News per Miccia corta

17 - 03 - 2009

L`amicizia no-global

 

 
(Corriere della Sera, 17 marzo 2009)

Il dolore di Edo dopo la morte di Giuliani al G8

Valerio Cappelli


 

Un'immagine di Edoardo Parodi, morto a 22 anni per una miocardite acuta, dopo aver partecipato, in Svizzera, ad una manifestazione no-global contro il Forum economico mondiale: si è anche sospettato che la morte sia stata causata dai lacrimogeni usati dalla polizia di Zurigo. Parodi era il migliore amico di Carlo Giuliani (sopra in una fotografia scolastica), il giovane morto a Genova, durante gli scontri del 2001 per il G8
Un'immagine di Edoardo Parodi, morto a 22 anni per una miocardite acuta, dopo aver partecipato, in Svizzera, ad una manifestazione no-global contro il Forum economico mondiale: si è anche sospettato che la morte sia stata causata dai lacrimogeni usati dalla polizia di Zurigo. Parodi era il migliore amico di Carlo Giuliani (sopra in una fotografia scolastica), il giovane morto a Genova, durante gli scontri del 2001 per il G8
ROMA "” Il destino di Carlo Giuliani e Edoardo Parodi è unito da una tragica fatalitá  che Daniele Vicari racconterá  in un film. La storia di Carlo è nota, morí per un colpo esploso da un carabiniere negli scontri a Genova per il vertice del G8. Era il 20 luglio 2001. Il 2 febbraio dell'anno successivo muore il suo amico del cuore: Edoardo. Nessuno ne parló, se non un trafiletto su un giornale di provincia. Era in Svizzera, aveva partecipato alla manifestazione no-global contro il Forum economico mondiale. Ci fu un'interrogazione parlamentare legata all'uso dei gas nervini da parte della polizia di Zurigo. Ma non c'è mai stata una relazione diretta tra la sua morte, miocardite acuta, e la manifestazione.

Il film, scritto con Virginia Borgi e Massimo Gaudioso (viene da Gomorra), girato in digitale, prodotto da Tilde Corsi (con l'aiuto di Minollo e Vivo Film) e in lavorazione da giugno, si intitola Per una volta dammi retta: corri, e riprende la scritta poetica su un muro di Genova che Edoardo aveva fatto per Carlo. Dopo l'uscita nelle sale ci sará  anche il dvd, che avrá  9 documentari, 9 percorsi individuali del G8: il poliziotto, il manifestante, il medico... «áˆ la storia di un'amicizia, è un film intimista, non politico», dice Vicari ( Il passato è una terra straniera). L'elaborazione del lutto, il dolore della perdita, la gente che dimentica presto quel ragazzo con l'estintore e gli occhi altrettanto spaventati del carabiniere che gli sparó. «La storia di Edo è importante a prescindere dagli accadimenti del G8 e non puó essere raccontata in chiave politica ma esistenziale e sociale. Genova merita un film che racconti dal di dentro ció che accadde, ma non è questo il film». Eppure in filigrana la politica c'è: lontano anni luce dal filone giovanilista, Daniele racconta i sei mesi che separano la morte di Carlo da quella di Edoardo. Carlo si vedrá  nelle immagini di repertorio del G8, Edoardo sará  un giovane attore di matrice teatrale, come tutto il cast.

Due ragazzi che militano nei no-global, i politici di professione li tengono a distanza. «Al G8 una nuova generazione si stava affacciando alla politica. Si muovevano all'insegna dello spontaneismo. La morte di Carlo, sotto gli occhi delle telecamere, raggeló questa tendenza». Daniele Vicari viene dalla classe operaia, per non entrare in fabbrica a Roma si iscrisse a Lettere. «Ho le mie idee ma non ho mai amato il cinema d'impegno politico, i film a tesi invecchiano il giorno dopo. Oggi siamo piú liberi, possiamo esprimere idee radicali senza quelle dei partiti ». Carlo e Edoardo erano poco piú che ventenni. Si conoscevano dalla scuola, «un'amicizia basata sull'indole anarcoide, due spiriti liberi», facevano parte degli sharp, capelli corti come gli skinheads, né di sinistra né di destra. Caratteri simili, impetuosi. Gli piaceva ridere, i giullari del gruppo che si riunisce in piazza Manin. Durante il G8 Edoardo non era a Genova. La cittá  era invasa e decise d'andar via, di seguire il Genoa che giocava in trasferta a Como. «Venne a sapere della morte di Carlo in tv. All'inizio dissero che Carlo era spagnolo. Edo vide il corpo a terra: lo riconobbe dalle scarpe. Si sentí male. Impiegó un giorno per tornare a Genova, che era blindata. Era frustrato per non essere stato lí».

Sensi di colpa? «Probabilmente sí. Dobbiamo essere uniti, diceva agli amici, veder morire un amico di quell'etá  mette un senso straordinario di insicurezza. A Zurigo andó per accompagnare un amico, come per non ripetere l'errore di aver lasciato Carlo da solo. Edo non riusciva a elaborare il lutto, non riconosceva piú le cose che aveva intorno, si rese conto che l'11 settembre nei media inghiottí il ricordo dell'amico, lui era bruciato dentro, prese a riempire la cittá  di scritte. Cominció a lavorare, consegnava pacchi nel porto. La storia di Edo è quella di un ragazzo qualunque che viene investito da un evento piú grande di lui. Di notte presidiava la piazza Alimonda dove Carlo morí, divenne una specie di altare dei cittadini, faceva fatica a svegliarsi la mattina, era stanco, si tuffó nel calcio come una fuga dal mondo». Due destini da tragedia greca. Ha incontrato i genitori? «Quelli di Carlo no, li ho lasciati in pace; di Edo sí, hanno letto la sceneggiatura. Ricordano la simpatia di Edo. Ci hai fatto ridere, mi hanno detto. La cosa piú bella che potessi sentire».

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