News per Miccia corta

07 - 12 - 2005

La veritá  sul golpe Borghese... 35 anni dopo

(da ``Liberazione``, 7 dicembre 2005)

La veritá  sul golpe Borghese... 35 anni dopo

Inchiesta di Raitre ``La storia siamo noi``: le carte della Cia e le nuove testimonianze sulla notte di ``Tora-Tora``; Giulio Andreotti, il ruolo della P2 e l`occupazione del Viminale

di Saverio Ferrari

A seguito della decisioni, nel 1999 e nel 2000, dell`allora presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, di desecretare documenti, fino a quel momento inaccessibili, custoditi dalla Central Intelligence Agency, meglio nota come Cia, e dal suo predecessore, l`Oss (Office of strategic services), alcune pagine della storia italiana, in questo dopoguerra, dovranno necessariamente essere riscritte.
Fra queste, anche il tentato colpo di Stato, nella notte fra il 7 e l`8 dicembre del 1970, organizzato dal ``principe nero`` Junio Valerio Borghese, al centro anche di una approfondita inchiesta nella trasmissione di RaiTre, ``La storia siamo noi`` condotta da Giovanni Minoli, in onda lunedí scorso in tarda serata. In questa puntata, di particolare interesse, le confessioni di uno dei partecipanti al golpe, l`ormai settantenne Adriano Monti, ex medico di Rieti, in predicato di essere nominato, dai congiurati, nientemeno che ministro degli Esteri.
Dal suo racconto, 35 anni dopo, squarci di luce su un avvenimento, che in Italia si cercó di far passare come il delirio inoffensivo di qualche ufficiale in pensione. Un ``colpo da operetta``, si disse. Spunto, non a caso, qualche anno dopo, anche di un divertente film, ``Vogliamo i colonnelli``, interpretato da Ugo Tognazzi.


Il consenso americano
Ricostruendo i lunghi preparativi della notte di ``Tora-Tora``, cosí chiamata in codice dai golpisti, Adriano Monti, non solo ha testimoniato del consenso dato dagli americani al progetto, ma anche la condizione, da loro posta per aderirvi, e cioè la nomina a capo della giunta militare di Giulio Andreotti.
Una rivelazione clamorosa, ma non cosí infondata. Fu, infatti, proprio Giulio Andreotti nel 1974, in veste di ministro della Difesa, ad impegnarsi nella cancellazione dai dossier informativi, approntati dai Sid per la magistratura, i nomi degli alti ufficiali piduisti coinvolti nei piani eversivi di quella notte, tra gli altri, di Giovanni Torrisi, successivamente nominato capo di Stato maggiore della Difesa, ma anche dello stesso Licio Gelli, il cui incarico, si scoprí, consisteva nel rapimento, alla guida di un gruppo di armati, del presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.

