News per Miccia corta

14 - 03 - 2009

Dal Vaticano a Calvi ecco chi aiutó Solidarnosc

 

(la Repubblica, sabato, 14 marzo 2009)

 


 

 

 

Al giudice Tescaroli l'ex operaio di Danzica ha svelato i finanziamenti ricevuti dallo Ior "Servivano per stampare volantini"

"Non ricordo i cognomi dei vescovi che si occupavano di queste cose Marcinkus? Io non l'ho mai visto"

 

FRANCESCO VIVIANO

 


«áˆ vero, la Chiesa ha finanziato Solidarnosc, il piccolo sindacato polacco che ha cambiato il corso della storia nell'Europa dell'Est». Lo ammette l'uomo che piú di ogni altro ha vissuto la nascita e la crescita di quel movimento sindacale nella terra di Papa Giovanni Paolo II.

«Mi chiamo Lech Walesa, sono nato a Popowo il 29 settembre 1943. Oggi sono un pensionato, il mio titolo di studio è la scuola professionale". Il 28 ottobre scorso a Gadansk, l'ex leader di Solidarnosc è seduto davanti al pubblico ministero di Roma Luca Tescaroli. Il giudice si occupa dell'inchiesta bis sulla morte del presidente del Banco Ambrosiano Roberto Calvi, trovato impiccato sotto il ponte dei «frati neri» di Londra il 17 giugno del 1982, e dei finanziamenti che Solidarnosc avrebbe ricevuto dal banchiere e dallo Ior, la banca del Vaticano.

Walesa risponde a tutte le domande, chiarisce, distingue, ma alla fine rivela che il Vaticano, attraverso vescovi, preti e altre organizzazioni religiose, finanzió il suo sindacato che era super sorvegliato dai servizi segreti polacchi e sovietici. «Non abbiamo mai ricevuto direttamente dei soldi, il sindacato aveva oltre 10 milioni di membri e un lavoro operativo clandestino. Molte cose (i finanziamenti, ndr) succedevano a livello regionale, io ero talmente sorvegliato che era impossibile che i soldi arrivassero per via ufficiale. Quando sentivo parlare di contributi mi voltavo dall'altra parte sapendo di essere osservato e di non potere partecipare a operazioni finanziarie».

A distanza di tanti anni da quella vera e proprio rivoluzione che mise in difficoltá  l'impero sovietico, Lech Walesa, l'ex operaio dei cantieri navali di Danzica da dove partí la sommossa sindacale, ricorda anche quali fossero le fonti di finanziamento del sindacato: «Solidarnosc svolgeva la sua attivitá  in clandestinitá  e dunque ognuno agiva secondo le proprie possibilitá . Ci servivano materiale, carta per stampare i volantini, per noi i soldi non erano necessari ma per quelli che svolgevano questa attivitá  erano fondamentali».

Walesa, ricordando sempre di essere sotto stretto controllo dei servizi segreti sovietici e polacchi insieme agli altri dirigenti, definisce i finanziamenti occulti che arrivavano al sindacato "opere caritatevoli". «E tutta l'attivitá  caritatevole - dice al pm Tescaroli - era svolta dalla Chiesa che non era controllata. Noi (lui e gli altri dirigenti di Solidarnosc, ndr) dovevamo stare molto attenti, eravamo intercettati, i servizi segreti mettevano in atto provocazioni di ogni tipo e io dovevo tenermi lontano da tali situazioni».

I soldi al sindacato arrivano dunque principalmente dal Vaticano e dalle sue organizzazioni «caritatevoli», ma Walesa non ricorda nessun nome in particolare. «Conoscevo preti, un vescovo, ma non ricordo i cognomi dei rappresentati della Chiesa che si occupavano di queste questioni».

E poche indicazioni il magistrato italiano riesce a ottenere anche sui rapporti tra l'ex operaio di Danzica, il presidente del Banco Ambrosiano Roberto Calvi e il presidente dello Ior monsignor Marcinkus. A Walesa il magistrato ricorda che nelle lettere di Roberto Calvi, trovate dopo la sua uccisione a Londra, c'era scritto che il banchiere aveva finanziato il sindacato Solidarnosc con oltre mille milioni di dollari. «Non li conosco, i loro nomi li ho appresi dai giornali, la Chiesa in Polonia ci appoggiava e forse aveva qualche contatto con il banchiere Calvi. la Chiesa si identificava con la nostra lotta», sono le uniche ammissioni.

L'ex leader di Solidarnosc non esclude peró che i finanziamenti del Vaticano e del Banco Ambrosiano arrivassero alla sua organizzazione. «I controlli di polizia non riguardavano i pacchi ecclesiastici e dunque suppongo che il finanziamento si svolgesse in quel modo». Il pm ricorda poi a Walesa che in una lettera di Roberto Calvi indirizzata a Papa Wojtyla il banchiere riferiva che aveva finanziato Solidarnosc. «Per un certo periodo io sono stato internato e non mi è mai arrivata una informazione del genere. Per me - prosegue Walesa - si tratta di una "provocazione" dei servizi segreti. Forse la Chiesa ci dava soldi ma noi non chiedevamo mai da dove arrivavano».

Quanto alla sua scalata al vertice di Solidarnosc, Walesa si mostra sicuro davanti al pm: «Io non avevo paura di niente, per questo sono diventato un leader. Tutte le azioni finanziarie erano intraprese del basso e non dall'alto, proprio per evitare di essere arrestati. Certo, anche la Chiesa ci aiutava. Ma lo ripeto per l'ultima volta: quella era soltanto soli-darietá ».

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