News per Miccia corta

26 - 02 - 2009

A casa il vescovo negazionista Williamson chiede aiuto a Irving

 

(la Repubblica, giovedí, 26 febbraio 2009)

 

 

 

ENRICO FRANCESCHINI

 

 


LONDRA - ሠtornato a casa, ma non è detto che ci resterá  per molto. Nessuno vuole piú ospitare Richard Williamson, il vescovo lefebvriano che con le sue dichiarazioni negazioniste sull'Olocausto ha scatenato uno scandalo internazionale, mettendo in difficoltá  non soltanto se stesso ma anche il Vaticano e papa Benedetto XVI in persona. Residente da anni in Argentina, dove svolgeva la sua attivitá  di sacerdote e dirigeva un seminario della Fraternitá  di San Pio X, una comunitá  ultraconservatrice cattolica, Williamson ha ricevuto la settimana scorsa dal governo di Buenos Aires l'ordine di lasciare il Paese entro dieci giorni: una conseguenza dell'intervista rilasciata dal vescovo a una tivú svedese, in cui affermava che non esistevano camere a gas nei lager nazisti e che soltanto 300 mila ebrei furono sterminati nella Shoah, anziché i 6 milioni che sono la cifra solitamente accettata dagli storici.

L'Argentina ha una delle piú ampie minoranze ebraiche al mondo, e la sua presenza è perció diventata imbarazzante. Martedí sera, cosí, Williamson ha preso un aereo per la Gran Bretagna, il suo Paese di origine, provocando controversie fino all'ultimo: quando un reporter argentino lo ha avvicinato per fargli delle domande, il vescovo ha alzato il pugno e secondo alcune ricostruzioni lo avrebbe anche colpito, aiutato da due suoi collaboratori che tenevano fermo il giornalista.

Il clamore è subito ripreso appena Williamson è sbarcato all'aeroporto Heathrow di Londra, poco prima delle sette del mattino di ieri. Ad attenderlo c'erano paparazzi, cameramen, cronisti, poliziotti, guardie private, prelati dell'ordine di San Pio X e la controversa dama dell'alta societá  inglese Michele Renouf, una ex-reginetta di bellezza che, pur smentendo di essere antisemita, descrive l'ebraismo come «una religione ripugnante e propagatrice di odio», e che ha fornito in passato avvocati difensori al negazionista australiano Frederick Toben quando costui fu arrestato a Londra su richiesta delle autoritá  tedesche per stampa e diffusione di materiale antisemita, un reato in Germania. Il vescovo è stato portato via su un'auto dai finestrini oscurati, non si sa con quale destinazione. Non ha fatto dichiarazioni, ma il Times di Londra rivela che nei giorni scorsi Williamson è entrato in contatto con David Irving, lo storico negazionista inglese arrestato e detenuto in Austria per le sue tesi sull'Olocausto, al quale avrebbe chiesto «consigli» su come presentare le proprie idee sull'argomento senza mettersi nei guai.

«áˆ un uomo molto intelligente che non ha compreso il pericolo di parlare con la stampa», dice di lui Irving.

L'amicizia tra i due non contribuirá  a un felice rientro in patria per il vescovo. Nel Regno Unito non ci sono leggi che puniscono chi nega l'Olocausto, ma uno dei principali gruppi britannici per la memoria della Shoa ha subito chiesto al governo di Gordon Brown di non offrire «un rifugio sicuro» a Williamson: «Abbiamo una legislazione che punisce il razzismo e l'odio religioso, deve essere usata in questo caso», afferma Stephen Smith, presidente del National Holocaust Centre.

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