Julio Valero Borghese
Nelle parole di Adriano Monti anche la storia degli incontri in Spagna con Otto Skorzeny, passato alla storia come il ``liberatore`` al Gran Sasso di Benito Mussolini, il 12 settembre del 1943, ma soprattutto uno degli organizzatori di ``Odessa``, la rete di salvataggio approntata nel dopoguerra dai criminali nazisti. Venne reclutato, ci dice Monti, dalla Cia come molti altri.
Non fu dunque un caso che al centro del tentato colpo di Stato, nella notte tra il 7 e l`8 dicembre, si trovasse una figura del calibro di Junio Valerio Borghese.
Come ormai risulta dagli stessi documenti americani, l`ex- comandante della ``Decima Mas``, fu reclutato dagli Stati Uniti, ancor prima della fine della guerra, e successivamente utilizzato, insieme ad ex-appartenenti alle formazioni militari della RSI e agenti dell`Ovra, per operazioni ``coperte``. La prima fu a Portella della Ginestra , il 1° maggio del 1947, dove squadre di ex-fascisti, unitamente a gruppi di mafiosi e ai banditi di Salvatore Giuliano, spararono, su una folla di contadini, uccidendo 11 persone e ferendone altre 57.
Dopo una lunga militanza nel Msi, dove ricoprí, negli anni `50, anche l`incarico di presidente del partito, la sua ultima creatura fu nel 1968 il Fronte Nazionale, in realtá  un coordinamento delle principali organizzazioni della destra extraparlamentare, da Ordine Nuovo a Avanguardia Nazionale, in funzione del colpo di Stato.
Finanziato da alcuni non trascurabili settori imprenditoriali, soprattutto liguri, il Fronte Nazionale puntó, nel meridione, ad alimentare la rivolta di Reggio Calabria, dando vita, in particolare attraverso Avanguardia Nazionale, ad una campagna di attentati. Intensi anche i rapporti con la mafia siciliana e la `ndrangheta calabrese, di cui si tentó anche un coinvolgimento nei piani golpisti. In anni recenti pentiti di queste organizzazioni criminali hanno anche svelato retroscena importanti, come la partecipazione il 22 luglio 1970 al deragliamento della ``Freccia del Sud`` (6 morti e 54 feriti), poco dopo l`inizio della rivolta di Reggio Calabria.

La palestra di Via Eleniana
Tornando al golpe, secondo il rapporto della Questura di Roma, nella notte tra il 7 e l`8 dicembre 1970: «Alcune centinaia di individui erano stati concentrati nella palestra di Via Eleniana, nelle sedi del Fronte Nazionale, di Avanguardia Nazionale, di Ordine Nuovo, del movimento politico Europa Civiltá , in prossimitá  dell`abitazione di Reitano Antonio, esponente dell`associazione universitaria di destra Fronte Delta, nello studio commerciale di Rosa Mario (dove si trovava il ``comando politico``, ndr), nell`ufficio di Orlandini Remo, a Montesacro (dove si trovava il ``centro operativo``, ndr)».
L`operazione rientró all`ultimo momento, quando giá  il Viminale era stato occupato dagli uomini di Alleanza Nazionale ed erano in marcia le colonne dei cospiratori, non solo a Roma, ma anche nel Lazio, oltre che in Liguria, Umbria e Veneto. Diverse migliaia di persone, tra civili e militari.
Uno scenario ben diverso dal quel «conciliabolo di 4-5 sessantenni» che si cercó di accreditare anni dopo.

Le condanne miti
La Corte d`Assise di Roma ricostruí la vicenda in modo assai riduttivo, grazie soprattutto al ruolo svolto dal pm Claudio Vitalone. Si escluse che il piano avesse carattere nazionale. Il golpe venne definito come un atto «iscritto in un disegno lucido» ma «velleitario», nonostante esponenti di Avanguardia Nazionale fossero penetrati, con il consenso dei Carabinieri, fin dentro il ministero degli Interni, impossessandosi di ben 200 mitra. Si evitó di collegare fra loro i diversi progetti eversivi, si pensi alla ``Rosa dei Venti``, e, soprattutto, si lasció nel buio piú completo il ruolo giocato dai servizi segreti ed i rapporti con le Forze Armate.
Inutile dire che, dopo aver fatto cadere il delitto di insurrezione armata contro lo Stato, le assoluzioni riguardarono la maggior parte degli imputati e le poche condanne comminate (per cospirazione politica e associazione a delinquere) furono assai miti. La Corte d`Assise d`Appello nel novembre 1984 assolse comunque definitivamente tutti da ogni accusa. Il 24 marzo 1986 la Cassazione confermó definitivamente l`assoluzione generale. Per la giustizia, il golpe Borghese non era mai avvenuto.
Il ``principe nero`` non venne mai processato, fuggito in Spagna nel marzo del 1971, quando in seguito all`inchiesta giudiziaria esplose la notizia del tentato golpe, morí nel 1974 in circostanze mai chiarite. Si parló anche di un suo possibile avvelenamento.

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