News per Miccia corta

14 - 03 - 2009

Il profondo nero dei misteri d'Italia

 

(la Repubblica, sabato, 14 marzo 2009)

 


 

  

PIERO OTTONE

 


Sulle stragi di Stato, come sull'immortalitá  dell'anima, si puó discutere all'infinito, senza mai approdare a una certezza. Non sono un esperto, in un caso e nell'altro. Ma sull'argomento delle stragi è comparso un nuovo libro, Profondo Nero, i cui protagonisti, da Enrico Mattei a Eugenio Cefis e a Licio Gelli, hanno incrociato tutti, in un modo o nell'altro, la mia vita professionale: alcuni li ho anche conosciuti e frequentati. Non potevo dunque non leggerlo. Per fortuna, gli autori, Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, giornalisti entrambi, scrivono con chiarezza, e hanno corredato il testo di ampie note, bene documentate. Ma interessante è soprattutto la loro tesi: quella di una pista unica per decifrare i tragici episodi che hanno funestato attraverso gli anni la vita pubblica italiana. La morte di Mattei, presidente dell'Eni, di Mauro De Mauro, giornalista, di Pier Paolo Pasolini, scrittore e poeta, sono secondo loro gli anelli di un'unica catena. All'origine c'è un protagonista, Eugenio Cefis, che è, essi dicono, il vero fondatore della P2. Licio Gelli e Silvio Berlusconi sono il punto di arrivo. Inutile aggiungere che i vincitori, come dimostra l'Italia contemporanea, sono loro.

Su ogni episodio, naturalmente, nessuna certezza. L'incidente che provocó la morte di Enrico Mattei, l'uomo piú potente d'Italia, sará  stato la conseguenza di un attentato, come affermó il pubblico ministero Vincenzo Calia nella richiesta di archiviazione del 1993; a suo dire, l'attentato «comportava il coinvolgimento degli uomini inseriti nello stesso Ente petrolifero e negli organi di sicurezza dello Stato con responsabilitá  non di secondo piano». Ma chi erano questi uomini? E perché lo fecero? Cefis fu il successore di Mattei: anche Johnson, vice-presidente degli Stati Uniti, fu sospettato da qualcuno di essere coinvolto nell'assassinio di John Kennedy perché gli succedette alla Casa Bianca. Ma questo non basta. Quanto al giornalista De Mauro, puó darsi che stesse davvero indagando sulla morte di Mattei, e che fosse sulla pista giusta, tanto da preoccupare i colpevoli: ma neanche di questo vi era certezza; e comunque non basta neanche questo per collegare il sequestro e l'uccisione di De Mauro con l'assassinio, se assassinio fu, di Mattei. ሠanche vero che l'aggressione e l'assassinio di Pasolini non potevano essere attribuiti soltanto a balordi di periferia: ma chi erano allora i mandanti e gli esecutori? Pasolini stava raccogliendo una documentazione sulla morte di Mattei; e scrisse sulle stragi di Stato un articolo famoso che pubblicammo nel Corriere il 14 novembre del 1974, un articolo che cominciava con le parole: «Io so». Ma neanche lui aveva le prove: «Io so - cosí scriveva in quell'articolo - perché sono un intellettuale, uno scrittore». E aggiungeva che mettere insieme i fatti, dargli una logica faceva parte del suo mestiere. Semplifico il discorso, in queste poche righe: gli autori di Profondo Nero sono molto circostanziati. Ma neanche loro pretendono di possedere certezze: si limitano ad avanzare ipotesi.

Quel che fa impressione, tuttavia, è che la tesi del disegno eversivo, pur non essendo dimostrata, puó essere sostenuta con molti riferimenti concreti: perché la vita pubblica, nel nostro paese, è sempre accompagnata, nel sottofondo, da personaggi sospetti e torbidi eventi. Enrico Mattei non era soltanto il presidente di un ente pubblico, l'Eni, fornitore di energia: disponeva di fondi segreti, cosí ingenti da consentirgli di fondare piú o meno segretamente un giornale, Il Giorno, in concorrenza col Corriere della Sera. Finanziava i partiti, e nell'unico nostro incontro (a Londra, dove ero un qualsiasi giornalista che lui vedeva per la prima volta) parló come se fosse stato il ministro degli Esteri del nostro paese, in accesa polemica con la politica del governo. E perché Eugenio Cefis, prima successore di Mattei all'Eni, poi presidente della Montedison, faceva incetta di giornali? Ne fondó uno a Torino, un altro a Milano, comperó il Messaggero a Roma e cercó di mettere le mani sul Corriere, alla fine riuscendoci, perché diede garanzie finanziarie a Andrea Rizzoli, che lo acquistó. Per noi in via Solferino, Cefis era diventato un incubo. Perché la brama del nostro quotidiano era diventata, per lui, un'ossessione? Diceva in giro, disse anche a me, che i giornali gli servivano per fare favori agli uomini politici, nell'interesse di Montedison, ma non mi pare che lo sviluppo della chimica in Italia fosse la sua prima aspirazione. E che cos'era la P2, questa associazione segreta alla quale aderirono personaggi delle Forze Armate, diplomatici, alti funzionari dello Stato, uomini politici, giornalisti (tra i quali il mio successore alla direzione del Corriere), e di cui lo stesso Cefis faceva parte? In uno Stato che funzionava male, governato da una classe politica inefficiente, uomini di potere agivano in segreto. Per migliorarne il funzionamento? Aspiravano soltanto a una riforma per rafforzare l'esecutivo, secondo il modello gollista? O volevano instaurare una dittatura, anche disposti a uccidere per conseguire i loro obiettivi? La partenza improvvisa di Cefis dall'Italia, quando abbandonó tutto, fu misteriosa anch'essa.

Adesso, concludono gli autori di Profondo Nero, «ci sono voluti trent'anni, ma il golpe bianco è quasi compiuto. Con Berlusconi (tessera P2 n. 625), tre volte premier, con record di longevitá  governativa, che aspira al Quirinale ed è indicato proprio da Gelli come erede prediletto. Il golpe è stato realizzato senza eserciti e senza divise... Dopo la morte di Falcone e Borsellino e dopo gli attentati mafiosi del 1993 si è compiuta la svolta politica che ha cancellato la Dc, il Psi e i partiti laici minori, e ha aperto la strada alla Seconda Repubblica, con la discesa in campo di Berlusconi, in un'Italia letteralmente ipnotizzata dall'imperio mediatico televisivo...». Esiste, possiamo aggiungere, un blocco di potere economico ormai abbastanza omogeneo e molto potente, con Geronzi a Mediobanca al posto di Cuccia. E queste non sono ipotesi. Sono certezze.

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