News per Miccia corta

02 - 03 - 2009

Azienda tedesca, accusa shock ``Riciclava i capelli dei deportati``

 

(la Repubblica, lunedí, 02 marzo 2009)

 

 

 

 

L'industria ammette "solo" il ricorso ai cosiddetti "schiavi di Hitler"

 

 

 

ANDREA TARQUINI

 

 


Berlino - Un grave scandalo, l'accusa di avere in sostanza guadagnato sotto il Terzo Reich usando i capelli degli ebrei destinati all'Olocausto e degli altri internati nel campo di sterminio nazista di Auschwitz, pesa sul gruppo Schaeffler, la grande azienda tedesca che da decenni è uno dei massimi big nel comparto dell'indotto dell'auto, e che ora versa in gravissime difficoltá  essendosi pesantemente indebitata per rilevare il colosso dei pneumatici Continental. L'edizione online del settimanale tedesco Der Spiegel e il programma di reportage tv Spiegel TV Magazin accusano Schaeffler di aver impiegato per la produzione tonnellate di capelli di persone deportate ad Auschwitz. Il professor Gregor Schoellgen, lo storico di Erlangen incaricato dalla famiglia di indagare sulle passate complicitá  della dinastia con la dittatura hitleriana, afferma che non ci sono assolutamente prove che l'azienda Schaeffler abbia usato come materia prima da lavorare capelli di deportati di Auschwitz. Ma ammette che la ditta fece ricorso al lavoro forzato nella fabbrica di Kietrz, Katscher in tedesco.

 

Per gli Schaeffler, che devono pagare ogni giorno 70 milioni di euro alle banche con cui si sono indebitati e sperano in un aiuto pubblico, l'accusa di Spiegel non poteva arrivare in un momento peggiore. Ufficialmente, la storia dell'azienda quale Gruppo Schaeffler comincia solo nel 1946, un anno dopo la disfatta hitleriana. Ma Wilhelm Schaaeffler, giá  nel 1940, era attivissimo come fornitore d'indotto per l'industria dell'automobile. La sua compromissione con i crimini contro l'umanitá  commessi dal Terzo Reich, secondo Spiegel, appare alla luce dello scoop molto maggiore di quanto non si pensasse fino a ieri. Nel 1940, appunto, Wilhelm Schaeffler acquistó una fabbrica nella Slesia settentrionale, a Kietrz, e vi impiegó deportati come lavoratori forzati. Lo sfruttamento massiccio e brutale degli "schiavi di Hitler"da parte del complesso militare-industriale nazista è cosa arcinota. Ma adesso, scrive Spiegel online, scienziati e ricercatori polacchi pongono il nome di Schaeffler in relazione all'uso come materia prima da elaborare dei capelli dei deportati di Auschwitz. Il vicedirettore del reparto ricerca storica del Museo di Auschwitz, Jacek Lachendro, ha detto a Spiegel tv che parte dei capelli dei deportati (cioè circa 1,95 tonnellate) oggi esposti nel museo del lager, fu trovata dopo la guerra in una fabbrica a Kietrz. Dichiarazioni, interrogatori, indagini conservate nei protocolli di allora indicano che si trattava dell'azienda che Schaeffler aveva acquistato. Nei magazzini della fabbrica furono trovati rotoli di stoffa lavorata o semilavorata, tessuta con capelli umani.

 

Secondo i protocolli degli interrogatori subíti nel dopoguerra da ex dipendenti dell'azienda, nel 1943 ben due vagoni merci carichi di capelli umani furono portati nella fabbrica. Successivamente, l'analisi dei capelli confermó sia che si trattava di capelli umani, sia che essi contenevano tracce del Zyklon-B, il gas prodotto dal colosso chimico tedesco di allora, IG Farben, con cui con spietata precisione e pianificazione industriale vennero sterminati gli ebrei nel corso della Shoah, per ordine dei massimi vertici del nazismo.

 

La fabbrica a Kietrz fu una delle prime attivitá  economiche importanti di Wilhelm Schaeffler e di suo fratello Georg, che produssero anche per le forze armate naziste. Dopo la fine della guerra i due fratelli trasferirono al sicuro la loro azienda in Baviera, cioè in Germania occidentale, settore d'occupazione americano. E ricominciarono fondando l'azienda con un nome nuovo. Adesso, mentre la crisi internazionale e investimenti sbagliati fanno temere per il futuro della Schaeffler, con le accuse dei media il passato riemerge senza pietá .

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