News per Miccia corta

18 - 03 - 2009

Dagli stadi al palazzo, sale l'onda nera

 

(la Repubblica, mercoledí, 18 marzo 2009, Pagina V – Milano)

 

 

 

 

  

 

Estremisti, ultrá  e fascisti in doppiopetto: un filo lega le istituzioni con le falangi dei movimenti che si rifanno al nazismo

 

Ai legami solidi tra i "camerati" e la destra in gessato si uniscono gli intrecci con i capi ultrá  di Milan e Inter  

 

 

 

PAOLO BERIZZI

 

 

C'è una Milano nera fatta di molti strati. C'è una cittá  del fascio che prova a nascondere le sue facce, dissimula, confonde, poi riemerge. Esalta l'orgoglio di qualcuno e tradisce l'imbarazzo di altri. Mischia insieme in un unico mazzo pubblici amministratori e "camerati" arditi, politici in doppiopetto e picchiatori ultrá .

 

La destra istituzionale con quella di strada, estremista e intollerante. ሠuna trama a volte oscura, a volte piú decifrabile, che aggroviglia in una specie di matassa la politica di Palazzo e quella periferica delle derive pericolose, degli inni al Duce, dei brindisi all'Olocausto. C'è una foto che ritrae il sindaco Moratti in compagnia di uno dei due fondatori di Cuore nero, il circolo nazifascista sostenuto, dalla sua nascita, dai maggiorenti milanesi di Alleanza nazionale. Lui è Roberto Jonghi Lavarini, presidente del comitato Destra per Milano, sostenitore delle "destre germaniche", del partito sudafricano pro-apartheid (il simbolo è una svastica a tre braccia sormontata da un'aquila). Di Lavarini, soprannominato il "Barone nero", giá  candidato per An in Comune, esistono anche altre foto che lo ritraggono con il ministro Ronchi ma anche con esponenti di famiglie mafiose siciliane e calabresi trapiantate a Quarto Oggiaro. Famiglie operative nello spaccio di droga e nel narcotraffico, famiglie che alle ultime elezioni amministrative non hanno fatto mancare il loro appoggio elettorale allo stesso Lavarini.

 

La cerniera tra la destra di palazzo e i militanti di Cuore nero è sempre il "Barone nero". Sua l'idea di fondare, due anni fa, il primo centro sociale di estrema destra a Milano; sua e di Alessandro "Todo" Todisco, capo ultrá  degli Irriducibili dell'Inter e giá  leader degli Hammerskin, una setta violenta che si batte in tutto il mondo per la supremazia della razza bianca. Giá  condannato a un anno e un mese per istigazione all'odio razziale e partecipazione a struttura clandestina (nell'ambito dello scioglimento di Azione skinhead), Todisco è coinvolto anche nell'inchiesta sul corteo (con assalto a una caserma dei carabinieri) seguito alla morte dell'ultrá  laziale Gabriele Sandri l'11 novembre 2007.

 

Cuore nero, collegato al centro sociale romano Casa Pound, nella fanzine di qualche mese fa ha pubblicato l'immagine di uno skinhead che brinda con un boccale di birra: sullo sfondo una foto con l'ingresso del campo di concentramento di Auschwitz. «I nazisti sono stati nostri alleati e li rispettiamo», dice Todisco. Concetti non estranei a Jonghi Lavarini, che nel suo sito non ha mai fatto mistero del suo appoggio al Npd tedesco e ai principali partiti estremisti europei.

 

Le posizioni e le iniziative di Cuore nero dovrebbero, forse, mettere in un qualche imbarazzo alcuni esponenti di An a Palazzo marino. Per esempio il capogruppo Carlo Fidanza, vice presidente nazionale di Azione giovani. ሠlui, dopo l'attentato incendiario subito da Cuore nero l'11 aprile 2007, uno dei piú attivi a garantire sostegno ai militanti del circolo in zona cimitero Maggiore. Cuore nero lo ringrazia in un comunicato ufficiale, ringraziamenti estesi anche alle «coraggiose parlamentari Paola Frassinetti, Alessandra Mussolini e Mariastella Gelmini» (all'epoca coordinatrice lombarda di Forza Italia).

 

Ai legami cementati tra i nuovi "camerati" e la destra in doppiopetto si aggiungono gli intrecci, molto solidi, con i capi ultrá  di Milan e Inter. Nelle gerarchie delle curve spiccano nomi di primo piano della destra radicale milanese. Luca Cassani, ex Fossa dei Leoni e oggi tra i leader dei Guerrieri milanisti; l'ex assessore aennino di Opera, Alessandro Pozzoli, detto "peso", anche lui giá  attivo nella Fossa e poi confluito nei Guerrieri, indagato per le faide interne alla curva milanista e parente di Alberto Pozzoli, ex capo ultrá  interista e consigliere comunale (sempre An) a Opera, accusato insieme al collega Ettore Fusco della Lega per l'incendio delle tende destinate ai rom (dicembre 2006). A reggere gli equilibri dei gruppi ultrá  di San Siro sono, da anni, su sponde opposte, il "Barone" Giancarlo Capelli (curva sud milanista) e Franco Caravita (curva nord interista): entrambi di dichiarate simpatie fasciste, erano soci in un negozio di abbigliamento da stadio.

 

A Milano come a Roma la rivalitá  nata dall'opposta fede calcistica si sotterra in nome degli affari e della comune identitá  politica. Capelli e Giancarlo Lombardi (detto "Sandokan", capo dei Guerrieri ultras) sono in rapporti di stretta amicizia con i fratelli Alessandro e Franco Todisco, leader degli Irriducibili e anime di Cuore nero. Il 22 maggio 2007 Capelli è stato arrestato (ai domiciliari) assieme a altri sei capi ultrá  milanisti per associazione a delinquere, estorsione, violenza e minacce. La parte lesa, stando all'inchiesta del pm Luca Poniz, è il Milan. A denunciare gli ultrá  in Procura è lo stesso Adriano Galliani, al quale viene assegnata una scorta di polizia. Alla festa di Natale 2008, peró, il manager rossonero si presenta sorridente al brindisi con i Guerrieri, gli stessi che lo tenevano sotto ricatto per avere biglietti e privilegi. Anche questo accade nella Milano nera. Una cittá  dove il sindaco, figlia di un partigiano deportato a Dachau (Paolo Brichetto Arnaboldi), si fa fotografare con un nazifascista dichiarato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

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