News per Miccia corta

17 - 03 - 2009

Mao perché sei morto

 

(la Repubblica, martedí, 17 marzo 2009)

 

 

 

 

 

 

Siamo stati ingenui, ma non violenti, resto orgoglioso di quella esperienza e semmai mi vergogno di chi fa le ronde

 

La storia del gruppo in un libro e nel ricordo di un reduce; tra i militanti il sondaggista Mannheimer e il designer Mari

 

 

LUIGI BOLOGNINI

 

 


Mai dire Mao, ormai. Adesso pure i cinesi hanno archiviato il Grande Timoniere e la Lunga Marcia. Ma l'utopia c'è stata e ha affascinato molti giovani anche in Italia durante la lunga era del Sessantotto. Accanto ai trotzkisti, ai filovietnamiti, ai lottacontinuisti, agli avanguardisti operai, c'erano i seguaci di Mao Tse Tung della "Unione comunisti italiani (marxisti-leninisti)", nota come "Servire il popolo" dal giornale che ne era l'organo politico. Nell'epoca di massimo splendore, prima metá  degli anni Settanta, fu il piú grande e organizzato dei gruppi alla sinistra del Pci, quella extraparlamentare. Ora che la sinistra è tutta extraparlamentare, la storia del gruppo è ripercorsa da Stefano Ferrante nel suo bel libro, La Cina non era vicina (Sperling & Kupfer).

Epicentro del movimento, Milano, cittá  del leader maximo, Aldo Brandirali, detto "il piccolo Mao" visto che l'organizzazione interna prevedeva il culto della personalitá  del capo. Ma c'era molto di piú: chi era in "Servire il popolo" doveva vivere comunista anche negli aspetti privati e personali. Era quasi una setta religiosa, come dinamiche personali interne. Con risultati che adesso possono sembrare comici: i matrimoni comunisti, la vita nelle comuni, la donazione dei soldi al partito, le direttive su come far sesso, gli asili del popolo. Ma che comici non sembrano a Fausto Lupetti, 65 anni, ora titolare di una casa editrice di libri sulla comunicazione a Bologna, all'epoca responsabile culturale dell'Unione: «Per dirla con Gramsci, il futuro si prefigura: bisognava vivere da socialisti anche prima che il socialismo fosse realizzato. E poi diciamola tutta: se penso a oggi, alle ronde, ai clandestini malati da denunciare, beh io mi vergogno di cose cosí, non certo dei matrimoni comunisti e del resto».

Anche perché una cosa che ha distinto "Servire il popolo" dagli altri gruppi extraparlamentari è che nessuno è poi andato in gruppi terroristici come Br e Prima Linea: «Ne sono orgoglioso. La nostra era un'ideologia populista e per questo non potevamo andare contro il popolo, seminando violenza e paura. E uno dei motivi per cui ci siamo sciolti era la paura di infiltrati, di gente che ci portasse verso le armi quando ci siamo resi conto che l'assalto al cielo era fallito». Ognuno è andato per la propria strada e la lunga marcia ha portato qualcuno a diventare, da politico, politologo (il sondaggista Renato Mannheimer), qualcuno a restare in un punto qualsiasi della sinistra (le ex ministre Linda Lanzillotta e Barbara Pollastrini, il giornalista Michele Santoro, il regista Marco Bellocchio, il designer Enzo Mari), qualcuno a spingersi piú in lá . Come, ovvio pensare a lui, Brandirali: convertitosi alla religione cattolica e ora in Cl e in Forza Italia (è consigliere comunale a Milano, ed è stato assessore allo Sport), cosa che ha generato parecchie ironie. Non quelle di Lupetti: «Io resto di sinistra, ma posso capirlo: la componente emozionale è sempre stata forte in lui, ha scoperto la fede con la stessa passione. E politicamente aveva tutti gli spazi chiusi proprio per il suo passato, ha trovato aperti solo quelli».

Inutile guardare il passato con gli occhi del presente o viceversa. «Chiaro che ora mi rendo conto degli errori. Non so se fossero 271, quanti ne elencó Aldo nel discorso con cui di fatto si sciolse l'Unione, nel 1975, ma tanti sí. Il principale, non aver capito che l'esperienza della Cina, un Paese contadino, era intrasportabile in Italia, dove l'economia e la societá  erano diverse. Certo, mi domando come non capissi l'irrealizzabilitá  di certe cose, come aderissi cosí acriticamente. Ma non dimentico che se sono stato maoista è stato anche in reazione al comunismo sovietico, burocrate e repressore come fece a Praga. Con tutte le nostre ingenuitá , i velleitarismi e i moralismi, noi volevamo la libertá  e un mondo migliore per tutti. Volevamo cambiare il mondo e invece il mondo ha cambiato noi. Succede».

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