile, che piano piano contagerá  ogni pezzo del paese, la repressione è iniziata con noi, perché siamo piú visibili, il tentativo è quello di creare un clima di tensione e di paura cosí da criminalizzare il movimento contro la Gelmini e mettere in secondo la difficoltá  palese del governo di fronte ai problemi delle scuole». E l'Unione degli Studenti ribatte a Brunetta, addirittura sul piano lessicale. «Definirci come guerriglieri' - scrivono in un comunicato - non è affatto sintomo di libertá  d'espressione anzi, è sinonimo di repressione anti-democratica. Inoltre è completamente inesatta l'idea di associazione Onda visto che col termine Onda non si intende assolutamente nulla di formale o istituzionale, ma è semplicemente un appellativo che serve ad identificare un insieme di studentesse e studenti che lottano per delle idee comuni. Sarebbe preferibile quindi che il ministro Brunetta si informasse prima di esprimere pareri visto che l'associazione Onda di cui parla non esistendo' non puó candidarsi alle elezioni universitarie».

 

Fuori e dentro l'assemblea peró non ci si nasconde la difficoltá  della riorganizzazione. Ragiona Maria Teresa, di Lettere: «Saremo alla manifestazione contro il G8. L'Onda c'è, si è visto mercoledí, quando ci hanno caricato e impedito di uscire dall'universitá . I partiti, le istituzioni dicono di voler dialogare con noi, ma è stata proprio la Cgil a firmare quel famigerato protocollo con il prefetto e il questore che adesso ci impedisce di manifestare... E' vero, poco è cambiato sia nel decreto Gelmini sulla scuola che nelle leggi per l'universitá . Noi abbiamo dimostrato peró di poter fermare il Paese, pacificamente. Adesso dobbiamo trovare il modo di essere ascoltati». Non sará  facile per un movimento che si dichiara irrappresentabile trovare le parole per dirlo, non disperdersi in mille rivoli, passare alla fase concreta restando altro da partiti e sindacati. Giulia e Federica, quasi laureate in storia dell'arte, un «futuro di disoccupate intellettuali davanti a noi», confessano che a loro «l'Onda ha fatto scoprire la politica, la partecipazione, speriamo che adesso non si frantumi». Come il mare mosso appunto, quando non resta altro che la spuma bianca.

 

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