News per Miccia corta

12 - 03 - 2009

``Arrestate il boia di Sobibor`` Berlino chiede Demjanjuk agli Usa

 

(la Repubblica, giovedí, 12 marzo 2009)

 

 

 

 

 

 

 

 Nel 1988 fu accusato di essere il famigerato "Ivan il terribile" del lager di Treblinka

 

Cadute tutte le accuse, è emerso che era stato comunque un aguzzino delle Ss

 

 

 

ALBERTO STABILE

 

 


GERUSALEMME - La Germania di Angela Merkel vuole processare John Demjanjuk, 88 anni, nato polacco, poi diventato cittadino americano, oggi apolide, che serví sotto il regime di Hitler nel campo di sterminio di Sobibor. Lí, soltanto fra marzo e settembre del 1943, vennero uccise 29.000 persone, quasi tutte ebree, tra cui 1.500 cittadini tedeschi. Demjanjuk, secondo l'accusa, fu tra coloro che condusse i deportati alle camere a gas.

 

La singolaritá  del caso sta nel fatto che Demjanjuk è giá  stato processato due volte in Israele, dopo che alcuni sopravvissuti credettero di riconoscere in lui, la sinistra figura di "Ivan il terribile", un sadico guardiano delle SS che aveva lavorato nel campo di Treblinka. Estradato in Israele dagli Stati Uniti, dove s'era rifugiato dopo la guerra, John Demjanjuk nel 1988 venne condannato a morte in primo grado. In sede di appello, tuttavia, l'Alta corte israeliana, nel 1993, lo assolse per insufficienza di prove, essendo emerso che l'"Ivan il terribile" di Treblinka era un'altra persona.

 

L'istruttoria accertó, comunque, che, John Demjanjuk, sempre in divisa da SS aveva servito nei campi di Travniki e di Sobibor. Ma la giustizia israeliana non poté dare seguito all'accusa perché la richiesta di estradizione, accolta dalle autoritá  americane, faceva riferimento soltanto a Treblinka. Rimesso in libertá , Demjanjuk tornó nella sua casa nei pressi di Cleveland, Ohio, dove aveva condotto per oltre trent'anni una modesta esistenza da operaio in una fabbrica automobilistica, custodendo il segreto di un'altra personalitá  che pubblicamente aveva sempre negato.

 

Con il ritorno in libertá  di Demjanjuk sembró chiudersi anche l'epoca dei grandi processi agli operatori delle macchina dello sterminio, che s'era aperta vent'anni prima con il giudizio contro Adolf Eichmann. Demjanjuk non era Eichmann, ma il piccolo ingranaggio di un meccanismo complesso, e durante tutto il processo, che ispiró alcune pagine del romanzo di Philip Roth "Operazione Shykock", riuscí a comunicare al pubblico e forse anche ai giudici un senso di banalitá , d'irrilevanza, che ben s'associava tanto al suo presunto ruolo secondario nella macchina della Soluzione finale, quanto a quello di vittima di un errore giudiziario dietro il quale s'è costantemente trincerato.

 

Ma la caccia a John-Ivan non era finita. Tornato negli Stati Uniti, privato della cittadinanza americana per aver mentito sul fatto di essere stato al servizio dell'esercito nazista, Demjanjuk ha dovuto difendersi da tutti i tentativi di associarlo allo sterminio che altre nazioni, dopo Israele, hanno messo in campo nei suoi confronti. Fra le autoritá  giudiziarie di Ucraina, Polonia e Germania, interessate ad approfondire le indagini su di lui, a spuntarla sono stati i giudici tedeschi.

 

L'anno scorso il capo degli inquirenti che indagano sui crimini di guerra, Kurt Schrimm, ha chiesto alla Procura di Monaco di Baviera, dove Demjanjuk aveva vissuto per un breve periodo dopo la guerra, di stendere un formale atto di accusa contro di lui, essendo emerse le prove che Demjanjuk era stato guardiano nel campo di Sobibor e aveva personalmente condotto molti ebrei a morte. Il dipartimento di Giusitizia degli Stati Uniti ha promesso la sua piena collaborazione. Delle due l'una: o Demjanjuk sará  espulso dagli Stati Uniti, o sará  estradato a seguito di una richiesta tedesca in tal senso. Per il cacciatore di nazisti, Efraim Zuroff, dirgene del Centro Wiesenthal di Gerusalemme, condurre Demjanjuk alla sbarra è un atto di giustizia.

 

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